martedì 21 marzo 2017

NUOVE TECNOLOGIE, SIAMO TUTTI NOMOFOBICI?

Batteria al 10 per cento, nessun caricabatterie nei paraggi, giga al lumicino, connessione wifi precaria o assente, impossibilità di comunicare con il mondo (virtuale) esterno. Più del terrorismo, dei conflitti e della crisi economica, spesso, sembra essere questa la vera paura del nostro tempo. Un'ansia generalizzata a cui recenti studi hanno assegnato un'identità ben precisa: nomofobia, ovvero "no mobile phone".
Un fenomeno che, senza per forza arrivare nella sua dimensione patologica, chiunque di noi sperimenta più volte nel corso della propria quotidianità. E se è vero che lo smartphone, oggi, rappresenta ormai una parte di noi, non più solo un oggetto concepito unicamente per comunicare, la paura di non poterlo utilizzare è diventata uno degli incubi del terzo millennio.
E come per ogni patologia anche per la nomofobia sono stati già individuati e classificati i sintomi e rimedi. Da un costante stato d'ansia, fino all'accelerazione del battito cardiaco e, nei casi più estremi, panico, nausea e vertigini, sono questi i segnali attraverso i quali si manifesta un disturbo impensabile fino a pochi anni fa.
Un malessere preceduto dalla tendenza, compulsiva, a controllare continuamente lo smartphone, in particolare la presenza di notifiche, messaggi, chiamate, pop up o qualsiasi altro segnale di vita il dispositivo possa generare. Il tutto non solo durante una normale settimana lavorativa ma, magari, anche nel bel mezzo di una vacanza o nei momenti di relax in famiglia o con amici.
Il rischio di dipendenza patologica è dietro l'angolo come confermano anche psicologi e psicoterapeuti. E non bisogna sottovalutare gli episodi di rabbia e irrequietezza ai quali spesso non si riesce a trovare una valida spiegazione. Alzare lo sguardo dal display, provare a fare un uso consapevole dello smartphone e rivalutare il fascino delle esperienze multisensoriali possono essere  rimedi efficaci. Per tutto il resto, naturalmente, c'è la psicoterapia.

LDA

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