domenica 19 luglio 2015

TABULARASA 2015: CASO MORO, PRESENTATO LIBRO - INCHIESTA “COMPLICI – IL PATTO SEGRETO TRA DC E BR”

L’autrice Stefania Limiti: “Sul caso Moro si cerca ancora la verità, quella che conosciamo è stata pattuita tra le Brigate Rosse e una parte di Democrazia Cristiana”
       

Si chiama “Complici – il patto segreto tra DC e BR” il libro scritto da Stefania Limiti e Sandro Provvisionato che offre una nuova lettura e apre nuovi interrogativi sull’omicidio del presidente della Dc Aldo Moro, sequestrato a Roma il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio dello stesso anno. Durante la serata di Tabularasa 2015, Limiti ha discusso con Giusva Branca e Raffaele Mortelliti delle tante ombre che ancora avvolgono il caso. “Sono passati 37 anni – ha detto – e non sappiamo ancora la verità. Si è sentito dire di tutto, perché c’è una verità impacchettata, ufficiale: quella pattuita e contrattata tra le Brigate Rosse e una parte della Democrazia Cristiana”. Una contrattazione che secondo l’autrice sarebbe avvenuta nel carcere di Paliano, a Frosinone, dove negli anni ’80 erano detenuti gli appartenenti della cosiddetta “Area Omogenea”, i dissociati, ovvero gli appartenenti a gruppi eversivi che poi avevano scelto di rinnegare il proprio percorso. Tra loro Morucci uno dei quattro uomini arrestati con l’accusa di aver fatto parte del braccio armato che sparò sulla scorta di Moro durante il sequestro. “Morucci scrisse un memoriale – racconta Limiti – al quale è stata data sempre poca attenzione. Noi l’abbiamo preso e ripercorso, perché quel memoriale è lo strumento con il quale sono state concordate queste verità”.  Secondo gli autori, le Br da sole non avrebbero potuto attuare un agguato in stile militare come quello di via Fani, né ne avrebbero avuto i mezzi. “A via Fani avevano armi molto vecchie – spiega Limiti – e durante l’agguato si inceppano tutte. Non è possibile che un gruppo di quattro sparatori con delle armi vecchie riesca in pochi minuti ad uccidere con precisione gli uomini della scorta e salvare Moro. Sembra ci fossero altre persone che hanno partecipato al sequestro, con un utilizzo di mezzi più numeroso. Inoltre, dalle perizie è stato dimostrato come i colpi non venissero da un solo lato della strada – come sostenuto dai brigatisti – ma da entrambi”. L’inchiesta degli autori ha approfondito molti aspetti del sequestro e della prigionia, svelando come su una delle auto siano state ritrovate tracce di sangue che non appartengono a nessuna delle persone arrestate come esecutori del sequestro, e ancora come in alcune intercettazioni tra il collaboratore di Moro, Freato e l’onorevole della Dc Benito Cazora venga fuori una richiesta della ‘ndrangheta calabrese, di fare sparire alcune foto del sequestro scattate da un carrozziere. Limiti racconta anche delle testimonianze di Moretti, componente del Comitato Esecutivo delle Brigate Rosse e principale dirigente della divisione romana, dei tanti tentativi falliti nel tentare di prendere accordi per la liberazione di Moro. Finanche della presenza in Italia di un consulente americano, Steve Pieczenik, nominato dall’allora ministro Cossiga che “s’installa al Viminale – spiega Limiti – non per indagare sul caso Moro, ma per evitare che l’Italia cadesse nel caos, perché la restituzione di Moro avrebbe scatenato molti conflitti sociali, dato che aveva già annunciato di non voler fare più parte della Dc. Restituire Moro vivo, per le Br, avrebbe significato centrare l’obiettivo, mentre ammazzarlo è stata la loro fine”. Per gli autori, sul caso Moro la verità che oggi si conosce è stata costruita ad arte per mettere d’accordo più parti, mentre le vere dinamiche sarebbero ancora in parte occulte. In “Complici”, la ricerca della verità compie un passo in avanti. 

b.m./Labecom
Reggio Calabria, 19 luglio 2015

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