giovedì 27 aprile 2017

REGGIO CALABRIA CAPITALE DELL’ALTA MODA, AL VIA LA 2ª EDIZIONE DELL’INTERNATIONAL FASHION WEEK

Da sinistra Bono, Caminiti, Neri, Stracuzza e Giulivo
Sfilate, shooting, premi ed eventi. Un’intensa full immersion nel mondo della moda avvolgerà Reggio Calabria di un’atmosfera internazionale per quattro giorni consecutivi, durante la seconda edizione dell’International Fashion Week. Presentato in conferenza stampa il calendario di eventi, che dal 6 al 9 maggio animeranno il Salone del teatro “Francesco Cilea”, con ospiti internazionali, operatori del fashion system, artisti, stilisti internazionali e del made in Italy.
Un appuntamento dall’alto profilo qualitativo organizzato dalla Camera nazionale giovani fashion designer in collaborazione con l’assessorato alle Attività produttive e politiche giovanili del Comune di Reggio Calabria.
“Il nostro intento è quello di creare eventi che diano grande risonanza al nostro territorio - ha affermato Alessandra Giulivo, presidente della Camera nazionale giovani fashion designer - promuovendo i giovani talenti ma al contempo dando risalto alle grandi griffes. L’incontro tra storiche maisons della moda e nuove realtà creative rappresenta un incentivo per chi vuole rimanere e lavorare al Sud ed un’ottima occasione per richiamare in riva allo Stretto gente da tutte le parti del mondo”.
Aperta il 6 maggio dagli shooting fotografici di Martin Alvarez, stilista internazionale punta di diamante dei  défilé e di Gianni Sapone, artista del made in Italy, la kermesse avrà il suo fulcro nelle sfilate del 7 e 8 maggio,  dove saranno valorizzate tradizione e sartorialità, con un’attenzione focalizzata sulle nuove generazioni. Quattro le grandi categorie che raggruppano gli stilisti: Eccellenze Internazionali e del Made in Italy, Fashion Designer, New Generation ed Accademie. Rappresenteranno le loro creazioni in passerella, tra gli altri, Lilli Spina, Giuseppe Fata, Dimitar Dradi, Zahira Quevedo, Noemi Azzurra Neto Dell’Acqua, Gerardo Sacco, Micifur, Giosì Barbaro.
Le serate saranno impreziosite dal conferimento del premio “Golden Muse Award” assegnato ai personaggi, che a livello nazionale ed internazionale si sono distinti particolarmente per le attività legate al mondo della moda, dell’arte e della cultura. Nel corso della cerimonia saranno premiati, tra gli altri, Cangiari, primo brand della moda eco-etica di fascia alta in Italia, Gianni Sapone definito il Golden Boy della New Wave della Moda Italiana, ma anche il fotografo di moda internazionale Vincenzo Grillo, la buyer ed event manager Linda Vercillo e la fashion manager Gabriella Chiarappa.
Organizzato da Vincenzo Evoli, Laura Pizzimenti e Domenico Romeo, il Party International Fashion Week concluderà la serata del 7 maggio.

Al tavolo, moderato dal social media marketing Giuseppe Bono, con Alessandra Giulivo anche Dario Caminiti, direttore generale della Camera dei giovani designer, il vicesindaco di Reggio Calabria, Armando Neri e la dirigente del settore Politiche giovanili e del lavoro, Carmela Stracuzza.
“E’ davvero con grande orgoglio che l’amministrazione comunale partecipa a questo evento di grande livello che valorizza la nostra città dal punto di vista turistico e culturale”, ha commentato il vicesindaco, Armando Neri.
“E’ importante che le istituzioni stiano a fianco ai giovani – ha fatto sapere l’assessore alle Politiche giovanili e del lavoro, Saverio Anghelone affiancato dalla dirigente Carmela Stracuzza -  e soprattutto che riescano a supportare la grande creatività che viene espressa dalle nuove generazioni, perché dalla creatività nasce il lavoro. Bisogna fare rete attorno a queste realtà, per far sì che i progetti proseguano e si sviluppino. Lo scopo delle politiche giovanili è proprio  quello di essere tutor, accompagnare i giovani mettendo loro a disposizione le nostre competenze”.

Labecom
Reggio Calabria, 27 aprile 2017

venerdì 21 aprile 2017

SERVIZI PER MOBILITÀ E TRASPORTI, NASCE LA PARTNERSHIP TRA EUROPCAR E MACINGO

Prosegue il percorso di crescita di "Macingo", dal 2014 la più grande community italiana di sharing dei trasporti di merce ingombrante nata per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di trasporto, consentendone l’acquisto direttamente on-line. L'innovativa startup calabrese ha siglato infatti una importante partnership con Europcar Italia – branch di Europcar Group, leader dell’autonoleggio in Europa e uno dei principali player della mobilità, che consentirà ai rispettivi utenti di godere di benefici economici e agevolazioni sui prodotti e i servizi proposti.
La collaborazione con un player di assoluto rilievo internazionale, quale è Europcar, conferma il carattere fortemente attrattivo di "Macingo" che, proprio di recente, è stata indicata dal sito "Business Insider Italia" fra le dieci app italiane più originali. Un risultato, quest’ultimo, di grande prestigio e particolarmente significativo soprattutto alla luce del vastissimo mercato che caratterizza oggi le piattaforme "Google Play" e "Apple store", nelle quali sono presenti qualcosa come oltre quattro milioni di app.
L'attenzione della stampa nazionale, peraltro, non è una novità per la giovane startup fondata nel cuore della Piana di Gioia Tauro. Negli ultimi anni, infatti, diversi quotidiani nazionali le hanno dedicato ampio spazio definendola, in alcuni casi, l'“Uber” del trasporto merci ed evidenziandone la portata rivoluzionaria per il settore di riferimento, al pari di colossi del calibro di “Booking.com”.
“Siamo onorati che Europcar Italia abbia scelto il nostro marketplace come partner”, dichiara Daniele Furfaro, Ceo di Macingo. “La nostra azienda si trova in una cruciale fase di crescita e poter stringere un accordo del genere con un importante player nel panorama della mobilità come Europcar, ci soddisfa enormemente poiché testimonia la bontà del lavoro svolto fino ad oggi e, soprattutto, ci incoraggia a correre ancora più veloce per diventare il sito di riferimento per il trasporto di merci in Italia e all’estero. Sin dall’inizio di questa avventura - evidenzia Furfaro - l’obiettivo è stato quello di innovare costantemente i nostri servizi rendendo, ciò che era una semplice idea originale, uno strumento efficace e continuando ad implementare e combinare diverse tecnologie per raggiungere l’eccellenza in termini di performance. L’accordo con Europcar ci consente di acquisire maggiore slancio configurandosi come un tassello strategico nel quadro della nuova fase in cui, auspichiamo, Macingo possa compiere un ulteriore salto di qualità”.

martedì 18 aprile 2017

TWITTER, CONTRO LA CRISI TWEETDECK A PAGAMENTO?

Twitter prova la svolta per cercare di offrire un servizio più performante e funzionale, specie a quella fetta di utenti quali professionisti, esperti media, aziende, inserzionisti, costantemente alle prese con un flusso ininterrotto di news e cinguettii. L'idea sembra essere quella di introdurre una versione a pagamento del servizio TweetDeck, l'applicazione lanciata nel 2008 e acquisita dalla piattaforma di microblogging nel 2011.
L'applicazione in formato base dovrebbe continuare a rimanere gratuita mentre con un canone mensile si avrà la possibilità di accedere al pacchetto premium, ovvero ad un quadro di servizi completamente rinnovato, dalle info dettagliate  sui tweet dei follower, fino agli aggiornamenti in tempo reale sui propri contenuti.
La mossa della società di Jack Dorsey sembrerebbe però anche dettata dalla necessità, impellente, di individuare nuove fonti di guadagno. Non è un mistero, infatti, che Twitter stia attraversando una fase di profonda crisi confermata del resto dal fatto che negli ultimi dieci anni non c'è stato mai un trimestre chiuso in utile. E nel quarto trimestre del 2016 la perdita netta è stata pari a poco più di 167 milioni di dollari
E anche sul fronte utenti la situazione non sembra migliorare. Lo scorso anno è stato registrato un aumento di appena il 4% per un totale di circa 319 milioni di utenti medi mensili  attivi. Un abisso fra Twitter e lo storico rivale Facebook che ormai viaggia a vele spiegate verso la meta dei due miliardi di utenti e circa 1,2 attivi ogni giorno.

LDA

venerdì 14 aprile 2017

TECNOLOGIA D'ALTRI TEMPI IN MOSTRA IN CALABRIA E SICILIA

Non solo il nord. Non solo il Piemonte ha il suo Museo dell’informatica. Tra Calabria e Sicilia sorgono due poli dedicati all’evoluzione tecnologica dei computer e ai “reperti” informatici degli scorsi decenni. Il Corriere Innovazione del Corriere della Sera dedica un servizio a queste realtà nate tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del nuovo millennio, caratterizzato da una innovazione che va a velocità doppia. Ecco, quindi, che “antichi” software e vecchi computer diventano presto pezzi da museo, utili ad allestire una vera e propria composizione museale. E’ accaduto a Moncalieri, al MuPIn, dove sono esposti oltre 5000 pezzi: dai mainframe agli home computer dalle workstation alle console, nonché oltre 10000 tra volumi e numeri di riviste.
Allo stesso modo, in Sicilia, a Palazzolo Acreide (a circa 40 chilometri da Siracusa) esiste il Museo dell’Informatica Funzionante. Istituito nel ’97 da un’intuizione di Gabriele Zaverio, il MusIF è pian piano cresciuto fino ad ospitare un patrimonio di quasi 2mila computer storici, risalenti fino agli anni ’60. Molti di questi sono stati restaurati e riportati in vita nel laboratorio del museo. Il Museo propone eventi, come mostre a tema, e diversi cosi che riguardano elettronica di base, informatica, conservazione e restauro dei media, dell’elettronica, dei sistemi e materiali non convenzionali e il recupero dati.
L’informatica vintage è di casa anche in Calabria, precisamente a Cosenza, dove in quindici
anni si è sviluppato il “Museo Interattivo di Archeologia Informatica”, realtà strettamente connessa con il MuIF siciliano. Il MIAI “è un’esposizione permanente di calcolatori storici, strutturato in sezioni che descrivono l’evoluzione del computer attraverso i decenni”. Le macchine sono messe a disposizioni dei visitatori che possono utilizzare le apparecchiature esposte e i vecchi software, compresi i videogiochi. Il museo vanta oggi centinaia di sistemi tra cui il primo enorme mainframe VAX dell’Università della Calabria, vecchi cloni IBM, workstation UNIX, i primi computer prodotti da Apple, Olivetti ecc. e si arricchisce ed implementa ogni giorno grazie alle donazioni di privati e di istituzioni.

giovedì 13 aprile 2017

IL TEMPO TRASCORSO SUI SOCIAL? VALE 32 VIAGGI LUNARI

Trentadue viaggi sulla Luna. A tanto ammonta il tempo trascorso sui vari social network. Per essere precisi 5 anni e 4 mesi della nostra vita. E se, in passato, era la stima del tempo sprecato in fila alle poste, in banca, in auto nel traffico o al semaforo ad attirare l'attenzione di analisti e sociologi, oggi è l'osservazione dell'uso di Facebook, Twitter, Instagram, per citare i più noti, a fornire i dati di maggiore interesse. L'ultima rilevazione, in ordine di tempo, arriva dalla californiana Mediakix, società leader nel campo del marketing. I dati emersi dalla loro indagine quantificano il tempo giornaliero trascorso sui social media in circa due ore così suddivise: 40 minuti su YouTube, 35 minuti su Facebook, 25 minuti su Snapchat, 15 minuti si Instagram e, dato curioso, solo 1 minuto su Twitter. I 5 anni e 4 mesi delle nostre esistenze spese sulle piattaforme social, invece, appaiono così distribuite: YouTube, 1 anno e 10 mesi, Facebook, 1 anno e 7 mesi, Snapchat, 1 anno e 2 mesi, Instagram, 8 mesi, fanalino di coda Twitter a cui destiniamo appena 18 giorni. Il ruolo dei social nella nostra vita appare, dunque, in costante crescita tanto da mettere in crisi persino il mostro sacro in fatto di invasività, ovvero la televisione ancora in vetta in questa speciale classifica con una presenza stimata in 7 anni e 8 mesi.
Un primato comunque destinato a durare anora per poco come testimoniano, del resto, le analisi di ‘Advertising Expenditure Forecasts’ pubblicate da Zenith nelle quali spicca la crescita degli investimenti per l'internet advertising che nel 2017 registrerà un incremento del 13%, pari a circa 205 miliardi di dollari contro i 192 che finiranno nel circuito televisivo. E saranno proprio i social media a catalizzare la fetta più rilevante degli investimenti che nel 2019, solo su questo segmento, toccheranno quota 55 miliardi di dollari superando anche la carta stampa alle prese con un calo costante ormai del 5% annuo. 

LDA

mercoledì 12 aprile 2017

PER MONETIZZARE CON YOUTUBE SERVIRANNO 10MILA VISUALIZZAZIONI

Serviranno 10mila visualizzazioni complessive agli youtuber che vogliono guadagnare con le inserzioni pubblicitarie. Le nuove linee guida dettate da Youtube parlano chiaro, solo chi diffonde contenuti originali e raggiunge quella quota di visualizzazioni può sperare di ricevere gli agognati compensi tramite l'adesione al programma partner. Una stretta che il gigante del video sharing, con circa 800 milioni di visitatori al mese fra i primi tre siti più visitati al mondo (insieme a Google e Facebook), ha voluto attuare per scoraggiare quanti che, quotidianamente, si adoperano per veicolare materiale di altri utenti, lucrando quindi alle loro spalle. La soglia minima di visualizzazioni, necessaria per l'inserimento della pubblicità, punta anche a tutelare quei canali che si impegnano per realizzare contenuti di qualità o comunque conformi ai dettami di Youtube. Prevista, inoltre, una vera e propria revisione al raggiungimento delle 10mila visualizzazioni totali sul canale il cui superamento sarà indispensabile per accedere Programma Partner.
Le nuove regole, assicurano da Youtube, lasciano comunque ampi margini di successo per gli aspiranti youtubers che intendono iniziare un'avventura attraverso l'apertura di un canale. Ma non meno importante per il broadcaster di proprietà di Big G, è l'azione di contrasto alla diffusione di video offensivi o fuorvianti all'origine dei mal di pancia di numerosi inserzionisti. Un'autentica grana planetaria emersa nelle scorse settimane in seguito alla fuga di importanti investitori da Youtube perché i loro brand risultavano associati a video legati al terrorismo o all'odio razziale. Una sorta di boicottaggio dell’advertising costato a Google circa 750 milioni di dollari. Senza dimenticare che Alphabet, capofila di Googlefra il 17 e il 27 marzo ha perso un valore di capitalizzazione in Borsa pari a 22,6 miliardi di dollari . 

LDA

martedì 11 aprile 2017

MOBILE BANKING DA RECORD, SU JPMORGAN OPERAZIONE DA 100 MILIONI CON LO SMARTPHONE

Va ad un cliente della JPMorgan la palma per la transazione record effettuata direttamente con il telefonino. Un evento destinato a rimanere a lungo negli annali del 'mobile banking'. Ad annunciarlo è stato il Ceo della divisione Corporate e Investment bank, Daniel Pinto: "Abbiamo registrato un trade da 100 milioni di dollari fatto da uno smartphone. Oggi l’83% della trading relativo al forex è eseguito elettronicamente", ha poi aggiunto Pinto parlando dell'incidenza della tecnologia nei servizi bancari. In effetti l'orizzonte pare ormai piuttosto chiaro e in futuro dovremo abituarci sempre di più a eventi di questa portata. Non solo le semplici operazioni bancarie ma anche l'acquisto e la vendita sui mercati finanziari comodamente con il telefonino è da considerarsi una consuetudine. La stessa JPMorgan spiegando questa tendenza ha evidenziato l'imponente sforzo economico effettuato per implementare il proprio apparato tecnologico che è arrivato a raggiungere la cifra monstre di 9,5 miliardi di dollari.
E la diffusione del 'mobile banking' è confermata del resto anche dal recente rapporto Abi in cui si evidenzia che ben 16 milioni di italiani si servono dei servizi finanziari online, il 56% del totale della clientela. Significativo l'aumento di circa il 30% dello smartphone quale strumento di accesso utilizzato (nel 2015 il dato si attestava al 18%). Il fenomeno che, tra l'altro, non riguarda solo le fasce più giovani di utenti (tra i 64 e i 74 anni più di un cliente su due usa servizi bancari online), è facilitato anche dalle nuove possibilità di interazione, banca/cliente, offerte dalle piattaforme social dove è possibile, di fatto, dialogare in qualsiasi momento con il proprio operatore bancario.

LDA

lunedì 10 aprile 2017

IL DECALOGO DI FACEBOOK CONTRO LE 'FAKE NEWS'

Diverse settimane fa avevamo parlato della battaglia di Facebook alle cosiddette “fake news”, le notizie bufala diffuse in rete da siti che, spesso, fanno del click baiting il loro business. In attesa che il popolare social network di Mark Zuckerberg metta a regime un sistema per l’individuazione automatica delle “fake news”, nei giorni scorsi è apparsa nella home dei profili Fb una comunicazione del centro assistenza, intitolata “Suggerimenti per individuare le notizie false”. Una sorta di decalogo per sensibilizzare gli utenti al fenomeno delle notizie bufala. “Le notizie false - si legge - sono una questione seria per noi. Vogliamo fermare la diffusione di notizie false su Facebook. Scopri di più su ciò che stiamo facendo. Ci stiamo impegnando per limitarne la diffusione e ti vogliamo fornire alcuni suggerimenti che ti aiuteranno a capire a cosa fare attenzione:
1. Non ti fidare dei titoli: le notizie false spesso hanno titoli altisonanti scritti tutti in maiuscolo e con ampio uso di punti esclamativi. Se le informazioni contenute in un titolo ti sembrano esagerate, probabilmente sono false.
2. Guarda bene l’URL: un URL fasullo o molto simile a quello di una fonte attendibile potrebbe indicare che la notizia è falsa. Molti siti di notizie false si fingono siti autentici effettuando cambiamenti minimi agli URL. Puoi accedere al sito per confrontare l’URL con quello della fonte attendibile.
3. Fai ricerche sulla fonte: assicurati che la notizia sia scritta da una fonte di cui ti fidi e che ha la reputazione di essere attendibile. Se la notizia proviene da un’organizzazione che non conosci, controlla la sezione “Informazioni” della sua Pagina per scoprirne di più.
4. Fai attenzione alla formattazione: su molti siti di notizie false, l’impaginazione è strana o il testo contiene errori di battitura. Se vedi che ha queste caratteristiche, leggi la notizia con prudenza.
5. Fai attenzione alle foto: le notizie false spesso contengono immagini e video ritoccati. A volte, le immagini potrebbero essere autentiche, ma prese fuori contesto. Puoi fare una ricerca dell’immagine o della foto per verificarne l’origine.
6. Controlla le date: le date degli avvenimenti contenute nelle notizie false potrebbero essere errate e la loro cronologia potrebbe non avere senso.
7. Verifica le testimonianze: controlla le fondi dell’autore per assicurarti che siano attendibili. La mancanza di prove o il riferimento a esperti di cui non viene fatto il nome potrebbero indicare che la notizia è falsa.
8. Controlla se altre fonti hanno riportato la stessa notizia: se gli stessi avvenimenti non vengono riportati da nessun’altra fonte, la notizia potrebbe essere falsa.  Se la notizia viene proposta da fonti che ritieni attendibili, è più probabile che sia vera.
9. La notizia potrebbe essere uno scherzo: a volte può essere difficile distinguere le notizie false da quelle satiriche o scritte per divertire. Controlla se la fonte è nota per le sue parodie e se i dettagli e il tono della notizia ne rivelano lo scopo umoristico.
10. Alcune notizie sono intenzionalmente false: usa le tue capacità critiche quando leggi le notizie online e condividile solo se non hai dubbi sulla loro veridicità".

venerdì 7 aprile 2017

60 MILIONI DI RETI WIFI LIBERE, L'HA SCOPERTO UNA STARTUP ITALIANA

Sono circa 60 milioni le reti wifi libere nel mondo. A scoprirle e mapparle è stata un'app ideata da due giovani startupper italiani, Massimo Ciuffreda e Michele di Mauro, 35 e 33 anni. L'idea, come spesso accade, è nata da una normale esigenza quotidiana, ovvero la difficoltà di trovare una rete internet efficiente nel loro paesino d'origine, Mattinata, in provincia di Foggia. Da lì il via alla nascita della startup, 'Wiman', che in pochi anni, dal 2012, si è specializzata nel settore dei servizi web e delle connessioni wifi. Solo due anni fa erano "appena" sette milioni circa le reti wifi mappate e l'obiettivo, ora, è quello di dare vita ad un gigantesco databese di reti libere. 

Un traguardo non impossibile alla luce della estrema praticità che caratterizza l'app e che consente di connettersi automaticamente alle reti aperte e a quelle condivise dalla community. Un sistema pensato in ogni minimo dettaglio, in grado di selezionare le migliori connessioni in tempo reale, di effettuare speed test e di scaricare (e quindi utilizzare anche offline) la mappa delle reti del posto in cui ci si trova. I voti e i giudizi degli utenti di tutto il mondo, oltre a implementare costantemente il servizio, contribuiscono a rendere il tutto, inevitabilmente, più "social".

LDA

giovedì 6 aprile 2017

ANDROID METTE LA FRECCIA E SALUTA WINDOWS

Che il presente e futuro del web siano sempre di più a trazione 'mobile', è un dato già ampiamente consolidato. L'estrema praticità che caratterizza i moderni dispositivi (smartphone, tablet) e la crescita capillare delle reti consentono ormai ad un'ampia fetta di utenti di utilizzare internet comodamente e in qualsiasi momento. E a sostegno di questa tendenza ci sono ora anche dei dati statistici frutto delle rilevazioni effettuate dagli irlandesi di 'StatCounter', una delle più importanti società d'analisi specializzata nel monitoraggio del traffico web. Secondo gli esperti, dunque, a marzo di quest'anno si è verificato un evento per certi versi storico, ovvero il sorpasso di Android nei confronti di Windows. Il 37,93% di accessi a internet a livello globale è infatti avvenuto attraverso smartphone e tablet contro il 37,91 effettuati con pc. Il sistema operativo più popolare cede il passo di fronte all'avanzata impetuosa di Google e del suo 'robottino verde' e si appresta, probabilmente, a entrare in una fase completamente nuova della propria gloriosa storia in cui sarà chiamato a svolgere il ruolo, inedito, della lepre nei confronti dei vari competitor. Impresa non semplice ma di grande fascino e interesse se si considera che il dominio incontrastato di Microsoft era in atto praticamente da oltre trent'anni.
Nel frattempo in attesa delle contromosse di casa Redmond, Aodhan Cullen, numero uno della 'StatCounter parla di "pietra miliare nella storia della tecnologia" e di "fine di un’epoca". Ma oltre i freddi numeri, per spiegare la spaventosa crescita di Android (che solo cinque anni fa veniva utilizzato da appena il 2,4% degli utenti), l'analisi individua ad Est la provenienza di questo boom del sistema operativo di Google. India e Cina su tutti, ma anche Africa, sono le aree del pianeta in cui il colosso di Mountain View registra la crescita maggiore, complice anche la larga diffusione di smartphone verificatasi negli ultimi anni. Ma sono anche gli effetti della mancata conquista da parte di Microsoft del mercato mobile, a fare da controcanto a questo storico avvicendamento al vertice. D'altra parte particolarmente significativi sono anche i dati che riguardano iOS e OS X di Apple. I sistemi di casa Cupertino fanno registrare un 18,29% insieme e, nel complesso, gli utenti iPhone e iPad sono ad oggi circa il triplo di quelli laptotp e pc. 

LDA

mercoledì 5 aprile 2017

SE I SOCIAL TRASFORMANO LA NOSTRA PERSONALITA'

Negli ultimi vent'anni internet non ha solo rivoluzionato, completamente, le nostre più comuni abitudini quotidiane. Dal modo di fare acquisti, di cercare lavoro, di comunicare o di usufruire di servizi essenziali, il web è diventato parte integrante delle nostre esistenze. Un passaggio epocale neppure lontanamente immaginabile fino alla fine degli anni '90 e che, nel tempo, ha mutato in profondità perfino il sistema stesso delle relazioni sociali. Un aspetto, quest'ultimo, da qualche anno al centro di riflessioni e studi, con riferimento in particolare all'utilizzo dei social, ovvero i luoghi virtuali dove oggi si concentra una mole incredibile di interazioni fra le persone di mezzo mondo. L'ultima analisi in ordine di tempo è quella proposta da Patricia Wallace, insegnante alla Graduate School del Maryland University College ed esperta di psicologia delle relazioni e dell’apprendimento. Secondo la Wallace (autrice del libro "La psicologia di Internet"), il web ci sta gradualmente trasformando, incidendo in misura sempre più rilevante sulla nostra personalità. 
D'altro canto è ormai un dato ampiamente consolidato la presenza sulle nostre news feed (la sezione notizie di Facebook, ovvero la zona del più popolare social che secondo le statistiche consultiamo almeno venti volte al giorno per controllare le attività dei nostri contatti), di veri e propri personaggi pronti a scandire con riflessioni, battute, polemiche, aforismi, foto, articoli, video e gif animate, lo scorrere delle giornate. Un fenomeno che per tantissime persone comuni sembra essere diventato un impegno gravoso e in taluni casi carico di responsabilità, da portare avanti con il piglio, la serietà e la precisione che si riservano, solitamente, allo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa. A spiegare con estrema
chiarezza il senso di queste dinamiche è la stessa Wallace in un'intervista rilasciata a 'Repubblica.it': "La maggior parte delle persone si costruisce e mantiene online una persona che è una versione in qualche modo potenziata di se stessa, che valorizza le caratteristiche positive e smorza quelle negative, a volte creando veri e propri personaggi nuovi rispetto al reale, anche solo per provare qualcosa di diverso". Non stupisce, dunque, la proliferazione sui social di influencer, guru, opinion leader o presunti tali. In molti casi, peraltro, emergono chiari gli effetti della sindrome da “Dr. Jekyll e Mr. Hyde” a spiegare le sorprendenti performance da capipopolo virtuali ad opera di amici o conoscenti magari notoriamente timidi e per nulla comunicativi nella vita reale, vecchi compagni di scuola alla testa di qualsiasi movimento di protesta o del lontano parente diventato improvvisamente fustigatore della morale collettiva. Ma ci sono anche aspetti più seri legati al doppio e opposto registro, 'reale/virtuale', come segnalato ripetutamente da psichiatri e psicologi, quali il rischio crescente di una desensibilizzazione emotiva e di un depauperamento di abilità sociali fondamentali legate alla comunicazione. In altre parole l'assenza del contatto, oculare e fisico e l'impossibilità stessa di valutare il tono della voce o la semplice espressione del volto, generano una sorta di derealizzazione degli stessi basilari concetti del 'qui' e 'ora'. E il risultato molto spesso, è una valanga di narcisistica autoreferenzialità, una bulimica richiesta di attenzione sospinta da selfie all'interno di toilette, tramonti sbiaditi e dirette video dal reparto surgelati.

LDA

martedì 4 aprile 2017

ESPLORATORI E PIONIERI, NON GUARDIANI

“Siamo esploratori e pionieri, non guardiani”. E’ questa la natura dell’essere umano, da sempre, afferma Matthew McConaughey nei panni di Joseph Cooper, un ingegnere ed ex pilota Nasa, nell’ambiziosa e avveniristica pellicola di Christopher Nolan, “Interstellar” (2013). Complice il perfezionamento di tecnologie a servizio del cinema che rendono l’immagine sempre più "reale", nell’ultimo lustro la fabbrica dei sogni può vantare almeno tre pellicole ambientate nello spazio o nello spazio profondo.
In un secolo dove tutto muta velocemente, il cinema studia l’astrofisica portando sul grande schermo scoperte, ipotesi e teorie su tutto quello che riguarda la vastità buia e silenziosa che circonda il pianeta che abitiamo. Ma la scienza, d’altra canto, cammina con passo spedito e, a volte, raggiunge le circostanze prefigurate dalla penna di uno sceneggiatore di Hollywood.
Nelle ultime settimane, ad esempio, molta curiosità hanno suscitato i risultati dell’esperimento del Cip (International Potato Center) nel deserto Pampas de la Joya in Perù. Su indicazione della Nasa, gli ingegneri dell’università di Lima hanno riprodotto, in un ambiente “CubeSat”, un suolo simile a quello presente su Marte. Qui, nel febbraio 2016 è stato piantato il primo tubero. L’obiettivo era quello di verificare la possibile crescita di patate, mantenendo condizioni di pressione, temperatura, composizione dell'atmosfera simili a quelle del Pianeta Rosso. Gli unici elementi aggiunti sono stati l'acqua e alcune sostanze nutritive assenti su Marte. Risultato del test? Le patate ‘marziane’ “sono cresciute e in buone condizioni”.
Non sono mancati i riferimenti alle vicende dell’astronauta Mark Watney del film di Ridley Scott, “The Martian” (2015), che vede l’attore Matt Damon coltivare con successo patate per sopravvivere sul pianeta alieno.
Cosa hanno a che fare le patate con l’esplorazione dello spazio? La madre di tutti gli esperimenti è l’idea di mettere piede sul quarto pianeta del nostro sistema solare. “Il prossimo passo è superare i confini dell'orbita della Terra. Sono emozionato nell'annunciare che stiamo lavorando con i nostri partner commerciali per costruire nuovi sistemi che permettono il trasporto e la sopravvivenza degli astronauti in missioni di lunga durata nello spazio profondo. Queste missioni ci insegneranno come gli umani possono vivere lontani dalla Terra. Ne avremo bisogno per il lungo viaggio verso Marte”. Così ha recentemente parlato il 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che conta di sbarcare sul Pianeta Rosso entro il 2040.
Un viaggio comunque tutto da “verificare”, anche per gli effetti ancora poco rassicuranti che potrebbe avere sul corpo e sulla psiche degli astronauti. Sull’esplorazione di Marte anche l’Europa, nello specifico l’Esa (European Space Agency), sta dando il suo contributo. Nel 2020, infatti, sul suolo di Marte dovrebbe atterrare il rover della missione ExoMars 2020. Negli ultimi giorni sono stati resi noti i due siti ritenuti geologicamente adatti per garantire una discesa senza intoppi del rover. L'obiettivo principale della missione è quello di cercare possibili tracce di vita o forme di vita fossile, perforando il terreno marziano fino a due metri di profondità, attraverso una trivella “made in Italy”, realizzata dalla Thales Alenia Space e Leonardo, industria italiana del gruppo Finmeccanica.
"Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi" (Carl Sagan, scienziato e astronomo, "Pale Blue Dot").

Walter Alberio

lunedì 3 aprile 2017

SOUND SOMMELIER, LA MUSICA IN UN CALICE

La figura del sommelier è ben conosciuta, apprezzata e ricercata. Negli ultimi tempi accanto a questo protagonista del mondo dell’enogastronomia è apparso un altro interprete dell’arte gastronomica ovvero il Sound sommelier. Quest’ultimo elabora il miglior abbinamento possibile tra un vino (birra, distillato) e una composizione musicale. Uno dei massimi esperti del settore in Italia è Paolo Scarpellini.
Dove e come si incontrano musica e vini?
"Musica e vino si possono sposare a meraviglia ovunque. Ancora di più quando ogni intenditore vuole approfondire al massimo la conoscenza di quella determinata bottiglia. Attraverso una degustazione multisensoriale in cui oltre ai sensi dell'olfatto e del gusto (prima infatti annusiamo il vino, poi lo assaporiamo sul palato) coinvolga anche quello dell'udito. Perché la nostra percezione del vino, come hanno stabilito le ultime ricerche delle neuroscienze applicate all'enologia, rappresenta il risultato di una vera e propria immagine cerebrale che viene generata da tutte le sensazioni multimodali in arrivo dai cinque sensi, udito compreso. Abbinando un determinato vino al sound, alla canzone che sposa meglio le sue caratteristiche, viene amplificata ogni minima percezione di aromi, complessità o retrogusti presenti nel bicchiere". 
Lei è dj, giornalista, consulente musicale e molto altro come le è venuta in mente l’idea del Sound sommelier? "Ho alle spalle due decenni di cultura musicale.  Come giornalista specializzato in enogastronomia, turismo e lifestyle ho avuto modo di conoscere a fondo vigne e cantine, enologi e produttori di vino, assaggiando le migliori etichette (anche di birra e distillati) internazionali. L’idea di cimentarmi come Sound sommelier l’ho avita  in California, durante una degustazione di svariati vini con un unico e piacevole (ma non così azzeccato per tutte quelle bottiglie) sottofondo musicale. E' lì che mi sono chiesto: possibile che nessuno abbia mai pensato di abbinare una composizione sonora a un determinato vino e solo a quello, in modo da far combaciare al meglio le rispettive caratteristiche?".
Come si abbina un vino a una determinata traccia, quali gli elementi che vengono presi in considerazione? "Il processo dell'abbinamento segue da vicino quello che nei migliori ristoranti consente al sommelier di trovare quella particolare bottiglia che si sposi nel migliore dei modi con quel determinato piatto nel menu. In quel caso, il sommelier evidenzia le materie prime, la loro origine e la loro eventuale cottura, come pure i sapori prevalenti, dal dolce all'amaro, dall'acido al salato, dallo speziato al piccante. Dopo di che, sceglie in cantina quel vino che possieda aromi, gusto, struttura, complessità, persistenza e invecchiamento più adatti alla portata in questione. Il Sound sommelier invece parte dalla bottiglia, valutando le sue caratteristiche naturali e organolettiche (territorio, vitigno/blend, tipicità, invecchiamento, colore, aromi, struttura, intensità, acidità, corpo, armonia). Quindi, nella sua "cantina musicale", inizia la ricerca  fra classica, operistica, jazz, pop, rock e  blues ecc, per trovare quel brano (strumentale o meno) che presenti le migliori similitudini. E questo basandosi su parametri tipo genere, ritmo, struttura e tessitura, tipicità territoriale, atmosfera". 
Le propongo tre vitigni, abbini in maniera indicativa  (visto che per le sue degustazioni sonore prende in esame ogni volta una singola bottiglia)  le musiche adatte. Partiamo dal Grillo: "Babbaluci" di Roy Paci. Una scelta che parte doverosamente dal territorio, con un brano cantato in dialetto dal cantautore e trombettista di Augusta: in questa allegra filastrocca popolare, il veloce ritmo ska si abbina al meglio con la freschezza, la solarità e il colore giallo paglierino di questo vino.

L'atmosfera da sagra popolare della canzone poi, riflette appieno i caratteristici aromi di pera, melone e foglia d'ortica, mentre la struttura sonora, a base soprattutto di fiati, ricorda molto da vicino consistenza e persistenza del Grillo". Cannonau: "'Hotel Supramonte' di Fabrizio De Andrè. Anche qui, una scelta che parte dal territorio: il cantautore genovese infatti, è sempre stato molto legato all'isola sarda. Canzone solo in apparenza delicata, si caratterizza per un cantato soft che ben si sposa con i profumi di frutta rossa e le note floreali, mentre gli accordi di chitarra acustica e gli archi formano una piacevole armonia con la morbidezza intensa di questo vino e il suo colore rubino chiaro. L'importanza e la malinconia del testo infine, fanno bene il paio con la struttura, la tannicità e la persistenza del Cannonau".

Cirò: "'Voglia 'e turnà' di Teresa De Sio. Per un vino del Sud, una canzone del Sud cantata in partenopeo, dal ritmo sexy e sinuoso che ricorda molto il color rubino intenso e gli aromi di mora e ciliegia mischiati a quelli di spezie e caffè. Il calore e la modulazione della voce invece si sposano bene con eleganza e morbidezza del Cirò, mentre ritmo soft e struttura quasi jazz si abbinano perfettamente alla morbidezza e all'eleganza dei suoi tannini, soprattutto dopo un lungo affinamento in bottiglia".


È una figura di nicchia oppure il Sound sommelier ha una sua fetta di mercato di riferimento? "Attualmente, in Italia il Sound sommelier sta facendo ancora i primi passi, ricercata solo da intenditori e addetti ai lavori. Questo però non toglie che possa diventare in breve personaggio di riferimento per degustazioni sia dilettantesche sia professionistiche, data la possibilità di vedere, anzi "sentire" come non mai, caratteristiche olfattive e gustative dei vini".

Come si diventa Sound sommelier ? "Con una lunga esperienza enologica e musicale, che consenta cioè di possedere allo stesso tempo un vasto archivio di dati riguardanti qualità naturali e organolettiche dei vini nazionali e internazionali, come pure le caratteristiche intrinseche di un'enorme mole della produzione nazionale e internazionale di musica classica o leggera dall'Ottocento a oggi. Il tutto, miscelato a un gusto e una sensibilità spiccati, che possano quindi armonizzare al meglio la comprensione di vini e musica, come pure ad abbinare questi due elementi nel modo più corretto e armonioso".


Antonella Chirico