venerdì 31 marzo 2017

SMARTIFY, TUTTA L'ARTE DEL MONDO IN UNO SMARTPHONE

Saranno per prime Parigi, New York, Londra e Amsterdam a sperimentare l'ultima, innovativa, app lanciata per le piattaforme Android e iOS e interamente dedicata al mondo dell'arte. Da maggio il Louvre, il Metropolitan, la Wallace Collection e il Rijksmuseum non avranno più segreti per i milioni di visitatori che ogni anno ne affollano gli spazi espositivi. Con 'Smartify', infatti, sarà possibile riconoscere immediatamente qualsiasi capolavoro e consultare, nei minimi dettagli, ogni informazione utile sulla storia dell'opera.
Uno strumento che si annuncia di grande interesse e utilità per gli esperti di arte e i semplici appassionati di mezzo mondo. Ma soprattutto per quanti non possiedono conoscenze approfondite e pur di evitare brutte figure al cospetto di un'opera d'arte di impareggiabile bellezza, sono pronti a simulare improbabili sintomi da sindrome di Stendhal.
Da oggi sarà quindi sufficiente inquadrare con la fotocamera ciò che si ha davanti e dopo una rapida scansione avremo a disposizione tutte le informazioni dell'opera, da quelle più basilari (autore, anno di produzione) fino ai dettagli e alle curiosità che ne hanno caratterizzato la storia e la realizzazione. Smartify, inoltre, rischia seriamente di mandare in crisi (o definitivamente in pensione) le vecchie audioguide che al massimo riescono a fornire un contenuto già precofenzionato, peraltro vincolato allo svolgimento di uno specifico tour.

La nuova app punta invece ad offrire un'esperienza completamente nuova, facendo leva sui veri punti di interesse per qualsiasi utente medio, ovvero la personalizzazione del servizio e la possibilità di interagire con esso. Proprio ciò che avviene con Samrtify con cui sarà anche possibile creare una propria collezione d'arte (virtuale) consultabile in qualsiasi momento. E vantaggi non da poco anche per i musei che grazie a questa app potranno acquisire statistiche e dati preziosi sui flussi di visitatori e sulle opere di maggiore interesse.

LDA

giovedì 30 marzo 2017

LA VITA AI TEMPI DEL MULTITASKING

Siete tra quelli che riescono a scrivere contemporaneamente sms, mail o status su Facebook in ufficio, al supermercato o magari al cinema? Siete convinti di poter seguire un telegiornale mentre state chattando su whatsapp e, nel frattempo, cucinando un uovo al tegamino? Quando guidate e siete nel bel mezzo di un incrocio, non vi fate scrupoli nel mettere un like o (peggio) commentare l'ultimo, argutissimo e imperdibile, post di un vostro contatto? Bene, se avete risposto affermativamente ad almeno uno di questi interrogativi, sappiate che siete anche voi affetti da multitasking. Ovvero la grande illusione del nostro tempo, svolgere più cose e bene nello stesso momento.
Il fenomeno, come tutto ciò che riguarda la mente e i comportamenti quotidiani, è più serio di quel che sembri a giudicare dai numerosi interventi sul tema ad opera di scienziati, esperti e studiosi da ogni parte del mondo, dalle università di Stanford e Londra, fino ai recenti studi condotti dai neuroscienziati Kep Kee Loh e Daniel J. Levitin. Impossibile, secondo questi ultimi, che il nostro cervello possa gestire simultaneamente e con risultati apprezzabili una quantità eccessiva di informazioni e stimoli. 
Le evidenze scientifiche emerse in numerose ricerche certificano che abbandonarsi al
multitasking estremo significa, di fatto, aumentare enormemente la produzione di cortisolo, l'ormone dello stress, indispensabile, fra le altre cose, per il giusto funzionamento della pressione sanguigna e del metabolismo. Il nostro organismo in altre parole reagisce come se ci trovassimo in una condizione di pericolo o stress. Ma in realtà, spesso, è solo un eccesso (ingiustificato) di tab aperte sul nostro browser a scatenare un vero e proprio cortocircuito neuronale. E il superamento del livello di guardia del cortisolo non incide, negativamente, solo sulle funzioni muscolari e del sistema circolatorio ma anche sulle capacità cognitive e sui processi decisionali. Il nostro cervello funziona male, si abbassa persino lo stesso quoziente intellettivo e i risultati, negativi, possono incidere in misura rilevante sul lavoro o su qualsiasi altra attività quotidiana. Combattere il lato oscuro del multitasking è possibile, basta organizzare la propria giornata in maniera più ordinata e funzionale, selezionando l'ordine delle priorità ed evitare che l'ansia di controllare le mail ogni cinque minuti o la smania lanciare un'invettiva su Facebook contro la scomparsa delle mezze stagioni, ci rendano, sostanzialmente, persone meno intelligenti.

LDA

mercoledì 29 marzo 2017

IL LUNGO DIVORZIO ALL'INGLESE. E LA SCOZIA ADESSO CI RIPROVA

Le “pratiche” per il divorzio tra Regno Unito e Unione europea sono appena cominciate. La premier britannica Theresa May ha infatti firmato la lettera per la notifica dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, attraverso il quale ogni Stato membro può decidere di ritirarsi dalla Ue. L’imminente consegna al presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, della lettera con la quale viene richiesta l'attivazione dell'articolo, segnerà l’avvio formale della Brexit. Da quel momento comincerà, sostanzialmente, il biennio (o più) dei negoziati tra Londra e Bruxelles per “stabilire le modalità per l'uscita, tenendo conto del quadro delle future relazioni con la Ue”. Nel 2019 potrebbero profilarsi due scenari, classificati come “hard Brexit” e “soft Brexit”. La prima soluzione porterebbe UK, oltre all’abbandono di tutti i trattati e delle istituzioni europee, all’uscita dal “mercato unico” che consente ai Paesi dell’Ue (e a Svizzera e Norvegia) di commerciare senza barriere tariffarie o doganali. In più, verrebbe interrotta la libera circolazione dei cittadini dell’Unione in Grande Bretagna e viceversa.  
Il leader conservatore May vorrebbe ottenere la totale indipendenza del Regno Unito, mantenendo però i vantaggi derivanti dal mercato unico, senza però cedere sulla libera circolazione (come invece hanno fatto Svizzera e Norvegia), decidendo chi fare entrare e chi no entro i propri confini. Una sorta di “mild Brexit”, tuttavia, difficile da realizzare. 
Secondo quanto riportato dal quotidiano The Daily Telegraph, già dalla prossime settimane il premier UK avrebbe intenzione di avviare una stretta significativa sulla libera circolazione e sulla permanenza degli immigrati in terra britannica. Un’ipotesi smentita da più parti, in quanto il governo d’Oltremanica dovrà assicurare il pieno rispetto di diritti e obblighi europei fino al giorno in cui il Regno Unito uscirà dalla Ue.
La Gran Bretagna è dunque il primo Stato membro dell’Unione Europea ad aver attivato questa procedura. Una fase storica, effetto di quanto accaduto nel referendum dello scorso 23 giugno, quando il Leave di quasi 17,5 milioni di britannici (51,9%) prevalse sul Remain, con grande sorpresa dell’allora primo ministro, conservatore ed europeista, David Cameron, il quale fu “costretto” a dare le dimissioni.
Altri venti di indipendenza soffiano in UK e provengono da Irlanda del Nord e Scozia, i due Paesi che, dati alla mano, hanno detto ‘no’ all’uscita dall’Unione Europea. Sempre più pressanti le spinte indipendentiste e perfino unioniste (con l’Eire) in Irlanda del Nord.  I venti più gelidi per Londra, però, arrivano dalle Highlands scozzesi. Il parlamento ha infatti votato a maggioranza per istituire un nuovo referendum sulla secessione dal Regno Unito. La proposta era stata presentata dal premier e leader indipendentista dell’Snp, Nicola Sturgeon. Nel settembre 2014, nel primo referendum, il 55% degli scozzesi era risultato favorevole alla permanenza. 
Tuttavia, oggi gli scenari risultano diversi e, con i negoziati sulla Brexit in atto, gli scozzesi potrebbe decidere di salutare la Regina.

Walter Alberio

martedì 28 marzo 2017

WHATSAPP, FACEBOOK E LA SFIDA DELLA PRIVACY

Continua, inarrestabile, l'evoluzione di Whatsapp, l'applicazione di messaggistica più diffusa al mondo. L'ultima novità della "chat verde" prevede una nuova funzione che permette agli utenti di mettere in evidenza le conversazioni più importanti consentendone così una consultazione più rapida. L'aggiornamento che verrà rilasciato nei prossimi giorni, sia per Android che per iOS, consentirà dunque di tenere sempre in bella mostra le chat che più ci interessano e che verranno visualizzate in alto insieme a quelle utilizzate di recente. Dopo aver brindato al traguardo del miliardo di utenti raggiunto lo scorso anno, la popolare app appare dunque tutta protesa nello sforzo di offrire un servizio sempre più efficiente e performante. 
Per altro verso l'ultima novità, da molti è stata letta anche come il tentativo di arginare l'ondata di critiche scatenatasi in seguito all'introduzione delle 'stories', ovvero un pensiero arricchito da contenuti multimediali a cui ha fatto seguito l'immediato ripristino del vecchio 'stato'. A sostegno di questa tesi anche l'introduzione del 'revoke', ovvero della possibilità di cancellare un messaggio inviato (ammesso che il destinatario non l'abbia ancora letto), entro due minuti dall'invio.
Che i rapporti tra il client di messaggistica e i propri utenti siano tesi lo conferma, del resto, anche la polemica esplosa intorno al possibile approdo della pubblicità all'interno delle conversazioni e, in particolare, all'ipotesi di un accordo con Facebook per una scambio di informazioni provenienti proprio dalle chat, in maniera (più o meno) anonima. La sfida, già lanciata dai due colossi digitali, sarà dunque quella di riuscire a monetizzare i loro servizi garantendo il rispetto della privacy. Impresa non facile e, d'altra parte, le autorità garanti dell'Unione europea avevano già fatto scattare uno stato d'allerta la scorsa estate dopo la modifica della privacy policy di Whatsapp costringendo a mettere in congelatore la partnership con il social di Menlo Park. 
E la questione è rimbalzata sulle cronache anche nelle ore successive all'attentato terroristico di Londra (che ha fatto 5 morti e 50 feriti), in seguito alle affermazioni del ministro dell'Interno inglese, Amber Rudd, che ha ribadito la necessità che tutte le piattaforme social e di messaggistica consentano alle autorità di accedere ai loro contenuti. Parole dirette contro la tecnologia che consente di criptare le conversazioni attraverso il blindatissimo (persino a Whatsapp stessa) sistema 'end-to-end'. Ma le due piattaforme sembrano intenzionate a proseguire sulla loro strada e nuove polemiche, c'è da aspettarselo, sono già dietro l'angolo.

LDA

lunedì 27 marzo 2017

UNICEF: AIUTARE I BAMBINI E' LA NOSTRA UNICA SPERANZA

Andrea Iacomini
Il mondo attuale è segnato da molteplici ferite. Lesioni che colpiscono soprattutto le fasce più deboli come i bambini. Le emergenze che riguardano i più piccoli (i quali subiscono maggiormente gli orrori del mondo) sono tantissime. In Sud Sudan è perpetua l’emergenza fame, ad Aleppo sono migliaia i decessi legati al conflitto e la mortalità neonatale è una piaga difficile da debellare. Abbiamo chiesto qual è lo scenario attuale ad Andrea Iacomini portavoce Unicef Italia.
"Il 2016 è stato l’anno peggiore per l’infanzia in Siria: su 13,5 milioni di persone colpite dalla guerra, 5,8 milioni sono bambini. Bambini che non riescono ad accedere all’assistenza umanitaria e che, oltre a morire per le bombe, i proiettili e le esplosioni, spesso muoiono in silenzio per malattie facilmente prevenibili. Ci sono ancora 280.000 minori che vivono in aree sotto assedio. Purtroppo la Siria non è il solo Paese dove i bambini sono a rischio: nel mondo ci sono milioni di bambini vittime di violenze, carestie, povertà e fame. In Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen milioni di bambini rischiano di morire per malnutrizione. In Somalia, la siccità sta minacciando una già fragile popolazione danneggiata da anni di conflitto. Circa la metà della popolazione, 6,2 milioni di persone, stanno affrontando una grave situazione di insicurezza alimentare e si prevede che circa 185.000 bambini soffriranno di malnutrizione acuta grave, nei prossimi mesi. In Yemen, a causa degli ultimi due anni di violenti conflitti, 462.000 bambini sono attualmente colpiti da malnutrizione acuta grave con un aumento dal 2014 di circa il 200%".
Che ruolo rivestono in questo contesto realtà come l’Unicef? 
"L’Unicef, come altre organizzazioni, è di vitale importanza per i bambini che si trovano ad affrontare guerre, povertà, carestie e catastrofi naturali. Senza il nostro lavoro, migliaia di bambini e le loro famiglie non potrebbero ricevere assistenza di base come alimenti terapeutici, vaccini, servizi igienico sanitari, acqua potabile, istruzione, materiale scolastico, supporto piscologico. Per quest’anno, ad esempio, parte del nostro impegno sarà finalizzato a garantire cure terapeutiche a milioni di bambini gravemente malnutriti in diverse parti del mondo".
Com’è organizzata l’Unicef Italia e che incarico ha nel contesto internazionale? "Il Comitato Italiano per l'Unicef è uno dei 34 Comitati Nazionali dell’Unicef, l'organo sussidiario delle Nazioni Unite, che ha il mandato di tutelare e promuovere i diritti di bambine, bambini e adolescenti in tutto il mondo, e di contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita. In Italia realizziamo campagne di sensibilizzazione e raccolta fondi di respiro nazionale e internazionale per la promozione e la tutela dei diritti dei bambini in tutto il mondo, nel nostro Paese e nei Paesi in via di sviluppo. I bambini sono bambini ovunque essi siano. Attraverso le nostre attività e grazie al sostegno dei donatori italiani trasferiamo fondi necessari per i programmi sul campo".
Come possiamo dare una mano concreta noi italiani per contribuire a far soffrire di meno questi bambini?
"Per fortuna gli italiani sono sempre attenti e generosi in riferimento alle emergenze che coinvolgono i bambini nel mondo e di questo come Unicef Italia siamo grati. Il nostro lavoro purtroppo non si interrompe mai, perché il conflitto in Siria non è terminato, perché la carestia in Africa sta mettendo a repentaglio le vite di migliaia di persone, perché l’Italia deve essere sempre più un paese a misura di bambino. E’ possibile sostenere i nostri programmi a favore di tanti bambini vulnerabili in tutto il mondo visitando il sito web www.unicef.it , dove è possibile effettuare donazioni o reperire informazioni sulle nostre campagne".
Ci sono iniziative specifiche di raccolta fondi nell’immediato?
"Attualmente abbiamo diverse iniziative di raccolta fondi attive: dal 5 per mille, ai lasciti testamentari, alla raccolta fondi per la carestia in Sud Sudan per sostenere i bambini della Siria. Voglio ricordare però anche un’altra parte fondamentale della nostra organizzazione: i tantissimi volontari dei Comitati regionali e provinciali dell’Unicef, attivi in tutta Italia, che con impegno e dedizione portano avanti tante nostre iniziative".
Quali sono gli elementi di garanzia che possono essere divulgati per arginare il possibile ostacolo della diffidenza legata alle donazioni?
"L’Unicef è da 70 anni che lavora per i bambini in tutto il mondo. Per noi questi 70 anni rappresentano una garanzia. Abbiamo portato aiuti ai bambini in Europa colpiti dalle Seconda Guerra Mondiale, abbiamo dato vita alle prime campagne di vaccinazione nei Paesi in via di sviluppo e lavorato perché tutti i bambini vedessero riconosciuti i propri diritti. L’anno scorso ad esempio soltanto in Siria siamo stati accanto ad oltre 1,5 milioni di persone in aree sotto assedio e difficili da raggiungere, fornendo aiuti fondamentali per la salute, i servizi e l’istruzione. Queste persone senza il supporto dell’ Unicef e dei nostri partner probabilmente non avrebbero potuto ricevere l’aiuto di cui avevano bisogno. Durante i miei viaggi sul campo in Sierra Leone, Giordania, Libano, ho incontrato tanti bambini, tanti operatori Unicef appassionati che rischiano la vita ogni giorno. Situazioni difficili, disperate, ma i sorrisi di quei bambini che ricevevano gli aiuti e il sostegno dell’Unicef sono stati la prova più vera che mi ispira e mi spinge a fare ciò che faccio, perché so che ogni euro donato si trasforma in aiuto concreto".
Lei è anche padre, lanci un messaggio per sensibilizzare i tanti genitori del nostro Paese a contribuire ad una nobile causa
"Credo che il desiderio di ogni genitore sia quello di vedere il proprio figlio crescere nel migliore dei mondi possibili. Mio figlio rappresenta il futuro e come lui milioni di bambini in tutto il mondo. Ogni genitore, ha la responsabilità di quel futuro. Se noi oggi costruiamo muri, divisioni, tensioni, ai nostri figli non lasceremo altro che un mondo ancora più complicato, difficile e chiuso. Se tutti i bambini vedessero i loro diritti rispettati, allora non ci sarebbero più spose bambine, matrimoni precoci, bambini che migrano lasciando alle proprie spalle tutto e andando incontro ad un futuro incerto e pieno di pericoli. Tutte queste situazioni rappresentano una sfida di cui dobbiamo essere consapevoli perché per avere società più eque, abbiamo bisogno di adulti consapevoli. Aiutare i bambini diventa la nostra unica speranza". 

Antonella Chirico

venerdì 24 marzo 2017

DA ALLEN A SCORSESE, LA RIVOLUZIONE E' ON DEMAND

Scottie Pippen e Michael Jordan, Paolo Maldini e Roberto Baggio, Michael Schumacher ed Eddie Irvine. Chi non li vorrebbe rivedere in campo o in pista, ancora una volta? La nostra nostalgia targata anni ’90 sarà presto mitigata da un’altra coppia, una del grande schermo, una da una dozzina di pellicole storiche a testa. Li abbiamo visti insieme per la prima volta nel 1995 in Heat – La Sfida di Michael Mann e, poi, nel meno memorabile Righteous Kill (Sfida senza regole) del 2008. Nella parte seconda de Il Padrino (1974), pur prendendo parte allo stesso film, non si incontrarono mai sul set. Stiamo parlando naturalmente di Al Pacino e Robert De Niro. Due che, nel gergo calcistico odierno, verrebbero definiti dei top player. Entrambi saranno diretti da Martin Scorsese, che tornerà a girare dopo oltre dieci anni un gangster movie (l’ultimo The Departed con il Nicholson-DiCaprio-Damon) dal sapore irlandese. Anche Joe Pesci sarà della partita. E’ o non è il cinema la fabbrica dei sogni? Il titolo della pellicola alla quale il regista newyorkese sta lavorando è “The Irishman” e dovrebbe vedere la luce nel 2019. Nel film, secondo gli ultimi rumors, con l’ausilio della tecnologia vedremo “ringiovanire” le tre stelle classe ’40.
A proposito di tecnologia, c’è un’altra notizia altrettanto sorprendente che riguarda direttamente questo film e che segna, in maniera inconfondibile, l’ingresso nell’industria cinematografica con entrambi i piedi di Netflix, colosso mondiale del video-on-demand, che – per intenderci – ha prodotto serie tv del calibro di House of Cards
Il gruppo che offre film e serie televisive nella sua piattaforma streaming può contare su 74,8 milioni di abbonati in tutto il mondo. Secondo fonti autorevoli, sarà proprio l’azienda statunitense a distribuire il nuovo film di Martin Scorsese. Netflix infatti ha comprato i diritti per il Nordamerica e nel resto del mondo, battendo la concorrenza della 20th Century Fox e della Universal. 
Così Reed Hastings mostra i muscoli, dimostrando di potersi assumere dei rischi, di poter affiancare la major e competere con le più importanti case di produzione e distribuzione cinematografica del mondo. I numeri sono dalla sua parte.
Netflix, presente in Italia dall’ottobre scorso, potrebbe anche decidere di distribuire “The Irishman” agli abbonati. Un colossal firmato Scorsese che debutta nelle smart tv e negli smartphone. Impensabile fino a qualche anno fa.  
E’ chiaro oramai come le piattaforme on demand siano destinate a giocare un ruolo di primo piano nell’industria cinematografica, producendo un numero crescente di contenuti originali. Negli ultimi anni lo hanno ampiamente dimostrato. Non a caso Amazon Prime Video e Netflix sono approdati agli Oscar 2017. Amazon ha “conquistato” tre statuette per Manchester By The Sea e Il Cliente e Netflix una per il documentario The White Helmets.
Sempre per Amazon Studios, un certo Woody Allen ha messo in piedi, per la prima volta nella sua carriera, una serie tv. “Crisis in six scenes” in Italia (sempre sulla piattaforma di Prime Video) è disponibile proprio a partire da oggi, venerdì 24 marzo. 
E’ questa la rivoluzione dettata dalla tecnologia. Inevitabile. Come direbbe Robert De Niro in The Untouchables, “la vita continua…”.

Walter Alberio

giovedì 23 marzo 2017

PIZZA, SPAGHETTI E...ANALFABETISMO FUNZIONALE

Mentre il mondo viaggia spedito lungo il sentiero della nuova rivoluzione digitale, scandita dalle innovazioni di internet 3.0, l'Italia segna ancora il passo sul fronte delle competenze digitali e della padronanza dei linguaggi utilizzati dalle nuove tecnologie. Già perché il nostro Paese fra i tanti ritardi e le numerose incompiute che ne segnano il proprio, faticoso, percorso di sviluppo, deve registrare anche il primato negativo nella speciale classifica sull'analfabetismo funzionale. L'Italia, secondo i dati Ocse-Piaac (Programme for International Assessment of Adult Competencies), risulta essere proprio tra le peggiori in Europa (davanti solo alla Turchia), segnalandosi per la presenza di una nutrita schiera di persone di mezza età (55 anni circa) ma anche giovanissimi, che risultano sprovvisti delle più basilari capacità di comprendere un testo o delle comuni competenze e conoscenze indispensabili nella vita di ogni giorno. In altre parole, gente che rischia di andare in tilt di fronte ai comandi di un bancomat o anche di un semplice foglietto di istruzioni. Per non parlare poi, dell'utilizzo di internet, laddove persino la compilazione di un banale form composto da "login" e "password", può diventare un'autentica questione di Stato. 
Anche a fronte di un tasso di alfabetizzazione prossimo al 100%, dunque, sembra serpeggiare la difficoltà di un'ampia fetta della popolazione a compiere analisi approfondite e, spesso, anche ad andare semplicemente oltre gli input e gli stimoli provenienti, esclusivamente, dalle proprie esperienze personali. Un caso che riguarda persone comuni, spesso con un lavoro, ma apparentemente sconnesse dal contesto socioculturale.
E senza scomodare le pur autorevoli analisi degli esperti dei vari rami dello scibile umano, è possibile osservare questo preoccupante scenario guardando, semplicemente, a quanto accade intorno a noi, per strada, nei luoghi di lavoro, al supermercato, in autobus a cena fra amici. In particolare a colpire è la scarsa riconoscibilità del processo di formazione dell'opinione pubblica, che continua ad apparire come un fattore dominante nel nostro tempo. Non meraviglia, d'altra parte, che l'attenzione di molta gente sia catalizzata in misura sempre più inquietante dal fenomeno, ancora inarrestabile, delle "fake news", da strampalate teorie cospirative, da credenze di ogni tipo e da pseduo battaglie civili, non ultima l'assurda e ridicola crociata contro i vaccini. 
La questione assume un rilievo cruciale anche all'interno delle dinamiche sociali ed economiche dell'intero sistema Paese. In una delle sue ultime testimonianze, il concetto era stato ribadito a chiare lettere anche dal linguista, Tullio De Mauro: "Come confermato dai più illustri economisti, il grave analfabetismo strumentale e funzionale incide negativamente sulle capacità produttive del paese ed è responsabile del grave ristagno economico che affligge l’Italia dai primi anni novanta". Più chiaro di così.

LDA

mercoledì 22 marzo 2017

SOCIAL, “GENERAZIONE Z” AL BIVIO

Basta un clic del mouse del nostro computer o accarezzare con i polpastrelli lo schermo touchscreen del nostro iPad, iPhone o smartphone per spostarci da un punto all’altro del pianeta. È il nomadismo dell’era della comunicazione e dell’informazione i cui effetti hanno già avviato una mutazione antropologica. La nostra vita reale, infatti, è obbligata a ricorrere alla mediazione dei social network. Le moderne tecnologie sono di grande aiuto sia nelle relazioni umane, sia nel mondo del lavoro, degli affari, nella valorizzazione dei territori e, soprattutto, negli scambi commerciali e nella soddisfazione di bisogni immediati. L’uomo postmoderno si porta dietro il mondo: in tasca o nel palmo di una mano e lo fa girare a suo piacimento attraverso la versatilità delle applicazioni (App) di cui dispone il dispositivo tecnologico in suo possesso. Man mano che prendiamo confidenza con gli strumenti del comunicare le nostre connessioni diventano sempre più lunghe: le statistiche indicano una media di 6/7 ore giornaliere. Da una decina di anni a questa parte la nostra vita reale è costretta a fare i conti con la virtualità che provoca delle vere e proprie patologie che influiscono profondamente sulle relazioni interpersonali. Le dipendenze virtuali stanno aumentando esponenzialmente con nuove classificazioni patologiche che condizionano le relazioni sociali, la salute psicofisica delle persone e finanche la situazione economica del singolo e delle famiglie.
Come in tutte le dipendenze, quella da social riguarda persone che presentano delle fragilità emotive di base: difficoltà psicologiche, stati d’ansia, disturbi ossessivi – compulsivi, depressione.  Lo smartphone è come la lampada di Aladino: soddisfa qualsiasi desiderio, anche rispetto alla durata della connessione, ma riduce la nostra capacità di percepire i rischi. Il prolungato accesso alla rete telematica, ad esempio con la mediazione dello smartphone, ci trasferisce in uno stato di onnipotenza, virtuale e non reale, che si manifesta, in prevalenza. nei soggetti che presentano una fragilità emotiva di base. In queste persone l’uso dei social viene vissuto come l’occasione per esorcizzare le problematiche relazionali o il tentativo di evadere dalla sofferenza emotiva. 
L’intossicazione digitale ci fa entrare in una bolla che estranea dalla realtà. E così capita a molti di sentirsi persi se il mondo che si portano dietro, per assenza di campo, per una batteria scarica o bruciata, si trovano improvvisamente offline. Uno stato ansioso che gli esperti chiamano nomofobia. Altra categoria di intossicati digitali, quella degli hikikomori (i ritirati sociali), vede protagonisti adolescenti, giovani, adulti, anziani, che si rifugiano nel web isolandosi dal mondo reale. Recentemente, però, c’è una maggiore consapevolezza sui rischi di uno stato esagerato di connessione. Un segnale che parte dalla generazione Z che ha deciso di non vivere di social, o solo di social.

Antonio Latella

martedì 21 marzo 2017

NUOVE TECNOLOGIE, SIAMO TUTTI NOMOFOBICI?

Batteria al 10 per cento, nessun caricabatterie nei paraggi, giga al lumicino, connessione wifi precaria o assente, impossibilità di comunicare con il mondo (virtuale) esterno. Più del terrorismo, dei conflitti e della crisi economica, spesso, sembra essere questa la vera paura del nostro tempo. Un'ansia generalizzata a cui recenti studi hanno assegnato un'identità ben precisa: nomofobia, ovvero "no mobile phone".
Un fenomeno che, senza per forza arrivare nella sua dimensione patologica, chiunque di noi sperimenta più volte nel corso della propria quotidianità. E se è vero che lo smartphone, oggi, rappresenta ormai una parte di noi, non più solo un oggetto concepito unicamente per comunicare, la paura di non poterlo utilizzare è diventata uno degli incubi del terzo millennio.
E come per ogni patologia anche per la nomofobia sono stati già individuati e classificati i sintomi e rimedi. Da un costante stato d'ansia, fino all'accelerazione del battito cardiaco e, nei casi più estremi, panico, nausea e vertigini, sono questi i segnali attraverso i quali si manifesta un disturbo impensabile fino a pochi anni fa.
Un malessere preceduto dalla tendenza, compulsiva, a controllare continuamente lo smartphone, in particolare la presenza di notifiche, messaggi, chiamate, pop up o qualsiasi altro segnale di vita il dispositivo possa generare. Il tutto non solo durante una normale settimana lavorativa ma, magari, anche nel bel mezzo di una vacanza o nei momenti di relax in famiglia o con amici.
Il rischio di dipendenza patologica è dietro l'angolo come confermano anche psicologi e psicoterapeuti. E non bisogna sottovalutare gli episodi di rabbia e irrequietezza ai quali spesso non si riesce a trovare una valida spiegazione. Alzare lo sguardo dal display, provare a fare un uso consapevole dello smartphone e rivalutare il fascino delle esperienze multisensoriali possono essere  rimedi efficaci. Per tutto il resto, naturalmente, c'è la psicoterapia.

LDA

lunedì 20 marzo 2017

‘SCILLA365’, GRANDE SUCCESSO PER LA SAGRA DEL PESCE POVERO

“Abbiamo registrato un ottimo successo sia in termini di presenze sia per quanto riguarda l’adesione da parte dei ristoratori che hanno sposato questa nostra iniziativa, i quali, con la loro riconosciuta professionalità, sono riusciti a garantire un ottimo servizio ed una cucina prelibata a tutti gli avventori”. Così Aldo Bergamo, presidente della Pro loco di Scilla in riferimento alla “Sagra del pesce povero” che ha animato la perla tirrenica durante il weekend appena trascorso. Un appuntamento organizzato nell’ambito della kermesse “Scilla 365”, un nuovo progetto di promozione turistica e territoriale del borgo di Scilla e della Costa Viola, messo in campo dalla Pro Loco, appunto, e dalla società “New Talk Srl”.
Un percorso del gusto ospitato da diversi locali della zona che hanno allestito, per l’occasione, menù differenziati a prezzi speciali e preparati con le popolari e nutrienti prelibatezze dei nostri mari. “Siamo soddisfatti per la riuscita della sagra - hanno commentato i ristoratori Giuseppe Scarfone e Claudio Cama - che ci ha permesso, già dai momenti immediatamente successivi alla sua promozione, di raccogliere numerose prenotazioni. Un’opportunità realizzata sull’idea del fare rete per il territorio: un modus operativo che consente di stimolare le presenze nel comprensorio, dando input all’indotto economico”.
“Questo tipo di pesce - ha precisato la chef Antonella Lombardo - è ricco di proprietà nutritive importanti e fa parte del nostro patrimonio faunistico e gastronomico. E’ bene, così come fatto con quest’interessante iniziativa, che l’importanza di tale tipologia ittica venga sostenuta per la tutela del consumatore e per il mantenimento delle nostre tradizioni”. 
“La promozione di Scilla e delle sue peculiarità - hanno ribadito lo chef Gregorio Tralongo e la ristoratrice Angelina Pirrotta - passano anche e soprattutto attraverso determinati eventi. Sotto l’aspetto prettamente culinario possiamo evidenziare la soddisfazione dei clienti registrata durante questi due giorni. La proposta del nostro locale è stata molto variegata proprio perché il pesce povero si presta a diverse e gustose interpretazioni che ne esaltano le qualità”.  
A sottolineare la versatilità del pesce povero anche lo chef Salvatore Ciccone, che oltre a ringraziare la Pro Loco per l’ottima organizzazione, ha ricordato come questo tipo di prodotto ittico venga pescato con una rete particolare chiamata “cianciolo”. “Molto utilizzate la spatola e le alici - ha spiegato - che per le loro caratteristiche sono idonee a vari usi nel comparto gastronomico”. 
“Un ottimo progetto - ha infine aggiunto il ristoratore Domenico Scarano -. E’ necessario continuare a lavorare in tal senso così da stimolare l’attrattività del territorio, credendo nella collaborazione sinergica per generare un benessere che investa l’intera comunità scillese”. Forte dei numeri, infatti, la Pro Loco si propone di realizzare una nuova sagra puntando sulla coralità dell’evento e su altri prodotti tipici della zona.          

Labecom
Reggio Calabria, 20 marzo 2017

domenica 19 marzo 2017

PROTEZIONE CIVILE, CONVEGNO DEL ROTARY REGGIO CALABRIA CON LA PARTECIPAZIONE DEL DIRETTORE DELL’INGV

Il convegno organizzato dai club “Rotary Reggio Calabria” e “Rotary Reggio Calabria Sud Parallelo 38”, dal titolo: “Rischio sismico e idrogeologico: quale prevenzione?” ha riunito nella sede di Confindustria Reggio Calabria qualificate personalità del mondo scientifico e istituzionale. 
“Si tratta di una tematica di stretta attualità – ha spiegato il giornalista Giampaolo Latella, moderatore dell’incontro - per una regione nella quale il dissesto idrogeologico costituisce una delle ferite più gravi del territorio”. 
Dopo i saluti del presidente Confindustria Reggio, Andrea Cuzzocrea e dell’Ing. Francis Cirianni, presidente provinciale dell’ordine Ingegneri, è stata la volta dell’ing. Francesco Foti che ha ricordato: “sono stati stimati in 143 miliardi di euro i danni provocati dai terremoti negli ultimi 50 anni. Se si intervenisse con sistematicità e priorità su alcuni elementi chiave salveremmo tantissime vite e risparmieremmo danni ben maggiori al patrimonio pubblico e privato”. Bisogna intervenire dal punto di vista culturale perché “non c’è richiesta di prevenzione sismica. La percezione del rischio è molto bassa soprattutto fra i privati”. 
Lo stesso vale per il rischio idrogeologico affrontato dall’ingegnere Angelo Viglianisi che ha mostrato quanto sia poco stimato questo pericolo con la casa dello Studente realizzata sull’alveo del torrente Annunziata a sua volta “incamiciata” e ristretta nel suo corso naturale. 
Estremamente puntuale e approfondita la relazione di Domenico Crupi, comandante del corpo di Polizia metropolitana per il quale “se si conoscessero quali responsabilità incombono sul capo del primo cittadino in materia di protezione civile si assisterebbe a una crisi vocazionale al’atto delle candidature”. Il prof. Giancarlo Spezie, docente emerito di oceanografia fisica dell’Università di Napoli ha rilevato le anomalie climatiche del Mediterraneo e le sue ripercussioni sui rischi idrogeologici. “Il nostro bacino è un accumulatore di calore. Le perturbazioni che partono dall’Atlantico e arrivano sul Mediterraneo si possono trasformare in precipitazioni violente con ricadute sul sistema idrogeologico”. 
Secondo il prof. Nicola Moraci “L’Italia è un paese multi rischio”. Frane, alluvioni e sismicità devono costituire gli elementi concorrenti e complementari di un’azione virtuosa di messa in sicurezza. Accurata poi la relazione del prof. Alfonso Vulcano che si è soffermato sul tema della protezione antisismica evidenziando come l’Italia sia dotata di norme tecniche molto complesse ma al passo con i tempi. “Il problema sta nell’applicazione delle norme e nel loro controllo”. 
L’intervento più atteso è stato quello di Maria Siclari, direttore generale dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che ha voluto evidenziare l’importanza della comunicazione fra istituzioni e cittadini come elemento centrale nella gestione delle emergenze. “Dopo il terremoto dell’Aquila – ha detto - si dovrebbe pensare che la consapevolezza del rischio sia elevata. Invece non è così. Solo il 6% della popolazione ha un’elevata percezione del pericolo”. 
L’assessore regionale Francesco Russo ha cercato di dare evidenza di quanto l’ente territoriale stia cercando di fare per la riduzione del rischio in Calabria partendo da un assunto: “i soldi ci sono ma gli enti non li spendono”. Milioni di euro sul piatto di Comuni ed altri enti locali per la messa in sicurezza di edifici pubblici e sistemi viari che restano in cassaforte o ritornano a Bruxelles per la mancanza di un’adeguata capacità progettuale e di spesa. 
Le conclusioni dell’incontro sono state tratte dal presidente del Rotary Club Reggio Calabria, Antonello Scopelliti il quale ha ribadito l’impegno del sodalizio nel promuovere i temi della cultura e della prevenzione, fare da stimolo alle istituzioni e ai cittadini perché alla tematica del rischio venga data la giusta priorità e diventi un elemento stabile della società calabrese.

Labecom
Reggio Calabria, 18 marzo 2017

venerdì 17 marzo 2017

AFFERRATE GLI ANNI VELOCI

«Che la vita è comunque bella: ecco che cosa non devi mai scordare». Con questa frase Carmine Abate inizia il suo romanzo “Gli anni veloci” (edito da Mondadori) che narra della storia d’amore di due ragazzi ma non si limita a questa. I due giovani protagonisti durante il racconto attraversano ‘pezzi’ di storia italiana accompagnati dalle parole delle canzoni di Lucio Battisti e Rino Gaetano. Sono adolescenti che durante la fase di crescita si scontrano con i drammi della vita e le tante gioie della stessa. Sono ragazzi appassionati che non hanno a disposizione gli strumenti tecnologici che gli adolescenti di oggi conoscono e (spesso) ne abusano finendo per esserne totalmente assorbiti. Nicola ed Anna, i protagonisti  del libro, sono giovani impegnati, fanno sport, leggono, hanno ambizioni, sognano in una parola: vivono. Forse è questo che manca agli adolescenti moderni la voglia di sperare in qualcosa, desiderare qualcosa e attivarsi per ottenerla accentando ogni pagina della vita, compresi le difficoltà.  Le cronache ormai (purtroppo) quotidiane ci disegnano una generazione persa, senza ideali a volte incapace di distinguere il bene dal male. La causa non può essere relegata solo ed esclusivamente alla nascita dei social e degli apparecchi d’intrattenimento virtuale, questi fanno parte di un sistema più complesso legato alla scarsa presenza degli educatori. Di coloro i quali, oltre ai genitori che sono e rimangono cardine dell’educazione di ognuno, entrano in contatto con i ragazzi e le ragazze per diversi motivi.
L’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova Giuseppe Fiorini Morosini durante una celebrazione si è rivolto alle madri (ma il concetto può essere esteso a ogni figura adulta che interagisce con i giovani) dicendo “Ascoltate i vostri figli”. Mettersi in ascolto non vuol dire solo udire quello che i giovani dicono, ma significa osservare con attenzione il loro comportamento. Dietro ad un’apparente inappetenza, o scarsa voglia di uscire o di dialogare si possono celare disagi più profondi. «Io ti parlo del dovere che hanno tutti i giovani di cambiare il mondo, o almeno di provarci» continua ancora la penna di Abate. Dov’è finita quella scintilla che spinge donne e uomini a desiderare di fare grandi cose? non importa il risultato ma il desiderio di ottenerle. «Tu se vuoi riuscire nella vita – si legge ancora nelle pagine del volume -  devi mettercela tutta, non basta il talento, conta soprattutto la volontà, non devi mai mollare, altrimenti la vita con le sue ferite e i suoi scazzeggi ti seppellisce vivo, ti affuca nella tua stessa pigrizia». Coinvolgere e stimolare le nuove generazioni, loro sono il futuro. Nei loro occhi il mondo ha bisogno di vedere la luce della speranza e lo splendore e la gioia della vita che verrà. «E non pensare che mi interessi solo la vittoria. Di più, molto di più, mi interessa la tensione del percorso fino al traguardo liberatorio: la mia rabbia alla partenza, la perfezione dei passi in avanti, il vento tra i capelli, il sentirti vivo mentre insegui la tua ombra come se inseguissi la felicità». 

                                                                                                                                   Antonella Chirico 

mercoledì 15 marzo 2017

ROSA DIGITALE, IL GRUPPO GIOVANI IMPRENDITORI AL ‘PIRIA’ CON DUE IMPRESE AL FEMMINILE

Da sinistra Attinà, Furfaro e Cutrupi
REGGIO CALABRIA - Pari opportunità nell’ambito della tecnologia e dell’informatica. E’ stato questo il focus del progetto “Rosa in digitale” che, grazie all’iniziativa del Gruppo giovani imprenditori di Confindustria, è approdato nell’aula magna dell’istituto “Raffaele Piria” di Reggio Calabria. Dopo i saluti della professoressa Monica Tuscano dello staff di presidenza che ha subito sottolineato la valenza dell’incontro, i giovani industriali hanno offerto gli studenti le proprie testimonianze ed esperienze.
“Oggi per distinguersi è necessario essere capaci e meritevoli” ha subito puntualizzato il presidente del Gruppo giovani industriali reggini, Samuele Furfaro, fondatore, tra le altre cose, della start up ‘Macingo’.   Il suo intervento ha voluto accendere i riflettori sui cambiamenti in atto nel mercato del lavoro. Sono le idee ad essere strategiche nel contesto odierno, come hanno dimostrato Menia Cutrupi (ceo & founder di Dreamlab srls) e Maria Attinà (Attinà & Forti srl). E Furfaro lo ha voluto sottolineare fortemente: “In un territorio difficile come quello calabrese loro hanno saputo innovare e leggere bene il contesto competitivo”. Forte è la spinta che proviene dal presidente  verso gli studenti: “Il sistema è cambiato, non esiste più il posto fisso. Siamo entrati nell’era dell’industria 4.0”. Una nuova rivoluzione industriale, quindi, in cui a dettare legge sono il digitale e le nuove tecnologie. Per Furfaro questa nuova era rappresenta nel contempo “un rischio e un’opportunità” perché si perderanno alcuni posti di lavoro, ma se ne creeranno altri”.  
Dopo l’intervento del giovane imprenditore, fari puntati sulle due aziende in rosa. Anche
Menia Cutrupi, ingegnere, ce l’ha fatta. Ha illustrato ai ragazzi la piattaforma ‘cofanettidicoccole.it’. Non prima però di aver raccontato gli inizi di un percorso che, dopo diverse difficoltà, l’ha portata a presentare la sua azienda in Parlamento, rappresentando così a Roma la Calabria. Cutrupi si è reinventata. Prima l’esperienza nell’azienda di famiglia dove “la ‘ndrangheta –  ha raccontato – ha bussato alla nostra porta. Abbiamo denunciato, successivamente tutti abbiamo perso il lavoro”. Dopo alcune porte in faccia e problemi, anche personali, Cutrupi non ha mollato e ha realizzato il suo sogno con “I cofanetti di coccole” che offrono ai clienti una vasta gamma di  servizi esistenti in Calabria da regalare alle persone care.
Anche Maria Attinà è un’imprenditrice di successo. Anche lei è sotto i 40 e lavora ogni giorno per fare crescere la propria impresa attiva nel settore delle conserve alimentari: “Siamo presenti sul mercato nazionale e internazionale – ha detto ai ragazzi – esportiamo per esempio anche negli Stati Uniti, in Canada e in Australia”.  “Sono io – ha aggiunto –  a organizzare le numerose fiere nazionali e internazionali alle quali partecipiamo”, spiegando agli studenti quello che significa essere “imprenditori di se stessi”, lavorando ogni mattina per cercare di fare crescere la propria creatura imprenditoriale.  In entrambe le aziende – hanno fatto sapere inoltre Cutrupi e Attinà – è possibile attivare i percorsi di alternanza scuola - lavoro previsti dalla normativa vigente.

martedì 14 marzo 2017

AEROPORTO DELLO STRETTO, CONFINDUSTRIA CHIAMA ALLA MOBILITAZIONE GENERALE

REGGIO CALABRIA - Confindustria Reggio Calabria intende organizzare iniziative forti per salvare il “Tito Minniti”. Quella per l'aeroporto dello Stretto è una battaglia di tutti, nella quale non devono esistere divisioni né colori politici o lotte tra correnti interne, ma occorre mettere al centro l'interesse superiore ed esclusivo di Reggio e della sua Città metropolitana. Per questo, qualora Alitalia dovesse rimanere irremovibile sulle sue decisioni, che condanniamo, siamo pronti a mettere in atto eclatanti forme di protesta. Bisogna uscire dai salotti e dai palazzi. Chiamiamo a raccolta i sindacati, gli studenti, la società civile, i rappresentanti politico-istituzionali, a manifestare prima dell’annunciata sospensione dei voli, dinanzi agli imbarcaderi privati a Villa San Giovanni. Chiediamo inoltre ufficialmente al sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà di mettersi in testa a questo legittimo movimento di popolo. Noi staremo al suo fianco. 
Sullo scalo di Ravagnese si è detto e scritto molto. Ci sembra però che si sia andati avanti in ordine sparso. Per questo, facciamo un forte richiamo all'unità perché per una volta i reggini non si dividano e dimostrino la capacità di fare fronte comune, come avviene in tutte le altre parti d'Italia e della Calabria. 
È urgente che Sacal, unico attuale interlocutore, avvii un immediato confronto con Alitalia. Come classe imprenditoriale abbiamo, a più riprese, denunciato le anomalie del sostanziale monopolio dell'ex compagnia di bandiera, che non può certo scaricare sull'utenza la responsabilità della sua dissennata gestione economica. 
Riteniamo inoltre non più rinviabile una partecipazione diretta dell’imprenditoria locale nella società di gestione degli scali calabresi, con un'iniezione di capitale significativa e “di peso”. Come Confindustria ci eravamo già detti disponibili a entrare in Sogas ma solo dopo una “due diligence”, che non è mai stata voluta perché avrebbe dimostrato la decozione dell'azienda, poi fallita. Adesso è cruciale che il territorio, non solo con gli enti ma anche con il tessuto produttivo, diventi attivo protagonista delle sorti dell'aeroporto dello Stretto ed è per questo che il territorio stesso deve avere funzione e ruolo all'interno della governance della Sacal. Azienda di cui auspichiamo un'adesione formale alla nostra associazione territoriale. Sempre da parte di Sacal, chiediamo la diffusione ufficiale dei contenuti del piano industriale strategico per avere un’indicazione chiara dei progetti e delle prospettive per l’aeroporto di Reggio e Messina.
Alla luce dello scenario attuale, si deve rapidamente lavorare per raggiungere alcuni obiettivi prioritari. Primo fra tutti un “pressing” delle istituzioni locali sul Governo nazionale per ottenere la continuità territoriale. Occorre mantenere i collegamenti storicamente acquisiti e creare le condizioni affinché altre compagnie aeree possano operare sullo scalo, indipendentemente dalla presenza di Alitalia. A quest’ultima va impedito di utilizzare per altre tratte gli slots reggini di atterraggio a Fiumicino e Linate. E' vero che la società è privata ma è anche vero che esiste una responsabilità sociale d’impresa che non si può eludere. 
Chi fa impresa deve rispondere al mercato, ma quello alla mobilità è un diritto primario che lo Stato deve garantire. Pretendiamo di essere cittadini uguali agli altri, nel rispetto del dettato costituzionale.

Ufficio stampa Confindustria Reggio Calabria
Labecom
Reggio Calabria, 14 marzo 2017

lunedì 13 marzo 2017

‘SCILLA365’, UN SICILIANO SUL PODIO DEL PRIMO TROFEO AUTOSLALOM ‘CITTÀ’ DI SCILLA

SCILLA - Un weekend all’insegna dei motori e della velocità, quello che si è svolto nell’ambito di “Scilla 365”, il grande progetto di valorizzazione e promozione territoriale voluto e organizzato dalla Pro Loco di Scilla in collaborazione con la società “New Talk”. Il secondo appuntamento del più ampio programma della manifestazione, ha visto protagonista la prima tappa del campionato regionale di autoslalom organizzato dall’Aci di Catanzaro e presieduto da Eugenio Ripepe. Una due giorni intensa e carica di entusiasmo, durante la quale cinquantadue piloti provenienti da Calabria, Sicilia e Campania, sono giunti nel borgo calabrese per disputare l’avvincente competizione. Dopo le verifiche sportive e tecniche ha preso il via la corsa, diretta da Antonio Cappelli. Ad una prima manche di ricognizione, si sono susseguite le tre gare-crono, disputate lungo il percorso, di circa 2,8 chilometri, che conduce fino a Melia.
E' stato il siciliano Rosario Miano a conquistare il primo posto sul favorito Gaetano Piria, già vincitore di due  passate edizioni della “Scilla-Melia”, arrivato sul podio. Realizzando il miglior tempo sulla migliore delle tre manches (2.02,69 minuti), il pilota di Giarre ha conquistato la coppa correndo su uno “sport prototipo” Elia Avrio per la scuderia Catania corse.
Arrivati in seconda e terza posizione rispettivamente, il messinese Alfredo Giamboi (che su una Fiat x1/9 ha chiuso lo slalom con un tempo di 2.09,65 minuti) e lo scillese Gaetano Piria a bordo dello “sport prototipo” Elia Avrio che ha fermato il cronometro a 2.12,65 minuti.
Un trionfo dunque per la casa automobilistica Elia Avrio, unica in Calabria a produrre questo tipo di auto da corsa, che ha visto arrivare in finale ben due prototipi, su tre iscritti alla gara. “Volgarmente chiamate le barchette, sono auto leggere e aperte – ha commentato Tommaso Elia, uno dei proprietari dell’azienda – e combattono sempre per la vittoria”.
Una menzione speciale merita la categoria "Attivita' di base", dedicata alle auto in scadenza di omologazione, per la quale si è classificato in prima posizione Vittorio Grandinetti, concorrente di Catanzaro che ha corso su un’Alfa Romeo 33, totalizzando un tempo di 2.22,77 minuti.
Prima tra le donne Angelica Giamboi, già arrivata al nono posto della classifica, si è aggiudicata la “Coppa Dame”, grazie ad un tempo di 2.19,94 minuti raggiuto su una Fiat x1/9.
La sezione “Under 23” è stata vinta dal diciottenne reggino Antonino Germanò, che alla sua prima gara ha realizzato il percorso in 2.22,58 minuti su una Peugeut 106.
Tutti i dettagli della classifica saranno pubblicati sul sito www.scilla365.it.
L’autoslalom, giunto alla terza edizione, comprende in tutto 11 appuntamenti (l’ultimo a dicembre con arrivo a Catanzaro). La prima tappa è stata curata dalla scuderia “Piloti per passione” di Sambatello che, nell’ambito dello stesso campionato, gestirà anche altre due tappe, a giugno a Gambarie d’Aspromonte e a novembre a Sambatello.
Il prossimo appuntamento di “Scilla 365” si terrà il 18 e 19 marzo  con la Sagra del pesce povero, allestita a Piazza San Rocco.

venerdì 10 marzo 2017

LA TECNOLOGIA SPACCA IN DUE LA MUSICA: O E' LIQUIDA O E' ANALOGICA

La tecnologia ha cambiato il nostro modo di ascoltare, vedere e anche di immaginare. Il web ha rivoluzionato la politica e il mercato dell’informazione, rimodellando le vecchie abitudini e costringendo le aziende a rivedere le proprie scelte per sopravvivere.
Non esiste settore che non sia stato travolto da questa ondata, che non abbia dovuto fare i conti con questo fenomeno economico, sociale e culturale. Compreso quello della musica e della discografia. La grande corsa al negozio di dischi vicino casa per comperare l’ultimo album dell’artista preferito è finita da un pezzo. Fatta eccezione per i grandi store, i locali specializzati nella vendita dei prodotti musicali, di città in città, si contano sulle dita di una mano. Non si vendono più dischi. Oggi la musica è gratuita, accessibile e immediata. Sul pc, sullo smartphone, attraverso le piattaforme streaming capaci di riprodurre l’universo musicale degli ultimi 70-80 anni.

Una realtà assodata alla quale il mercato discografico e gli artisti sono andati incontro senza soluzione di continuità. Spotify, piattaforma streaming, è l’emblema di questa new era per la musica. Nel 2015 l’azienda svedese ha fatturato 1,95 miliardi di euro, grazie ad abbonamenti (in larga parte) e pubblicità. Ma la maggior parte delle entrate sono finiti direttamente nelle case delle etichette musicali. Spotify nel corso del 2015 ha pagato, infatti, circa 1,63 miliardi di dollari alle case discografiche (+85% rispetto al 2014).
Lo streaming primeggia anche sul download, con 45 miliardi di canzoni ascoltate in rete. Secondo i dati della British Phonographic Industry, nel 2016 i download hanno subito un calo di quasi il 30% con 18 milioni di copie digitali scaricate.
Nel mercato odierno, però, non esiste solo la musica digitale o meglio "liquida". Se il Cd-rom viene progressivamente mandato in soffitta (-11,7 % nel 2016), il vinile in questi ultimi anni si sta riprendendo la sua rivincita. I dati forniti dalla discografia inglese, che fa un po’ da cartina di tornasole per la situazione europea, sono sorprendenti: le vendite hanno registrato un +53% e soltanto nel Regno Unito nell’anno appena trascorso sono stati venduti 3,2 milioni di vinili. Un risultato che non si vedeva dal 1991.

Come spiegare la rinascita dei 33, 45 e 77 giri? Se il digitale è il fast-food dell’ascolto musicale, l’analogico è la prenotazione al ristorante e la cena con vista mare. Sempre più persone, soprattutto (e paradossalmente) le giovani generazioni, si avvinano alla fisicità della musica rappresentata dal vinile, riconoscendone il valore estetico (a partire dalla copertina di un Lp) e sostanziale. Sempre più frequenti sono anche le esplorazioni nei mercatini, alla ricerca del “pezzo raro”. Un compact disc non può essere differente da un altro. Il vinile, invece, sì: una prima stampa, una ristampa anni ’80, pressata in Olanda o negli States. Con l’acquisto del vinile, l’ascoltatore è alla ricerca dell’originalità. Ma mettendo da parte considerazioni che potrebbero rientrare nel campo del collezionismo, chi sceglie l’analogico punta in primo luogo ad un’altra qualità del suono, sicuramente più caldo e meno compresso.
E, poi, alla fine di tutto, c’è il giradischi, la puntina e il disco sul piatto. Un rituale che non ha niente a che vedere con il click e che prepara all'ascolto chi lo compie.
E' quindi l'originalità a resistere alla legge del progresso. L'unicità. A testimoniarlo, la crescita di partecipazione (e del costo dei biglietti) dei concerti, sempre più veri e propri eventi. 

martedì 7 marzo 2017

SCILLA365 SCALDA I MOTORI, DOMENICA AL VIA IL PRIMO TROFEO AUTOSLALOM ‘CITTÀ’ DI SCILLA’

SCILLA - Al via domenica 12 marzo la prima gara del campionato regionale di autoslalom organizzato dall’Aci di Catanzaro presieduto da Eugenio Ripepe. A Scilla si svolgerà la prima tappa (undici in tutto le gare previste, l’ultima a dicembre con arrivo a Catanzaro), la cui organizzazione è stata curata dalla scuderia “Piloti per passione” di Sambatello che, nell’ambito dello stesso campionato, gestirà anche altre due tappe, a giugno a Gambarie d’Aspromonte e a novembre a Sambatello.
L’appuntamento si preannuncia come un momento adrenalinico, esaltante e di puro divertimento all’interno del più ampio programma di “Scilla 365”, il grande progetto di valorizzazione e promozione territoriale voluto e organizzato dalla Pro Loco di Scilla in collaborazione con la società “New Talk”.
Nella suggestiva cornice  della Costa Viola si ritroveranno i migliori piloti della categoria, provenienti da Calabria, Sicilia e Campania. Per loro il weekend inizierà già sabato 11 marzo con la giornata interamente dedicata alle verifiche sportive e tecniche propedeutiche alla gara.
Domenica 12 marzo, alle ore 8,30, il via della gara da Scilla (nei pressi dell’acquedotto) con la prima manche di ricognizione e le successive tre crono che animeranno tutto il tragitto, di circa 2,5 chilometri, che conduce fino a Melia. La direzione della corsa, che vedrà impegnate circa sessanta macchine, sarà affidata ad Antonio Cappelli. La “Scilla-Melia” si è già disputata nel 2007 e nel 2008 e, in entrambe le occasioni, a dominare è stato il veterano locale Gaetano Piria, campione calabrese nel 2014 e già vincitore della Coppa Csai.
Per consentire lo svolgimento in sicurezza della manifestazione la strada provinciale, proprio a partire dalle ore 8,30, sarà chiusa al traffico, pertanto per gli spostamenti si potrà utilizzare il percorso alternativo “Campo Calabro – Melia”. Nel pomeriggio a Scilla, in piazza San Rocco, è in programma la cerimonia di premiazione.

l.d./Labecom
Reggio Calabria, 7 marzo 2017

lunedì 6 marzo 2017

LA LUNGA BATTAGLIA DI FACEBOOK ALLE "FAKE NEWS"

Si annuncia come una vera e propria rivoluzione quella avviata da Facebook sul fronte, caldissimo, delle cosiddette "fake news". In attesa che il sistema del "bollino rosso", partito qualche mese fa entri pienamente a regime, il primo caso di smascheramento di una notizia bufala ha fatto il suo esordio con un bersaglio d’eccezione, ovvero il presidente americano, Donald Trump.
Falsa la notizia di una fuga di informazioni contenente dati sensibili provenienti dalla Casa Bianca che sarebbe partita direttamente dal suo smartphone. Il triangolino rosso con tanto di punto esclamativo, immediatamente riconoscibile dagli utenti della piattaforma di Menlo Park, ha fatto la sua prima vittima all’interno del mainstream delle bufale ingabbiando nelle maglie del “fact checking” il povero “TheSeattleTribune.com”. Con l’ormai noto istinto innovatore che da sempre ne anima idee e azioni, il colosso di Mark Zuckerberg è dunque passato subito dalle parole ai fatti, raccogliendo il grido d’allarme lanciato dall’intero universo web su questo complesso problema e creando le dovute contromisure.
Il fenomeno delle “fake news”, d’altro canto, ha assunto dimensioni inquietanti imponendosi come vero e proprio fattore di distorsione dei media tradizionali e della capacità stessa che l’opinione pubblica ha, di formulare un’idea chiara e corretta su tutto ciò che accade nel mondo.
Non sarà battaglia una facile né, tantomeno, breve. Gli effetti del nuovo sistema di difesa si vedranno solo nei prossimi mesi e, inevitabilmente, Facebook sarà chiamato a perfezionarlo ulteriormente. La stessa notizia del fasullo hackeraggio ai danni dello smartphone del presidente Trump è circolata per alcuni giorni prima di essere classificata come “Disputed”, a testimonianza di quanto sia pervasivo e (incredibilmente) efficace il circuito messo in piedi dai professionisti della bufala.