mercoledì 4 novembre 2015

Gioia Tauro, la richiesta di Confindustria Reggio: “Nella legge di Stabilità un emendamento per salvare il porto”

“Scongiurare la fine del Porto di Gioia Tauro”. Esordisce così il presidente di Confindustria Reggio Calabria Andrea Cuzzocrea nella conferenza stampa indetta per parlare dello scalo reggino.  Un lungo incontro con i giornalisti in cui il direttivo degli industriali ha richiamato l’accordo tra governo, Regione e parti sociali che nel 2011 prevedeva atti precisi per Gioia Tauro, completamente disattesi dallo Stato, per poi chiedere un impegno immediato per il porto fin dalla prossima legge di Stabilità. “Prima di parlare di interventi importanti e strategici come la Zes, ricordiamoci che  il cuore del sistema portuale è ancora oggi il transhipment. Settore che negli ultimi mesi sta soffrendo fortemente”.  Per il presidente degli industriali senza l'attività di trasbordo dei container, Gioia Tauro non ha futuro perché viene meno il presupposto di ogni ragionamento fondato sullo sviluppo dell'area retroportuale e dell'intera economia calabrese. Cuzzocrea si appella alle forze politiche: “Rivolgete lo sguardo alle impellenti necessità legate alla sopravvivenza di Gioia Tauro.  I volumi di traffico  - analizza il presidente di Confindustria Reggio Calabria - si sono pesantemente ridotti e questo influisce in ottica occupazionale e in ottica di sviluppo dell’area retroportuale”. 
Da via del Torrione è stato ribadito il concetto che bisogna salvaguardare quello che c’è per poter pensare e creare una solida piattaforma logistica integrata. “Per fare questo – ha continuano Cuzzocrea – si devono creare le condizioni economiche e di mercato utili ad attrarre investitori. Oggi la situazione di Gioia Tauro, vicina a un punto di non ritorno, impone unità di visione e di intenti, in una battaglia che deve accomunare tutti gli attori socio-economici: lavoratori, imprenditori, aziende, parti sociali, governo della Regione, parlamentari della Repubblica eletti in Calabria. Se non muteranno le attuali condizioni, l'unico armatore che opera nel porto sarà indotto a riposizionare altrove le proprie navi, togliendo definitivamente l'ossigeno a Gioia Tauro”. 
Rendere competitivo lo scalo reggino è condicio sine qua non per la sua stessa esistenza e per gli scenari di sviluppo futuri. Gli imprenditori stranieri, ha fatto notare il presidente di Confindustria, investono dove esistono condizioni economiche vantaggiose. “Abbassare il costo del lavoro, ridurre le accise sui carburanti e eliminare le tasse di ancoraggio per i porti di transhipment che in questo momento sono solo Gioia Tauro e Cagliari. Queste – precisa Cuzzocrea – sono azioni che si possono fare subito, immediatamente”. Il presidente di Confindustria ha concluso, anche in vista del vertice previsto per domani a Roma con il ministro Delrio: “Ci appelliamo alle autorità di governo nazionale affinché dimostrino concretamente di tenere alle sorti del porto, inserendo nella legge di Stabilità un apposito emendamento che salvi Gioia Tauro con i provvedimenti a cui lo Stato si era impegnato con l'accordo del 2011 e che non sono mai stati emanati. E nel contempo i nostri parlamentari con serietà sollecitino l'iter del progetto di legge sulla Zona economica speciale, approvato dal Consiglio regionale e trasmesso in Parlamento per l'esame delle Commissioni competenti”.  
Ad incontrare i cronisti, questa mattina, oltre al vicepresidente vicario Valerio Berti, c’era anche Gualtiero Tarantino, componente del direttivo di Confindustria Reggio Calabria che ha evidenziato: “Probabilmente questo è il punto più basso degli ultimi 20 anni dello scalo. Siamo arrivati a questa condizione perché a parere mio c’è stato uno scarso interesse rispetto ai problemi legati a Gioia Tauro. Il fallimento attuale del porto è da rintracciare nella scarsa capacità di creare a supporto del  transhipment attività produttive. Oggi molte aziende che operano nello scalo stanno chiudendo. Nel momento in cui il mondo del transhipment nel Mediterraneo è cambiato ed il trasporto delle merci è diventato occasione di guadagno su scala globale, gli Stati si devono adeguare. Lo ha fatto bene la Spagna che ha capito che le azioni d’intervento dovevano andare verso questa direzione, in Italia le cose non sono andate così e Gioia è rimasta un’isola scollegata dal mondo. E’ arrivato il momento che chi è deputato a decidere sulle sorti della nostra terra deve avere la capacità di promuovere una governance unitaria per difendere – ha concluso - Gioia, il suo sviluppo e l’economia dell’intera Calabria”. 

a.c./Labecom 
Ufficio Stampa Confindustria Reggio Calabria 
RC, 4 novembre 2015

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