lunedì 27 marzo 2017

UNICEF: AIUTARE I BAMBINI E' LA NOSTRA UNICA SPERANZA

Andrea Iacomini
Il mondo attuale è segnato da molteplici ferite. Lesioni che colpiscono soprattutto le fasce più deboli come i bambini. Le emergenze che riguardano i più piccoli (i quali subiscono maggiormente gli orrori del mondo) sono tantissime. In Sud Sudan è perpetua l’emergenza fame, ad Aleppo sono migliaia i decessi legati al conflitto e la mortalità neonatale è una piaga difficile da debellare. Abbiamo chiesto qual è lo scenario attuale ad Andrea Iacomini portavoce Unicef Italia.
"Il 2016 è stato l’anno peggiore per l’infanzia in Siria: su 13,5 milioni di persone colpite dalla guerra, 5,8 milioni sono bambini. Bambini che non riescono ad accedere all’assistenza umanitaria e che, oltre a morire per le bombe, i proiettili e le esplosioni, spesso muoiono in silenzio per malattie facilmente prevenibili. Ci sono ancora 280.000 minori che vivono in aree sotto assedio. Purtroppo la Siria non è il solo Paese dove i bambini sono a rischio: nel mondo ci sono milioni di bambini vittime di violenze, carestie, povertà e fame. In Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen milioni di bambini rischiano di morire per malnutrizione. In Somalia, la siccità sta minacciando una già fragile popolazione danneggiata da anni di conflitto. Circa la metà della popolazione, 6,2 milioni di persone, stanno affrontando una grave situazione di insicurezza alimentare e si prevede che circa 185.000 bambini soffriranno di malnutrizione acuta grave, nei prossimi mesi. In Yemen, a causa degli ultimi due anni di violenti conflitti, 462.000 bambini sono attualmente colpiti da malnutrizione acuta grave con un aumento dal 2014 di circa il 200%".
Che ruolo rivestono in questo contesto realtà come l’Unicef? 
"L’Unicef, come altre organizzazioni, è di vitale importanza per i bambini che si trovano ad affrontare guerre, povertà, carestie e catastrofi naturali. Senza il nostro lavoro, migliaia di bambini e le loro famiglie non potrebbero ricevere assistenza di base come alimenti terapeutici, vaccini, servizi igienico sanitari, acqua potabile, istruzione, materiale scolastico, supporto piscologico. Per quest’anno, ad esempio, parte del nostro impegno sarà finalizzato a garantire cure terapeutiche a milioni di bambini gravemente malnutriti in diverse parti del mondo".
Com’è organizzata l’Unicef Italia e che incarico ha nel contesto internazionale? "Il Comitato Italiano per l'Unicef è uno dei 34 Comitati Nazionali dell’Unicef, l'organo sussidiario delle Nazioni Unite, che ha il mandato di tutelare e promuovere i diritti di bambine, bambini e adolescenti in tutto il mondo, e di contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita. In Italia realizziamo campagne di sensibilizzazione e raccolta fondi di respiro nazionale e internazionale per la promozione e la tutela dei diritti dei bambini in tutto il mondo, nel nostro Paese e nei Paesi in via di sviluppo. I bambini sono bambini ovunque essi siano. Attraverso le nostre attività e grazie al sostegno dei donatori italiani trasferiamo fondi necessari per i programmi sul campo".
Come possiamo dare una mano concreta noi italiani per contribuire a far soffrire di meno questi bambini?
"Per fortuna gli italiani sono sempre attenti e generosi in riferimento alle emergenze che coinvolgono i bambini nel mondo e di questo come Unicef Italia siamo grati. Il nostro lavoro purtroppo non si interrompe mai, perché il conflitto in Siria non è terminato, perché la carestia in Africa sta mettendo a repentaglio le vite di migliaia di persone, perché l’Italia deve essere sempre più un paese a misura di bambino. E’ possibile sostenere i nostri programmi a favore di tanti bambini vulnerabili in tutto il mondo visitando il sito web www.unicef.it , dove è possibile effettuare donazioni o reperire informazioni sulle nostre campagne".
Ci sono iniziative specifiche di raccolta fondi nell’immediato?
"Attualmente abbiamo diverse iniziative di raccolta fondi attive: dal 5 per mille, ai lasciti testamentari, alla raccolta fondi per la carestia in Sud Sudan per sostenere i bambini della Siria. Voglio ricordare però anche un’altra parte fondamentale della nostra organizzazione: i tantissimi volontari dei Comitati regionali e provinciali dell’Unicef, attivi in tutta Italia, che con impegno e dedizione portano avanti tante nostre iniziative".
Quali sono gli elementi di garanzia che possono essere divulgati per arginare il possibile ostacolo della diffidenza legata alle donazioni?
"L’Unicef è da 70 anni che lavora per i bambini in tutto il mondo. Per noi questi 70 anni rappresentano una garanzia. Abbiamo portato aiuti ai bambini in Europa colpiti dalle Seconda Guerra Mondiale, abbiamo dato vita alle prime campagne di vaccinazione nei Paesi in via di sviluppo e lavorato perché tutti i bambini vedessero riconosciuti i propri diritti. L’anno scorso ad esempio soltanto in Siria siamo stati accanto ad oltre 1,5 milioni di persone in aree sotto assedio e difficili da raggiungere, fornendo aiuti fondamentali per la salute, i servizi e l’istruzione. Queste persone senza il supporto dell’ Unicef e dei nostri partner probabilmente non avrebbero potuto ricevere l’aiuto di cui avevano bisogno. Durante i miei viaggi sul campo in Sierra Leone, Giordania, Libano, ho incontrato tanti bambini, tanti operatori Unicef appassionati che rischiano la vita ogni giorno. Situazioni difficili, disperate, ma i sorrisi di quei bambini che ricevevano gli aiuti e il sostegno dell’Unicef sono stati la prova più vera che mi ispira e mi spinge a fare ciò che faccio, perché so che ogni euro donato si trasforma in aiuto concreto".
Lei è anche padre, lanci un messaggio per sensibilizzare i tanti genitori del nostro Paese a contribuire ad una nobile causa
"Credo che il desiderio di ogni genitore sia quello di vedere il proprio figlio crescere nel migliore dei mondi possibili. Mio figlio rappresenta il futuro e come lui milioni di bambini in tutto il mondo. Ogni genitore, ha la responsabilità di quel futuro. Se noi oggi costruiamo muri, divisioni, tensioni, ai nostri figli non lasceremo altro che un mondo ancora più complicato, difficile e chiuso. Se tutti i bambini vedessero i loro diritti rispettati, allora non ci sarebbero più spose bambine, matrimoni precoci, bambini che migrano lasciando alle proprie spalle tutto e andando incontro ad un futuro incerto e pieno di pericoli. Tutte queste situazioni rappresentano una sfida di cui dobbiamo essere consapevoli perché per avere società più eque, abbiamo bisogno di adulti consapevoli. Aiutare i bambini diventa la nostra unica speranza". 

Antonella Chirico

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