giovedì 16 luglio 2015

LE RAGIONI DELLE REGIONI SECONDO “TABULARASA”

Mortelliti - Buccini - De Blasio - Branca 
Ottava serata del contest firmato “Urba/Strill” dedicata all’ente territoriale più discusso in questo momento. Sul palco di piazza Italia Goffredo Buccini e Daniela De Blasio

A cosa servono le Regioni? La loro autonomia legislativa e amministrativa ha davvero favorito la crescita sociale ed economica dei territori? E, ancora, dopo 45 ani di esperienza regionalistica qual è il bilancio sui fronti della lotta alla malaburocrazia, del contenimento della spesa pubblica e del miglioramento dei servizi resi ai cittadini? Sono stati questi alcuni degli interrogativi intorno ai quali si è sviluppato il dibattito dell’ottava serata di “Tabularasa 2015. Il gusto” dal titolo “Le ragioni delle Regioni”. Sul palco del contest firmato “Urba/Strill” insieme agli organizzatori Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, sono intervenuti Goffredo Buccini, inviato speciale del Corriere della Sera e scrittore (“Governatori. Così le Regioni hanno devastato l’Italia” è la sua ultima fatica letteraria) e Daniela De Blasio, presidente della Portanova Spa, società in house del Consiglio regionale della Calabria.“Lo scenario con cui abbiamo a che fare – ha spiegato Buccini – parla di venti staterelli, venti sistemi sanitari diversi, venti idee di turismo diverse che è un’autentica follia per un paese come l’Italia. In altre parole un vero caos amministrativo, acuito dalla sciagurata riforma federalista del 2001 che ha attribuito alle regioni dei poteri e delle funzioni spropositati. Il caso rimborsopoli è solo l’emblema di un sistema disastrato che non funziona. E più in generale sembra di vivere in un’epoca in cui è letteralmente scomparso il senso della vergogna come categoria dello spirito”.
Il regionalismo ha inoltre accentuato lo scollamento tra cittadini e istituzioni che, secondo De Blasio “spesso appaiono come entità autoreferenziali al pari di una classe politica che non è mai riuscita ad amministrare in modo adeguato i singoli territori. Senza dimenticare i danni prodotti dall’inerzia di certa burocrazia la cui incidenza, in negativo, è identica a quella delle ruberie legate allo scandalo dei rimborsi”.E poi esiste anche un vulnus legato al rapporto tra il cittadino e il voto risolvibile, a detta di Buccini, “attraverso una scelta più ponderata rispetto al ventaglio di opportunità che abbiamo di fronte”.Ma le storture del regionalismo affondano le loro radici nelle sue stesse origini storiche, “basti pensare – ha osservato Buccini – che per ventidue anni, dal ’48 al ’70, le regioni sono rimaste in cantina per non sconvolgere gli equilibri politici fra Dc e Pci. E poi sono state varate in modo assolutamente caotico e confuso quando ormai i ministeri avevano già accentrato molte funzioni. E infine la mazzata del periodo che va dal ’97 al 2001 con l’obbrobrio federalista che di fatto ha creato venti piccoli Ras con facoltà di decidere su qualsiasi cosa per conto loro”. Da qui l’analisi ha abbracciato il contesto politico nel suo complesso, nel quale emerge secondo Buccini “l’esigenza di recuperare la normalità delle procedure ordinarie in un Paese che ormai vive tutto in chiave puramente emergenziale”. Anche per questo, ha ribadito De Blasio, “la politica ha assoluto bisogno di competenza in tutti i settori della vita pubblica”. E poi non guasterebbe, ha osservato Buccini “fare un deciso passo indietro rispetto al regionalismo dissennato che è stato innescato qualche anno fa, superando il becero provincialismo dei territori e recuperando il gusto di essere italiani”.

l.d./Labecom

Reggio Calabria, 16 luglio 2015

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