giovedì 23 marzo 2017

PIZZA, SPAGHETTI E...ANALFABETISMO FUNZIONALE

Mentre il mondo viaggia spedito lungo il sentiero della nuova rivoluzione digitale, scandita dalle innovazioni di internet 3.0, l'Italia segna ancora il passo sul fronte delle competenze digitali e della padronanza dei linguaggi utilizzati dalle nuove tecnologie. Già perché il nostro Paese fra i tanti ritardi e le numerose incompiute che ne segnano il proprio, faticoso, percorso di sviluppo, deve registrare anche il primato negativo nella speciale classifica sull'analfabetismo funzionale. L'Italia, secondo i dati Ocse-Piaac (Programme for International Assessment of Adult Competencies), risulta essere proprio tra le peggiori in Europa (davanti solo alla Turchia), segnalandosi per la presenza di una nutrita schiera di persone di mezza età (55 anni circa) ma anche giovanissimi, che risultano sprovvisti delle più basilari capacità di comprendere un testo o delle comuni competenze e conoscenze indispensabili nella vita di ogni giorno. In altre parole, gente che rischia di andare in tilt di fronte ai comandi di un bancomat o anche di un semplice foglietto di istruzioni. Per non parlare poi, dell'utilizzo di internet, laddove persino la compilazione di un banale form composto da "login" e "password", può diventare un'autentica questione di Stato. 
Anche a fronte di un tasso di alfabetizzazione prossimo al 100%, dunque, sembra serpeggiare la difficoltà di un'ampia fetta della popolazione a compiere analisi approfondite e, spesso, anche ad andare semplicemente oltre gli input e gli stimoli provenienti, esclusivamente, dalle proprie esperienze personali. Un caso che riguarda persone comuni, spesso con un lavoro, ma apparentemente sconnesse dal contesto socioculturale.
E senza scomodare le pur autorevoli analisi degli esperti dei vari rami dello scibile umano, è possibile osservare questo preoccupante scenario guardando, semplicemente, a quanto accade intorno a noi, per strada, nei luoghi di lavoro, al supermercato, in autobus a cena fra amici. In particolare a colpire è la scarsa riconoscibilità del processo di formazione dell'opinione pubblica, che continua ad apparire come un fattore dominante nel nostro tempo. Non meraviglia, d'altra parte, che l'attenzione di molta gente sia catalizzata in misura sempre più inquietante dal fenomeno, ancora inarrestabile, delle "fake news", da strampalate teorie cospirative, da credenze di ogni tipo e da pseduo battaglie civili, non ultima l'assurda e ridicola crociata contro i vaccini. 
La questione assume un rilievo cruciale anche all'interno delle dinamiche sociali ed economiche dell'intero sistema Paese. In una delle sue ultime testimonianze, il concetto era stato ribadito a chiare lettere anche dal linguista, Tullio De Mauro: "Come confermato dai più illustri economisti, il grave analfabetismo strumentale e funzionale incide negativamente sulle capacità produttive del paese ed è responsabile del grave ristagno economico che affligge l’Italia dai primi anni novanta". Più chiaro di così.

LDA

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