martedì 4 aprile 2017

ESPLORATORI E PIONIERI, NON GUARDIANI

“Siamo esploratori e pionieri, non guardiani”. E’ questa la natura dell’essere umano, da sempre, afferma Matthew McConaughey nei panni di Joseph Cooper, un ingegnere ed ex pilota Nasa, nell’ambiziosa e avveniristica pellicola di Christopher Nolan, “Interstellar” (2013). Complice il perfezionamento di tecnologie a servizio del cinema che rendono l’immagine sempre più "reale", nell’ultimo lustro la fabbrica dei sogni può vantare almeno tre pellicole ambientate nello spazio o nello spazio profondo.
In un secolo dove tutto muta velocemente, il cinema studia l’astrofisica portando sul grande schermo scoperte, ipotesi e teorie su tutto quello che riguarda la vastità buia e silenziosa che circonda il pianeta che abitiamo. Ma la scienza, d’altra canto, cammina con passo spedito e, a volte, raggiunge le circostanze prefigurate dalla penna di uno sceneggiatore di Hollywood.
Nelle ultime settimane, ad esempio, molta curiosità hanno suscitato i risultati dell’esperimento del Cip (International Potato Center) nel deserto Pampas de la Joya in Perù. Su indicazione della Nasa, gli ingegneri dell’università di Lima hanno riprodotto, in un ambiente “CubeSat”, un suolo simile a quello presente su Marte. Qui, nel febbraio 2016 è stato piantato il primo tubero. L’obiettivo era quello di verificare la possibile crescita di patate, mantenendo condizioni di pressione, temperatura, composizione dell'atmosfera simili a quelle del Pianeta Rosso. Gli unici elementi aggiunti sono stati l'acqua e alcune sostanze nutritive assenti su Marte. Risultato del test? Le patate ‘marziane’ “sono cresciute e in buone condizioni”.
Non sono mancati i riferimenti alle vicende dell’astronauta Mark Watney del film di Ridley Scott, “The Martian” (2015), che vede l’attore Matt Damon coltivare con successo patate per sopravvivere sul pianeta alieno.
Cosa hanno a che fare le patate con l’esplorazione dello spazio? La madre di tutti gli esperimenti è l’idea di mettere piede sul quarto pianeta del nostro sistema solare. “Il prossimo passo è superare i confini dell'orbita della Terra. Sono emozionato nell'annunciare che stiamo lavorando con i nostri partner commerciali per costruire nuovi sistemi che permettono il trasporto e la sopravvivenza degli astronauti in missioni di lunga durata nello spazio profondo. Queste missioni ci insegneranno come gli umani possono vivere lontani dalla Terra. Ne avremo bisogno per il lungo viaggio verso Marte”. Così ha recentemente parlato il 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che conta di sbarcare sul Pianeta Rosso entro il 2040.
Un viaggio comunque tutto da “verificare”, anche per gli effetti ancora poco rassicuranti che potrebbe avere sul corpo e sulla psiche degli astronauti. Sull’esplorazione di Marte anche l’Europa, nello specifico l’Esa (European Space Agency), sta dando il suo contributo. Nel 2020, infatti, sul suolo di Marte dovrebbe atterrare il rover della missione ExoMars 2020. Negli ultimi giorni sono stati resi noti i due siti ritenuti geologicamente adatti per garantire una discesa senza intoppi del rover. L'obiettivo principale della missione è quello di cercare possibili tracce di vita o forme di vita fossile, perforando il terreno marziano fino a due metri di profondità, attraverso una trivella “made in Italy”, realizzata dalla Thales Alenia Space e Leonardo, industria italiana del gruppo Finmeccanica.
"Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi" (Carl Sagan, scienziato e astronomo, "Pale Blue Dot").

Walter Alberio

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