venerdì 17 marzo 2017

AFFERRATE GLI ANNI VELOCI

«Che la vita è comunque bella: ecco che cosa non devi mai scordare». Con questa frase Carmine Abate inizia il suo romanzo “Gli anni veloci” (edito da Mondadori) che narra della storia d’amore di due ragazzi ma non si limita a questa. I due giovani protagonisti durante il racconto attraversano ‘pezzi’ di storia italiana accompagnati dalle parole delle canzoni di Lucio Battisti e Rino Gaetano. Sono adolescenti che durante la fase di crescita si scontrano con i drammi della vita e le tante gioie della stessa. Sono ragazzi appassionati che non hanno a disposizione gli strumenti tecnologici che gli adolescenti di oggi conoscono e (spesso) ne abusano finendo per esserne totalmente assorbiti. Nicola ed Anna, i protagonisti  del libro, sono giovani impegnati, fanno sport, leggono, hanno ambizioni, sognano in una parola: vivono. Forse è questo che manca agli adolescenti moderni la voglia di sperare in qualcosa, desiderare qualcosa e attivarsi per ottenerla accentando ogni pagina della vita, compresi le difficoltà.  Le cronache ormai (purtroppo) quotidiane ci disegnano una generazione persa, senza ideali a volte incapace di distinguere il bene dal male. La causa non può essere relegata solo ed esclusivamente alla nascita dei social e degli apparecchi d’intrattenimento virtuale, questi fanno parte di un sistema più complesso legato alla scarsa presenza degli educatori. Di coloro i quali, oltre ai genitori che sono e rimangono cardine dell’educazione di ognuno, entrano in contatto con i ragazzi e le ragazze per diversi motivi.
L’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova Giuseppe Fiorini Morosini durante una celebrazione si è rivolto alle madri (ma il concetto può essere esteso a ogni figura adulta che interagisce con i giovani) dicendo “Ascoltate i vostri figli”. Mettersi in ascolto non vuol dire solo udire quello che i giovani dicono, ma significa osservare con attenzione il loro comportamento. Dietro ad un’apparente inappetenza, o scarsa voglia di uscire o di dialogare si possono celare disagi più profondi. «Io ti parlo del dovere che hanno tutti i giovani di cambiare il mondo, o almeno di provarci» continua ancora la penna di Abate. Dov’è finita quella scintilla che spinge donne e uomini a desiderare di fare grandi cose? non importa il risultato ma il desiderio di ottenerle. «Tu se vuoi riuscire nella vita – si legge ancora nelle pagine del volume -  devi mettercela tutta, non basta il talento, conta soprattutto la volontà, non devi mai mollare, altrimenti la vita con le sue ferite e i suoi scazzeggi ti seppellisce vivo, ti affuca nella tua stessa pigrizia». Coinvolgere e stimolare le nuove generazioni, loro sono il futuro. Nei loro occhi il mondo ha bisogno di vedere la luce della speranza e lo splendore e la gioia della vita che verrà. «E non pensare che mi interessi solo la vittoria. Di più, molto di più, mi interessa la tensione del percorso fino al traguardo liberatorio: la mia rabbia alla partenza, la perfezione dei passi in avanti, il vento tra i capelli, il sentirti vivo mentre insegui la tua ombra come se inseguissi la felicità». 

                                                                                                                                   Antonella Chirico 

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