mercoledì 5 aprile 2017

SE I SOCIAL TRASFORMANO LA NOSTRA PERSONALITA'

Negli ultimi vent'anni internet non ha solo rivoluzionato, completamente, le nostre più comuni abitudini quotidiane. Dal modo di fare acquisti, di cercare lavoro, di comunicare o di usufruire di servizi essenziali, il web è diventato parte integrante delle nostre esistenze. Un passaggio epocale neppure lontanamente immaginabile fino alla fine degli anni '90 e che, nel tempo, ha mutato in profondità perfino il sistema stesso delle relazioni sociali. Un aspetto, quest'ultimo, da qualche anno al centro di riflessioni e studi, con riferimento in particolare all'utilizzo dei social, ovvero i luoghi virtuali dove oggi si concentra una mole incredibile di interazioni fra le persone di mezzo mondo. L'ultima analisi in ordine di tempo è quella proposta da Patricia Wallace, insegnante alla Graduate School del Maryland University College ed esperta di psicologia delle relazioni e dell’apprendimento. Secondo la Wallace (autrice del libro "La psicologia di Internet"), il web ci sta gradualmente trasformando, incidendo in misura sempre più rilevante sulla nostra personalità. 
D'altro canto è ormai un dato ampiamente consolidato la presenza sulle nostre news feed (la sezione notizie di Facebook, ovvero la zona del più popolare social che secondo le statistiche consultiamo almeno venti volte al giorno per controllare le attività dei nostri contatti), di veri e propri personaggi pronti a scandire con riflessioni, battute, polemiche, aforismi, foto, articoli, video e gif animate, lo scorrere delle giornate. Un fenomeno che per tantissime persone comuni sembra essere diventato un impegno gravoso e in taluni casi carico di responsabilità, da portare avanti con il piglio, la serietà e la precisione che si riservano, solitamente, allo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa. A spiegare con estrema
chiarezza il senso di queste dinamiche è la stessa Wallace in un'intervista rilasciata a 'Repubblica.it': "La maggior parte delle persone si costruisce e mantiene online una persona che è una versione in qualche modo potenziata di se stessa, che valorizza le caratteristiche positive e smorza quelle negative, a volte creando veri e propri personaggi nuovi rispetto al reale, anche solo per provare qualcosa di diverso". Non stupisce, dunque, la proliferazione sui social di influencer, guru, opinion leader o presunti tali. In molti casi, peraltro, emergono chiari gli effetti della sindrome da “Dr. Jekyll e Mr. Hyde” a spiegare le sorprendenti performance da capipopolo virtuali ad opera di amici o conoscenti magari notoriamente timidi e per nulla comunicativi nella vita reale, vecchi compagni di scuola alla testa di qualsiasi movimento di protesta o del lontano parente diventato improvvisamente fustigatore della morale collettiva. Ma ci sono anche aspetti più seri legati al doppio e opposto registro, 'reale/virtuale', come segnalato ripetutamente da psichiatri e psicologi, quali il rischio crescente di una desensibilizzazione emotiva e di un depauperamento di abilità sociali fondamentali legate alla comunicazione. In altre parole l'assenza del contatto, oculare e fisico e l'impossibilità stessa di valutare il tono della voce o la semplice espressione del volto, generano una sorta di derealizzazione degli stessi basilari concetti del 'qui' e 'ora'. E il risultato molto spesso, è una valanga di narcisistica autoreferenzialità, una bulimica richiesta di attenzione sospinta da selfie all'interno di toilette, tramonti sbiaditi e dirette video dal reparto surgelati.

LDA

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