giovedì 30 luglio 2015

Gioia Tauro, Confindustria Reggio Calabria: "Adesso si riducano tasse e accise"

Il presidente di Confindustria Reggio Calabria, Andrea Cuzzocrea, ha partecipato ieri nella sede della Regione, a Germaneto, al vertice convocato con le organizzazioni sindacali per fare il punto della situazione sul porto di Gioia Tauro. La riunione, in particolare, è stata focalizzata sulla proroga della cassa integrazione guadagni straordinaria per i lavoratori del porto. L'ammortizzatore sociale è stato richiesto per il quinto anno consecutivo, a riprova della situazione di grave difficoltà in cui versa il sistema economico che ruota attorno al terminal container tirrenico. 
“Purtroppo ci troviamo di fronte ad un mercato caratterizzato da una distorsione della concorrenza che richiede interventi pubblici massicci e incisivi, in grado di eliminare i fattori che non permettono al porto di Gioia Tauro di competere alla pari con i propri concorrenti che invece vengono sostenuti ed avvantaggiati da misure ad hoc messe in atto dai rispettivi governi”, afferma Cuzzocrea.
Il vertice catanzarese è servito anche per una serie di valutazioni più generali, a cominciare dalla questione della Zona economica speciale. “Il presidente Oliverio – sostiene il rappresentante degli industriali reggini – ha ribadito il proprio massimo impegno a cominciare dalla necessità di una immediata modifica del testo del ddl presentato dal consiglio regionale calabrese, alla luce delle recenti novità introdotte negli orientamenti europei sugli aiuti di Stato. Senza questo intervento che armonizza il testo già presentato con gli stessi orientamenti Ue, si rischia di vanificare tutto il lavoro svolto finora sulla Zes”. 
Da parte sua, Confindustria ha sollecitato, raccogliendo anche in questo caso l'attenzione del governatore, “interventi strutturali su alcune misure in grado di restituire competitività al sistema Gioia Tauro. Si pensi alle tasse di ancoraggio che non possono dipendere – ha aggiunto Andrea Cuzzocrea – dai soli eventuali tagli alla spesa corrente dell'Autorità portuale. Oggi i porti di transhipment attivi nel nostro Paese sono soltanto due, Gioia Tauro e Cagliari, per cui lo Stato potrebbe ben farsi carico di ridimensionare l'incidenza di un'imposizione fiscale che rende le banchine calabresi poco attrattive rispetto a quelle della sponda sud del Mediterraneo nonché di Pireo e Malta”. 
Infine, la richiesta di un nuovo regime volto alla riduzione delle accise “che oggi pesano fino a dieci volte di più di quelle di altri stati europei. Una pressione insostenibile – conclude il presidente di Confindustria – a fronte dei circa 7 milioni di euro che annualmente MCT spende per il carburante dei propri mezzi”.

Ufficio Stampa Confindustria Reggio Calabria
Giovedì 30 luglio 2015 

BELVEDERE MARITTIMO, SI ALZA IL SIPARIO SU NDF 2015 IL FESTIVAL DELL’ARTE PIROTECNICA

Inizio in grande stile per la cinque giorni di ‘Note di Fuoco’ manifestazione organizzata dall’associazione CreativaMente. Nella  prima serata spazio ai ‘tesori’ naturali del luogo, al teatro e alla musica

Nella cornice dello splendido lungomare di Belvedere Marittimo, è andata in scena la prima serata di Note di fuoco - ndf15, la kermesse giunta ormai alla sua settima edizione, organizzata dall’associazione CreativaMente. Prima di dare ufficialmente avvio all’edizione 2015 dell’evento, l’organizzazione ha voluto rivolgere un sentito ricordo alle vittime della tragedia di Modugno che ha coinvolto la ditta Bruscella B.I.G. Fireworks. 
Tantissimi, fin dalle prime ore, i turisti presenti in città. Ad aprile le danze il tour ciclistico ‘Pedalando sotto i fuochi’, una gita in mountain bike, a cura dell’Associazione Asd Belvedere – Ciclone. Gli appassionati delle due ruote hanno potuto ammirare le bellezze della città cosentina partendo dal lungomare per poi giungere  nel centro storico in Piazza Castello.  
Lungo le vie del villaggio Ndf15, tra gli stand dei tanti espositori, si sono esibiti alcuni artisti di strada, il tutto accompagnato dall’ottima musica della banda musicale comunale di Belvedere Marittimo ‘Santa Cecilia’ che ha allietato il numeroso pubblico. 
Nel piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa, i giochi del Luna Park hanno intrattenuto i giovani, mentre nelle due aree destinate alle esibizioni si sono alternati momenti culturali e d’intrattenimento. Nella zona Capo Tirone, all’interno del suggestivo anfiteatro, si è svolta la presentazione del libro ‘Il morso della taranta’ di Francesco Scarcello, accompagnato dalle musiche de ‘La Carovana dei Bugiardi’.
Nell’area spettacoli, in Piazza Mercato, si sono esibiti prima i ragazzi diversamente abili  dell’associazione ‘Progetto Oasi’ che hanno portato in scena ‘La patente’ di Luigi Pirandello, ed a seguire ha concluso la serata il gruppo musicale composto da Roberto Risorto (tastiere), Roy Panebianco (chitarra) ed alla voce due straordinarie interpreti:  Federica Perre e Fil Mama.
Stasera il secondo appuntamento con Note di Fuoco – ndf15 vedrà protagoniste la musica e la danza. La prima sarà celebrata da Lac Trio, composto da Francesca Calabrò (voce), Mario D’Ambrosio (basso) e Giuseppe Viggiano (chitarra), la seconda dalle scuole di danza ‘Life Energy Extreme’ di Sara Cianni, ‘Club Culttto’  di Paola Failla e ‘Attitude’ di Maria Assunta Occhiuzzi.
C’è molta attesa, inoltre, per le esibizioni piromusicali divenute un autentico emblema dell’estate cosentina e calabrese. La prima è in programma venerdì sera a mezzanotte con ‘Sfumature del mare’. Ma già per questa sera gli organizzatori promettono grandi sorprese.  

d.a./Labecom 
Belvedere Marittimo, 30 luglio 2015 

TABULARASA 2015, “NO HATE, JUST LOVE”. SUL PALCO DI PIAZZA ITALIA CONVERSAZIONE SUI DIRITTI LGBT

Tabularasa diventa luogo di incontro per parlare di amore, uguaglianza e diritti. “No hate, just love”, questo il titolo della conversazione che ha visto protagonisti a Piazza Italia otto interlocutori a colloquio con la giornalista Paola Bottero. Una serata che si propone come il secondo capitolo di un’avventura iniziata un anno fa, sempre sul palco di Tabularasa, quando sul palco era presente l’indimenticato musicista Mimmo Martino, al quale è stata dedicata la serata. Anche questa sera, come l’anno scorso, si è discusso della comunità LGBT, delle lotte per il riconoscimento dei diritti, delle attività dell’Arcigay e di tante altre associazioni che da anni si impegnano in tutta Italia per tutelare la comunità omosessuale e transessuale. Ad aprire il dibattito la presidente del MIT – Movimento identità transessuale – Porpora Marcasciano, che a Reggio Calabria ha trascorso la sua infanzia e che ha ricordato la sua esperienza in occasione del primo gay pride calabrese, un anno fa: “Tornare a Reggio l’anno scorso è stata un’esperienza che non avrei mai immaginato – ha raccontato – perché avevo pensato a questa città come una città chiusa, retriva, mentre l’anno scorso è stata una splendida sorpresa, ho ritrovato una terra completamente all’opposto di quello che mi aspettavo”. 
Anche Vanni Piccolo, attivista LGBT da più di vent’anni e reggino di origine, ha raccontato il proprio ricordo commosso per l’evento di un anno fa, che ha coinvolto oltre duemila persone arrivate da tutta Italia a Reggio Calabria: “E’ stato un successo – ha detto – ricordo i sorrisi, la festa, la voglia di gridare al mondo di essere orgogliosi di essere omosessuali, lesbiche e transessuali. Io non me l’aspettavo. Ancora oggi – ha aggiunto – c’è chi dice che le adozioni per gli omosessuali sono contro natura e io questa parola non la voglio sentire più, soprattutto in una città come Reggio che ha avuto il coraggio politico culturale di dire ‘Reggio vuole il registro delle unioni civili’”. Il registro delle unioni civili è stato approvato dal Comune di Reggio Calabria due mesi fa, un’approvazione che Lucio Dattola, presidente dell’Arcigay di Reggio Calabria, ha definito “una conquista per tutti noi, e ancora oggi non ci fermiamo. Con il prossimo gay pride, l’1 agosto, intendiamo alzare i livello. Vogliamo dare qualcosa di concreto, vogliamo che dal pride esca un documento che possa essere presentato e firmato da onorevoli, parlamentari europei, ma soprattutto da realtà associative riconosciute da varie nazioni lontane da noi. Per questo, avremo la presenza di comunità LGBT internazionali provenienti da tutto il mondo”. Attivista Arcigay di Reggio Calabria e coordinatrice dello “sportello trans e transgender RC”, Michela Calabrò ha raccontato il suo impegno verso la comunità transessuale, un lavoro partito in sordina ma che ad oggi coinvolge più forze sociali, tra cui alcuni collettivi studenteschi universitari, “affinché ogni cittadino sia libero nella propria città”.
Anche l’A.G.E.D.O., Associazione di genitori parenti e amici di omosessuali, bisessuali e transessuali ha portato la propria presenza sul palco di Tabularasa, con la militante Dolores De Marco, che ha definito i genitori di Reggio Calabria “persone fantastiche”, e con la presidente Mirella Giuffrè, che ha ricordato l’importanza dell’amore verso i figli, un amore “che prevale sempre, anche grazie all’associazione che aiuta le famiglie e gli amici in un percorso di riequilibrio”. 
La scrittrice e cantautrice Alessandra Nicita ha presentato il suo libro “Arrivò l’amore e non fu colpa mia”, un elogio all’innamoramento, all’amore “che non è mai contro natura, non si dovrebbe mai fare la guerra sull’amore”, e la giornalista Francesca Vecchioni, figlia del cantante Roberto Vecchioni, tramite il suo libro “Ti innamorerai senza pensare” ha raccontato la sua esperienza di donna, figlia e mamma omosessuale: “Nessun genitore arriva con il libretto di istruzioni – ha detto – bisogna sempre ricominciare da capo, e avere tanta pazienza”.  
Gli ospiti di Tabularasa hanno rivolto un invito ai cittadini affinché partecipino al prossimo gay pride, in programma l’1 agosto alle 18 in Piazza Italia. La serata è stata conclusa con un omaggio musicale di Alessandra Nicita. 

b.m./Labecom
Reggio Calabria, 30 luglio 2015

martedì 28 luglio 2015

OPERE PUBBLICHE, BERNA: “NEL 2015 CALO INQUIETANTE. LA REGIONE RIORGANIZZI IL SISTEMA DEGLI APPALTI”

Francesco Berna, presidente di Ance Calabria
CATANZARO - Un crollo da oltre settecento milioni di euro. Da più di un miliardo ad appena 359 milioni. Un calo del 66% degli appalti pubblici nel primo semestre 2015 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono questi i dati che certificano la crisi ormai sistemica che attanaglia l’edilizia calabrese per cause imputabili soprattutto alla malaburocrazia.
“Quella abbiamo di fronte è una situazione ormai insostenibile che peggiora di anno in anno e che rischia di segnare il definitivo collasso del settore”, afferma Francesco Berna, presidente di Ance Calabria, in relazione a quanto rivelato dall'osservatorio Cresme Europa Servizi. Nella ricerca sull’andamento degli appalti in Italia spicca l’ultimo posto della Calabria che vede più che dimezzarsi il valore dei lavori pubblici rispetto al primo semestre del 2014, registrando un crollo pari a 2/3 del totale. “Il calo degli appalti è devastante se rapportato anche solo allo scorso anno quando la crisi era già gravissima – spiega Berna -. Un quadro che, a nostro avviso, è legato sostanzialmente a due fattori fondamentali. Da un lato abbiamo la mancanza di finanziamenti e di progettualità e, per altro verso, la completa inadeguatezza delle stazioni appaltanti e di molte professionalità che vi operano, per certi versi anche poco motivate. Uffici in cui si adottano procedure obsolete e non più al passo con i tempi”.
Da gennaio a giugno le gare mandate in appalto in Calabria ammontano a soli 359 milioni. “Appare del tutto evidente – prosegue il presidente di Ance - che ci troviamo di fronte ad uno scenario che va addirittura oltre la crisi stessa,  configurando di fatto un vero e proprio tracollo dell’intero sistema produttivo. Tutto ciò deve spingerci verso soluzioni immediate e interventi mirati per cercare di rendere finalmente efficiente il sistema degli appalti in una regione come la Calabria che dimostra, purtroppo, di essere il fanalino di coda all’interno del sistema Paese. Abbiamo una burocrazia dal passo troppo lento – incalza Berna – ed è ora che si svegli e che inizi a riorganizzarsi su modelli operativi innovativi e capaci di stimolare investimenti e crescita. In tal senso ci rivolgiamo alla Giunta regionale, anche in considerazione del nuovo corso politico istituzionale che è appena iniziato, affinché metta mano in tempi brevissimi a questo settore la cui caduta rischia di compromettere l’intera prospettiva di rilancio dell’economia calabrese e di tenuta dei livelli occupazionali. Ci aspettiamo – evidenzia il presidente dei costruttori edili calabresi - un intervento profondo sul sistema degli appalti che dovrebbe, secondo noi, essere riorganizzato attraverso un’unica stazione regionale davvero efficiente. Un nuovo modello capace di razionalizzare i processi operativi e facilitare l’attivazione degli investimenti, guardando anche alle opportunità che oggi offre la tecnologia. E’ a dir poco paradossale – osserva al riguardo Berna – che esista una piattaforma telematica di e-procurement tutta italiana, la BravoSolution, che nel nostro Paese non trova quasi applicazione e che ha consentito in soli tre mesi, in Inghilterra, di mandare in appalto una grande opera infrastrutturale da diciassette miliardi di sterline. E noi non riusciamo a bandire gare per cifre infinitamente minori. Ci rivolgiamo in particolare al nuovo assessore alle Infrastrutture e Lavori pubblici, Roberto Musmanno, la cui profonda esperienza nel settore dell’ingegneria gestionale costituirà senza dubbio un validissimo punto di riferimento nell’interlocuzione con le imprese. Siamo certi – conclude il presidente di Ance Calabria - che il nuovo assessore saprà farsi interprete di queste istanze e aprire un confronto a tutto campo su queste problematiche che sono di natura prettamente organizzativa. Proprio la mancanza di organizzazione è uno dei principali mali della nostra regione. Per questo crediamo che si debba avviare un percorso sinergico che porti anche all’attivazione di un circuito di assistenza tecnica in grado di favorire nuovi progetti. Occorre però imprimere una forte accelerazione su tutti i fronti perché come dimostrano impietosamente tutti gli indicatori economici, di tempo non ne abbiamo più”.

l.d./Labecom
Catanzaro, 27 luglio 2015

domenica 26 luglio 2015

Martedì 28 la presentazione di ‘Note di Fuoco’ 2015 – ndf15

Martedì 28 la presentazione di ‘Note di Fuoco’ 2015 – ndf15. Il Festival dell’arte pirotecnica di Belvedere Marittimo 

Si svolgerà nella sala consiliare del Comune di Belvedere Marittimo (Palazzo Nastri) martedì 28 luglio alle ore 11,  la conferenza stampa di presentazione della settima edizione di ‘Note di Fuoco’ – ndf15. Il Festival dell’arte pirotecnica, organizzato dall’associazione CreativaMente, coinvolgerà per cinque serate i tanti turisti e appassionati che giungeranno nella cittadina cosentina. 
Il programma dell’evento verrà illustrato ai cronisti dal presidente dell’associazione CreativaMente Vincenzo Martorelli e dal direttore artistico della manifestazione Francesco Siciliano. Parteciperanno all’incontro con gli organi d’informazione anche il sindaco di Belvedere Marittimo Enrico Granata e l’assessore comunale al Turismo, sport e spettacolo Francesca Impieri. 
Il presente comunicato vale come invito alla conferenza stampa. 


Labecom 
Belvedere Marittimo, 26 luglio 2015 

sabato 25 luglio 2015

TABULARASA 2015, AREA METROPOLITANA DELLO STRETTO: RISORSA O CHIMERA?

Un momento della serata
L’Area metropolitana dello Stretto è stata al centro della kermesse Tabularasa (allestita dall’associazione Urba/Strill.it), che ha visto protagonisti Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa, presidente della Provincia di Reggio Calabria, Antonio Messina, sindaco di Villa San Giovanni, Andrea Agostinelli, direttore marittimo della Calabria e della Basilicata Tirrenica e la giornalista, Ilaria Bonaccorsi.
“Dobbiamo essere terzi – ha detto Raffa parlando della Città Metropolitana – pensare alle esigenze del cittadino in relazione agli obiettivi strategici.” Seguire un percorso condiviso unendo territori con bisogni diversi. “Reggio è una Città Metropolitana sui generis, non ha un denso agglomerato urbano. La politica locale deve fare massa – ha chiosato – a fronte delle strategie contrarie del Governo. I tagli creano difficoltà ed è necessario l’aiuto dell’Europa. Abbiamo sprecato molti finanziamenti, ma non lo rifaremo.”
Falcomatà ha poi definito il nuovo livello di governance, “una città di città in posizione di sovraordinazione rispetto ai comuni, che resteranno autonomi.” Il sindaco di Reggio sarà anche sindaco Metropolitano, agirà con meno pastoie burocratiche e avrà maggiori responsabilità, insomma “un’idea nuova” di città. “Il disegno Europeo implica inclusione sociale, risparmio energetico e un più attento rapporto uomo-natura”.
Agostinelli ha definito lo Stretto di Messina una risorsa primaria. “È tra gli snodi del traffico navale più rilevanti al mondo: 90mila corse l’anno; ma, manca un porto turistico importante. Si rinuncia a questo indotto”.
Critico, al riguardo, è stato anche Antonio Messina. “I problemi di comunicazione con Messina non sono un buon esempio. Dobbiamo fare sistema. La rinuncia al progetto del ponte ha fatto venire meno investimenti e finanziamenti vitali per Villa. Abbiamo un chilometro di alta velocità che è inutile e il Lungomare è stato dimenticato”. Villa è un comune piccolo, ma il suo attraversamento lo rende tra i più importanti della Regione.
Per Falcomatà “è necessario avere autorevolezza, superare le divisioni politiche delle singole città per fare sentire una voce univoca che sia la proposta solida di un’unica classe politica per il Governo”, ricordando il Protocollo firmato lo scorso 18 aprile dalla Giunta congiunta dello Stretto.
“È giusto superare le divisioni politiche – ha commentato Raffa - ma oltre all’ordinanza di
L'esibizione di Francesco Stilo Cagliostro
Accorinti, c’è la Zes per il porto di Gioia Tauro. Creerebbe posti di lavoro. Ho parlato con Renzi e Delrio, ma sembra un problema politico che non si vuole affrontare”. L’economia calabrese vive anche di pesca. “L’Europa, con i suoi divieti assoluti – ha detto Agostinelli –  non considera le esigenze delle tradizioni calabresi. Norme che noi, però, dobbiamo applicare”. Il sindaco Messina ha anche evidenziato le carenze di finanziamenti. “Pagano i cittadini, e il Patto di stabilità non consente di investire. Immagino una spiaggia unica calabrese.” Per Falcomatà “bisogna invertire la rotta. Il Piano di riequilibrio va onorato oltre i tempi del mandato. Ripartiamo – ha rilanciato il sindaco – da risorse come il bergamotto. Dalla collettività prima che dalla politica. Un segnale di trasparenza è stato aprire alla città Palazzo San Giorgio, ma abbiamo in programma la riqualificazione di piazza Italia e il Palazzo di Giustizia”. Per Raffa i segnali positivi ci sono. “I voli low cost nell’aeroporto di Reggio, che si fanno sempre più vicini.” Riguardo ai problemi dell’assenza di una politica di prevenzione in materia di immigrazione Agostinelli ha voluto lodare anche il lavoro di Prefetture, Protezione civile, volontariato e istituzioni. Infine, Bonaccorsi ha definito positiva la politica calabrese “Un idealismo pragmatico migliore di quanto si vede a Roma”.
Francesco Stilo Cagliostro, artista Reggino, ha incorniciato la serata con i suoi pezzi folk.

r.p./Labecom 
Reggio Calabria, 25 luglio 2015

venerdì 24 luglio 2015

TABULARASA 2015: GIORNALISMO, IL PREZZO DELLA LIBERTA’


Un momento della serata 
Giornalismo e libertà. È il tema della conversazione che si è tenuta sul palco della kermesse Tabularasa (allestita dall’associazione Urba/Strill.it), tra Pino Maniaci direttore dell’emittente televisiva Telejato, Michele Albanese giornalista del Quotidiano del Sud esperto in cronaca giudiziaria e Alessandro Russo giornalista, autore e conduttore di vari programmi di inchiesta.
“Gli ospiti di stasera – ha detto Alessandro Russo - rendono onore alla parola colleghi”. Entrambi vivono sotto scorta per aver esercitato la libertà di informazione. “Mi chiedo spesso se esiste ancora il giornalismo in Italia – ha detto Albanese – ormai è una professione autoreferenziale: la notizia viene stiracchiata e se ne perde il senso. Dovremmo riscoprirne il significato assumendoci la responsabilità di ciò che scriviamo”. Secondo Pino Maniaci basterebbe poter fare il proprio mestiere in piena libertà, ma “non accadrà mai finché gli editori – ha sottolineato - fanno affari con i politici”. Anche la figura del lettore è importante “dovrebbe premiare chi garantisce un’informazione corretta” ha spiegato Albanese. Quest’ultimo ha poi raccontato lo shock iniziale causatogli dalla notizia che una potente famiglia ‘ndranghetista progetta di ucciderlo “Ho avuto paura, ma non volevo accettare la scorta. Alla fine ho dovuto dire di sì”. “Infatti - ha spiegato Russo -  il giornalista giudiziario lavora grazie a fonti confidenziali che in presenza di una scorta si allontanano”. “Di positivo c’è il rapporto umano che si è instaurato con loro – ha chiosato Albanese – ma il prezzo è la mia libertà. Se lo scopo di chi mi ha minacciato era quello di privarmene, paradossalmente ci sta riuscendo”. 
Eppure sia Albanese che Maniaci non sono eroi, ma cronisti. Il primo è noto per lo scoop dell’inchino della statua della Madonna al boss di Oppido Mamertina, il secondo per l’emittente televisiva da lui diretta “La cifra di Telejato – ha detto il direttore – è il modo dirompente di parlare. Oggi siamo l’unica televisione che parla di mafia e lo facciamo con irriverenza. Realizziamo inchieste, non ‘copia e incolla’. Diamo direttamente le notizie, tanto che ormai i telespettatori le denunce le portano direttamente a noi”. Di querele, ha raccontato con ironia Maniaci, è ormai un esperto “Ne ho ricevute circa 515. L’ultima da un uomo, un amministratore giudiziario, per stalking, per aver scoperto il business che gira dietro i sequestri dei beni ai mafiosi. Però io non ho il suo numero di telefono, né mi piacciono i maschi”. Ha subito intimidazioni, gli hanno sparato ed è stato malmenato dal figlio di un boss “Ma il gesto peggiore – ha chiosato il giornalista – è stato quando hanno massacrato e impiccato i miei cani. Non mi sono demoralizzato, ma con rabbia ho lavorato più di prima. Infine, però, dopo le minacce di morte ha dovuto accettare la scorta”. “La libertà è fondamentale per un giornalista – ha ribadito Russo – Michele non ha raccontato solo i fatti, li ha messi in relazione tra loro senza usare il condizionale. Lo fanno in pochi e sono lasciati soli”. “Per me – ha detto Albanese – è essenziale essere sul luogo della vicenda, non farmela raccontare. Devo approfondire, capire come la comunità avverte determinati eventi. Dopo l’inchino, ad esempio, sono diventato il nemico di tutti i sacerdoti del territorio. Si tratta di cultura, se la gente non condanna allora può accadere tutto, cadiamo in una normalità agghiacciante”. “Non c’è niente di straordinario– ha concluso Maniaci - È il mio dovere. Borsellino diceva ‘di mafia parlatene’ ed io ne parlo”. Facendosi pessimista, però, riguardo al tema della cultura “Viviamo in una telecrazia, abbiamo riservato alla televisione il compito di formare le coscienze. Non volevo il tesserino – ha detto con sarcasmo –per non essere collega di Emilio Fede. Per me basta l’art. 21 della Costituzione”.  


r.p./Labecom 
Reggio Calabria, 24 luglio 2015

giovedì 23 luglio 2015

La maestria delle ditte Chiarappa e Bruscella Fireworks animeranno il Festival dell’arte pirotecnica ndf15

Si parte mercoledì 29 luglio 2015, e a Belvedere Marittimo l’entusiasmo cresce ora dopo ora. Gli abitanti del comune cosentino e i tanti turisti presenti in regione, attendono l’inizio della manifestazione che riesce a coniugare arte pirotecnica, sport e cultura. “Note di fuoco” 2015 (ndf15) – Festival dell’arte pirotecnica si appresta a regalare, anche quest’anno, momenti emozionanti e di sano divertimento.
“Inizieremo – dichiara il direttore artistico dell’evento Francesco Siciliano - con un tour turistico in bicicletta. “Pedalando sotto i fuochi” (mercoledì 29 luglio)  inaugurerà l’edizione 2015 di ndf. Dal lungomare, con partenza alle ore 20, arriveremo al centro storico di Belvedere dove sono racchiusi tutti i ‘tesori’ della città. Faremo ammirare a coloro i quali giungeranno nel nostro territorio le nostre ‘ricchezze’: il Castello angioino, le bellissime chiese e le celebri reliquie di San Valentino”. 
Saranno cinque giorni carichi di eventi (il festival si concluderà il 2 agosto 2015) e il numeroso pubblico previsto potrà contare anche per la settima edizione su un’organizzazione impeccabile. Saranno garantiti i parcheggi e i servizi navetta gratuiti per far defluire i visitatori e permettere loro di godersi i vari spettacoli in totale comodità.
“Quest’anno – continua Siciliano - abbiamo affidato la magia dell’arte pirotecnica a due diverse imprese del settore. Sabato 1 agosto, da San Severo (FG) arriverà la ditta ‘Pirogiochi’ Chiarappa. Venerdì 31 luglio e domenica 2 agosto invece spazio ad un’altra ditta pugliese la Bruscella Fireworks di Modugno (BA). Entrambe si attestano fra le più importanti del Paese”. Lo spettacolo è assicurato.
 
a.c./Labecom
Belvedere Marittimo, 23 luglio 2015

L’1 agosto piazza Castello si trasformerà in una ‘galleria di musica’ con il concerto di Caparezza

Pegna - Delfino - Nardi 
L’estate reggina 2015 entra nel vivo. E’ stata presentata questa mattina nella Pinacoteca civica il concerto del musicista, autore e cantautore pugliese Caparezza (all’anagrafe Michele Salvemini) che si svolgerà nella suggestiva cornice di piazza Castello di Reggio Calabria il prossimo 1 agosto alle ore 21.30. “Lo spettacolo, insieme a quelli già proposti nei mesi scorsi – ha esordito Demetrio Delfino, presidente del Consiglio comunale - restituisce alla città un senso d’appartenenza. L’amministrazione sta attraversando un periodo particolare dal punto di vista economico, ma nonostante tutto grazie all’impegno di alcuni imprenditori e di tanti professionisti, stiamo proponendo alla città una buona offerta culturale. La collaborazione con Ruggero Pegna, che ha organizzato l’evento, ci ha permesso di realizzare spettacoli  di altissima qualità. Per il concerto di Caparezza sono già previsti 3500 spettatori, segno che si sta mettendo in piedi una manifestazione di elevato spessore”. Il rapper di Molfetta creerà  sul palco  una vera e propria ‘galleria di musica’ , una somma canora di affreschi che sprigioneranno energia pura. Le performance di Caparezza sono sempre un’esplosione di gioia, e quella dell’1 agosto non sarà da meno. “Vogliamo che la città – ha dichiarato l’assessore comunale alla Cultura, Patrizia Nardi, che ha voluto fortemente questo evento - riprenda il suo ruolo. Abbiamo iniziato la collaborazione con Ruggero Pegna, non solo per la grande competenza artistica ma anche  per l’eccellenza sotto il profilo della sicurezza. La sinergia continua con le alte professionalità, è la strada che vogliamo continuare a percorrere. Reggio è chiamata attualmente ad un sacrificio doppio rispetto ad altre città ma nonostante questo cerchiamo sempre di offrire l’eccellenza. Il concerto di Caparezza s’inserisce all’interno una due giorni (31 luglio e 1 agosto n.d.r.) che vedrà ad Arghillà il “Dvno Electronic Southern Festival”, il Gay Pride e infine lo spettacolo musicale di altissimo valore a piazza Castello. La nostra città è “bella e gentile” e questo assessorato insieme all’apporto fattivo di tutta l’amministrazione, e nello specifico ringrazio i colleghi assessori alle Attività produttive e alla Sicurezza, Neto e Muraca per l’aiuto, farà di tutto per continuare queste collaborazioni che ci permettono di allestire grandi spettacoli. E posso già anticipare che a novembre, sempre insieme a Ruggero Pegna, porteremo per una settimana in città lo spettacolo musicale di grande successo “I promessi sposi”.
“Voglio ribadire – ha affermato Ruggero Pegna, responsabile della ‘Show net’  presente in conferenza stampa - che poter confrontarsi con una persona di cultura come l’assessore Nardi rende il lavoro più facile consentendo la realizzazione di grandi cose. Poter operare a Reggio con la garanzia di un appoggio costante da parte dell’istituzione in tutta la fase organizzativa è fondamentale. Il concerto di Caparezza non è uno spettacolo dedicato solo ai giovani, è un gesto d’attenzione per i gusti musicali di ognuno. La performance del cantante sarà un’esperienza positiva  per la città in termini di  promozione e d’immagine. Abbiamo creato uno spettacolo in uno spazio suggestivo come piazza Castello, con l’intento di utilizzare il fascino dei luoghi per dare ancora più caratura alla manifestazione”.
“Possiamo creare dei veri e propri teatri all’aperto – ha concluso la Nardi – consapevoli che Reggio ha molto da dire e noi lavoreremo affinché il patrimonio della città diventi volano si sviluppo”.

a.c./Labecom 
Reggio Calabria, 23 luglio 2015 

mercoledì 22 luglio 2015

‘Ti ho vista che ridevi’, a Tabularasa il libro del collettivo Lou Palanca

Un momento della serata 
Intreccio tra note e narrazione per raccontare, a Piazza Italia, l’ultima fatica letteraria del collettivo di penne che scrive per impegno e passione civile

Storia di identità e di terra, di occasioni di incontro che diventano riscatto e salvezza. Questo l’itinerario narrativo offerto da “Ti ho vista che ridevi” il prodotto letterario del collettivo Lou Palanca protagonista di un confronto di scena a piazza Italia nell’ambito della rassegna Tabularasa. 
Gli ideatori della kermesse Giusva Branca e Raffaele Mortelliti  hanno lasciato a Fabio Cuzzola e Giancarlo Raffaele, tra le penne del collettivo, la possibilità di raccontare in prima persona il libro e la particolare circostanza storica da cui prende le mosse per poi spiegare al pubblico la vera anima del progetto “Lou Palanca” e le tante iniziative in cantiere. Mad Simon e Fortunato Trefiletti, voce e chitarra, hanno contribuito a creare il suggestivo intreccio tra note e narrazione con cui è stato offerto alla platea qualche passaggio saliente di una  storia fortemente declinata al femminile che parte da lontano, dall’Italia degli anni 60, fino ad arrivare ai giorni nostri. 
“Ti ho vista che ridevi” con una forte impronta corale, nel solco delle precedenti esperienze maturate dal collettivo,  racconta di Dora una delle donne calabresi protagoniste di un particolare fenomeno migratorio  diffuso negli anni 60 che ha visto molte giovani del Sud partire alla volta del Piemonte, e delle Langhe in particolare,  per dare futuro ad un territorio e ad un’economia destinata ad esaurirsi. Le “calabrotte” quasi sempre intraprendono il proprio viaggio verso il Nord a seguito di un matrimonio per procura. Sono forza lavoro e diventano, al contempo, il fulcro di nuovo sistema di relazioni sociali in una zona che è andata progressivamente impoverendosi anche di presenze femminili sotto i colpi dell’industrializzazione e del miraggio dell’emancipazione offerto dalle vicine città. Dora è costretta ad emigrare da Riace per sposare un contadino delle Langhe e lascia alle cure della sorella il figlio che non doveva nascere. Luigi, il frutto di una gravidanza non prevista e che mai sarebbe stata accettata, scoprirà da adulto la sua vera storia e intraprenderà un viaggio alla ricerca delle proprie origini incrociando diverse figure femminili. Personaggi che tra lacerazioni e sfide sociali sapranno costruire occasioni di riscatto affermando la propria identità. Tra queste anche “Dora piccola”, la nipote della protagonista, che da attivista ‘No Tav’ nel corso della sua permanenza in carcere conosce esempi di autentica umanità. 
“In questo libro è dominante il concetto di ritorno alla terra e alle origini per affermare la propria identità. Ma la terra non è necessariamente quella in cui si è nati – spiega Fabio Cuzzola – ma quella che si elegge come tale. Da qui l’importanza degli incontri che costituiscono significative occasioni di salvezza. Nella prefazione Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sostiene che bisogna accogliere a braccia aperte i nostri salvatori. Così come le “calabrotte” hanno dato un futuro alle Langhe, nel passaggio travagliato tra la scomparsa del mondo contadino al boom turistico ed enogastronomico che caratterizza quel territorio da oltre un ventennio, con la stessa prospettiva si dovrebbe guardare all’immigrazione oggi, che va interpretata come risorsa soprattutto in quei territori del Sud Italia destinati allo spopolamento”. “Ti ho vista che ridevi” , attualmente in ristampa, è il libro di Rubettino più venduto nel 2015. Un risultato incoraggiante per il collettivo “Lou Palanca” che sta già lavorando al terzo romanzo parallelamente ad una serie di iniziative volte al sociale ed ai minori.  “Il nostro gruppo si anima di passione ed impegno civile. La scrittura – spiega Giancarlo Raffaele - è solo uno degli strumenti che mettiamo in campo e la storia è la miniera alla quale attingiamo per indagare e raccontare”.

m.f./Labecom
Reggio Calabria 22 luglio 2015 

martedì 21 luglio 2015

TABULARASA 2015 ESPLORA I SENTIERI DELLA MEMORIA


Il ricordo delle vittime della mafia. È il tema del tredicesimo appuntamento della kermesse ‘Tabularasa’ (allestita dall’associazione Urba/Strill.it), ospiti Deborah Cartisano coordinatrice dell’associazione Libera nella Locride, Don  Pino De Masi referente di Libera nella Piana di Gioia Tauro e Alessandro Russo giornalista e scrittore.
L’attore Giuseppe Piromalli ha letto la lettera anonima spedita nel 2003 da uno dei carcerieri del marito alla moglie di Lollò Cartisano, rapito a Bovalino il 22 luglio del 1993. Rivelava il luogo di sepoltura chiedendo, altresì, perdono per quel crimine vergognoso.  “Difficile raccontare le emozioni - ha chiosato Deborah figlia di Lollò - è stato come tornare a quegli anni. Ci eravamo rassegnati a non sapere più nulla”. Avevano cercato in tutti i modi di capire chi fosse stato, trovandosi davanti un muro “per noi - ha detto - erano persone quasi mitologiche”. Alessandro Russo ha ricordato la stagione infame dei sequestri, che creò grande allarme sociale specialmente per episodi come quelli di Lollò, che “Ricco non era. Aveva denunciato un’estorsione - ha proseguito il giornalista - e la famiglia dovette fare una colletta per riuscire a trovare i soldi per il riscatto”. Facile pensare ad una ritorsione per quel gesto di coraggio, all’epoca molto raro. Egli era un uomo attivo, prima calciatore e poi fotografo “dedicava tempo ai figli - ha raccontato Deborah - guidava un fuoristrada per girare in quell’Aspromonte che sentiva suo. Era una persona libera, né aveva timore di dire ciò che pensava”. La figlia ha perdonato l’aguzzino del padre, un gesto che secondo Don Pino De Masi è stato “un atto dovuto, poiché egli ha detto la verità ed ha sofferto per quel crimine. Per non diventare noi stessi carcerieri, il perdono è l’unica reazione. Non c’è nulla di veramente umano - ha proseguito il parroco - che non sia anche cristiano. Però, la giustizia umana non va confusa con quella divina - ha proseguito -la prima deve fare il suo corso, la seconda segue le logiche del Vangelo”. “Prima di perdonare  - ha detto Deborah - mi sono trovata in difficoltà. Non l’ho fatto subito, ho deciso di aprirmi a quell’idea perché senza la lettera non avremmo potuto scoprire alcunché”. Privati della possibilità di elaborare il lutto, i familiari di Lollò Cartisano sono rimasti per anni senza nemmeno una tomba su cui piangere. “Visitando i luoghi del sequestro ho capito che il carceriere non era riuscito a intrappolare lo spirito di mio padre - ha proseguito la coordinatrice di Libera -  ma forse ne fu influenzato, altrimenti non avrebbe scritto”. Deborah  Cartisano ha poi ricordato l’evento ideato da padre Giancarlo Brigantini per ricordare le vittime della mafia: la marcia in Aspromonte nei “Sentieri della memoria”, che si terrà domani.
“La partecipazione è aumentata e questo è importante. Dobbiamo combattere la solitudine in cui si chiudono le famiglie delle vittime. Riprenderci il territorio, come - ha concluso- voleva fare mio padre”. Libera ha svolto un lavoro di primaria importanza, mettendo insieme i familiari delle vittime della mafia “Ricordo le mogli e le madri dei morti ammazzati - ha dichiarato Don Pino - vestite a lutto col fazzoletto nero, la cui vita finiva lì. Libera ha fatto sì che la memoria diventasse impegno concreto, strumento di cambiamento. Si deve, è necessario,  raccontare. Continuiamo a lottare. I risultati ci sono: le donne parlano, le ‘ndrine si dividono e lo Stato sottrae loro i beni. Stanno perdendo il consenso e - ha concluso Don Pino De Masi -  perderanno”.
A fine serata, spazio alla musica con il Duo Saxarmonica ha reso omaggio ai musicisti Astor Piazzolla e Richard Galliano.

r.p./Labecom
Reggio Calabria, 21 luglio 2015

CON NDF15-FESTIVAL DELL’ARTE PIROTECNICA BELVEDERE MARITTIMO SI PREPARA AL TRADIZIONALE BAGNO DI FOLLA

L’evento, organizzato dall’associazione CreativaMente,  si svolgerà dal 29 luglio al 2 agosto nella città cosentina. Sport, arte e musica arricchiranno le esibizioni di fuochi artificiali 

Belvedere Marittimo si appresta a ricevere anche questa estate un vero e proprio bagno di folla per la manifestazione “Note di Fuoco” 2015 (ndf15). La media spettatori dell’evento si attesta sulle 130mila persone, cifra che testimonia l’importanza e la valenza dello spettacolo cosentino giunto alla settima edizione. Per cinque giorni, dal 29 luglio al 2 agosto 2015, la città ospiterà il Festival dell’arte pirotecnica e molti altri eventi collaterali.  “Non vogliamo anticipare le novità di questa edizione – afferma Vincenzo Martorelli,  presidente dell’associazione organizzatrice CreativaMente - perché come ogni anno vogliamo stupire il pubblico. Posso solo dire che daremo più spazio alla musica live che unitamente alla magia dei fuochi d’artificio, riuscirà a creare qualcosa di unico”.
I diversi momenti che graviteranno attorno alle esibizioni pirotecniche coinvolgeranno turisti e non con  musica, sport, danza e moda. “La manifestazione – aggiunge Martorelli -  è un contenitore di cultura a 360 gradi. Daremo spazio alle arti figurative, musicali e coreutiche. Siamo stati fra i  primi a portare in Calabria le proiezioni ologrammatiche, ed anche quest’anno le stesse impreziosiranno gli storici palazzi e le strutture di Belvedere. Previste anche lezioni di yoga, tornei di beach volley e défilé”. Cinque giorni che animeranno l’estate di Belvedere Marittimo attirando l’attenzione di tutti i turisti presenti in Calabria. Un evento divenuto imperdibile per gli amanti dell’arte pirotecnica e per chi è solito guardare la vita col “naso all’insù”.

a.c./Labecom 
Belvedere Marittimo, 21 luglio 2015

lunedì 20 luglio 2015

TABULARASA: MUSICA E PAROLE CON IL NUOVO LIBRO DI PINO APRILE “TERRONI ‘NDERNESCIONAL” E IL CONCERTO DI GILL

Da sinistra Mortelliti, Aprile e Branca
Pino Aprile, giornalista e scrittore pugliese e da sempre portavoce del Sud in Italia, ha presentato a Tabularasa il suo nuovo libro, “Terroni ’ndernescional” pubblicato dopo quattro anni dal primo “Terroni”, libro che ripercorreva la storia d’Italia fin dalla sua unificazione per dare una nuova lettura al contrasto odierno tra Nord e Sud. Conversando con gli organizzatori, Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, Aprile ha spiegato il tema che ha permesso di approfondire le sue indagini sulla cosiddetta “questione meridionale”, scrivendo un secondo volume. Lo scrittore, in “Terroni ‘ndernescional”, cerca di capire perché la Sardegna sia assente nella storiografia dell’Italia, percorrendo un sentiero che lo conduce oltre i confini nazionali, fino ad arrivare in Germania. “Quando ho terminato questo libro – afferma Aprile – le questioni odierne della Grecia e della Germania erano solo ipotesi. Vedendo ciò che sta succedendo oggi posso dire che avrei preferito sbagliare analisi”. 
Aprile inizia la propria disamina studiando proprio la storia della Sardegna: “Tutto quello che è stato fatto nel 1860 nell’Italia meridionale – racconta – è stato fatto dal 1720 in Sardegna, quando il Piemonte la rese una propria colonia. I Savoia, dopo aver acquisito la Sardegna, la spogliarono di tutto, incluse le abbondanti risorse minerarie, e la costrinsero ad un regime di monopolio per cui i sardi non potevano importare ed esportare se non attraverso un unico canale che passava per Genova”. Questa sarebbe, secondo l’autore, la nascita della “questione sarda”, che venne poi dimenticata dopo il 1860, quando venne compresa nella “questione meridionale”. E della questione sarda, Aprile vede un parallelismo nella Germania del 1989, quando era divisa in Germania Est e Germania Ovest. “Dove troviamo oggi questi metodi? – chiede Aprile alla platea – sono gli stessi sistemi che poco più di vent’anni fa ha impiegato la Germania Ovest verso la Germania Est. Gli hanno rubato tutto: posti di lavoro, università, amministrazioni e aziende. Ecco perché la questione meridionale è internazionale”. E sulla situazione politica attuale, Aprile afferma: “Il modello del 1989 è lo stesso che oggi la Germania ha imposto alla Grecia, con l’obiettivo di indebolire i Paesi del sud dell’Europa. Solo che la Germania crede che l’Europa sia padrona nel panorama mondiale, ma non è così. L’Europa ormai è il terrone del nuovo mondo che cresce a est e a sud, non a ovest e a nord”.
Aprile ha poi spostato la sua analisi sulle differenze tra Nord e Sud in Italia e in Germania,
Un momento del concerto di Gill
poiché mentre in Germania furono fatti investimenti – soprattutto infrastrutturali – anche nei territori svantaggiati, in Italia la situazione è oggi completamente diversa. “Quella degli spostamenti difficili – ha detto – è una precisa scelta politico-economica. Le linee furono potenziate soltanto per favorire il trasporto merci da nord a sud e viceversa, ma non per favorire il commercio locale, perché se il commercio del Sud divenisse autonomo sarebbe concorrenziale. Anche l’assenza del pedaggio sulla Salerno-Reggio Calabria è una scelta economica, perché ogni 100 camion che passano, 99 portano merci da Nord al Sud e uno solo da sud a nord”. E sui giorni nostri, Aprile non risparmia un attacco al presidente del Consiglio Matteo Renzi, che definisce “il peggior leghista che abbiamo mai avuto. Non ha mai avuto il coraggio di fare una distribuzione delle risorse equa per tutto il Paese”. 
Citando gli investimenti fortemente squilibrati verso il nord su scuole, infrastrutture, trasporti e molto altro, Aprile ha chiuso la serata con un appello affinché la ricerca della verità sulla questione meridionale non subisca una battuta d’arresto: “La verità negata – ha concluso – non fa danno soltanto all’oppresso, ma anche a chi esercita gli strumenti che offre la verità falsata per trarne dei vantaggi. Con una verità deformata nessuno riesce più a vedere le cose come sono andate veramente, perché a tutti è stata sottratta la verità, siamo stati amputati di una parte importante del nostro passato, e noi non siamo altro che il risultato del nostro passato”. 
La serata di Tabularasa è proseguita con il concerto del cantautore siciliano Gill con il suo “Chi ha ucciso Luigi Tenco Tour”, che ha chiuso un altro appuntamento della kermesse.

b.m./Labecom
Reggio Calabria, 20 luglio 2015

domenica 19 luglio 2015

TABULARASA 2015: CASO MORO, PRESENTATO LIBRO - INCHIESTA “COMPLICI – IL PATTO SEGRETO TRA DC E BR”

L’autrice Stefania Limiti: “Sul caso Moro si cerca ancora la verità, quella che conosciamo è stata pattuita tra le Brigate Rosse e una parte di Democrazia Cristiana”
       

Si chiama “Complici – il patto segreto tra DC e BR” il libro scritto da Stefania Limiti e Sandro Provvisionato che offre una nuova lettura e apre nuovi interrogativi sull’omicidio del presidente della Dc Aldo Moro, sequestrato a Roma il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio dello stesso anno. Durante la serata di Tabularasa 2015, Limiti ha discusso con Giusva Branca e Raffaele Mortelliti delle tante ombre che ancora avvolgono il caso. “Sono passati 37 anni – ha detto – e non sappiamo ancora la verità. Si è sentito dire di tutto, perché c’è una verità impacchettata, ufficiale: quella pattuita e contrattata tra le Brigate Rosse e una parte della Democrazia Cristiana”. Una contrattazione che secondo l’autrice sarebbe avvenuta nel carcere di Paliano, a Frosinone, dove negli anni ’80 erano detenuti gli appartenenti della cosiddetta “Area Omogenea”, i dissociati, ovvero gli appartenenti a gruppi eversivi che poi avevano scelto di rinnegare il proprio percorso. Tra loro Morucci uno dei quattro uomini arrestati con l’accusa di aver fatto parte del braccio armato che sparò sulla scorta di Moro durante il sequestro. “Morucci scrisse un memoriale – racconta Limiti – al quale è stata data sempre poca attenzione. Noi l’abbiamo preso e ripercorso, perché quel memoriale è lo strumento con il quale sono state concordate queste verità”.  Secondo gli autori, le Br da sole non avrebbero potuto attuare un agguato in stile militare come quello di via Fani, né ne avrebbero avuto i mezzi. “A via Fani avevano armi molto vecchie – spiega Limiti – e durante l’agguato si inceppano tutte. Non è possibile che un gruppo di quattro sparatori con delle armi vecchie riesca in pochi minuti ad uccidere con precisione gli uomini della scorta e salvare Moro. Sembra ci fossero altre persone che hanno partecipato al sequestro, con un utilizzo di mezzi più numeroso. Inoltre, dalle perizie è stato dimostrato come i colpi non venissero da un solo lato della strada – come sostenuto dai brigatisti – ma da entrambi”. L’inchiesta degli autori ha approfondito molti aspetti del sequestro e della prigionia, svelando come su una delle auto siano state ritrovate tracce di sangue che non appartengono a nessuna delle persone arrestate come esecutori del sequestro, e ancora come in alcune intercettazioni tra il collaboratore di Moro, Freato e l’onorevole della Dc Benito Cazora venga fuori una richiesta della ‘ndrangheta calabrese, di fare sparire alcune foto del sequestro scattate da un carrozziere. Limiti racconta anche delle testimonianze di Moretti, componente del Comitato Esecutivo delle Brigate Rosse e principale dirigente della divisione romana, dei tanti tentativi falliti nel tentare di prendere accordi per la liberazione di Moro. Finanche della presenza in Italia di un consulente americano, Steve Pieczenik, nominato dall’allora ministro Cossiga che “s’installa al Viminale – spiega Limiti – non per indagare sul caso Moro, ma per evitare che l’Italia cadesse nel caos, perché la restituzione di Moro avrebbe scatenato molti conflitti sociali, dato che aveva già annunciato di non voler fare più parte della Dc. Restituire Moro vivo, per le Br, avrebbe significato centrare l’obiettivo, mentre ammazzarlo è stata la loro fine”. Per gli autori, sul caso Moro la verità che oggi si conosce è stata costruita ad arte per mettere d’accordo più parti, mentre le vere dinamiche sarebbero ancora in parte occulte. In “Complici”, la ricerca della verità compie un passo in avanti. 

b.m./Labecom
Reggio Calabria, 19 luglio 2015

sabato 18 luglio 2015

TABULARASA 2015: GIUDIZIO E PREGIUDIZIO

Il pregiudizio condiziona le nostre vite. È il tema della conversazione che si è tenuta sul palco della kermesse Tabularasa (allestita dall’associazione Urba/Strill.it), tra Emilia Costa, professoressa di Psichiatria all’Università di Roma La Sapienza, Antonio Monorchio, docente di Psicologia Sociale all’Univesità per Stranieri di Reggio Calabria, e Pasquale Romeo, docente di Psichiatria all’Università di Bari. “Possiamo vivere senza pregiudizi? - si è chiesto Romeo - Tutti ne abbiamo, è una struttura ormai imperante”. Si contrappongono al giudizio, ma in questo senso la nostra società è cambiata. “Il sacrificio del dopoguerra aveva generato nel nostro Paese la capacità di giudizio, di chiedersi dove ci stesse portando quella sofferenza – ha chiosato Romeo – Oggi ci lamentiamo molto, ma non riusciamo a spiegare cosa realmente ci fa provare dolore, poiché questa difficoltà obiettiva non esiste”. L’uomo d’oggi ha scarsa resilienza, un concetto mutuato dalla fisica che descrive la proprietà dei metalli di piegarsi senza giungere al punto di rottura e riprendere la propria forma originaria. “Quanti di noi riescono a resistere ad un trauma? Sfugge la differenza col semplice stress.” “La pazienza è figlia della sofferenza – ha detto Monorchio – consente di coltivare la capacità di aspettare finché non passa, quindi di amare”. Il rapporto con l’amore si fonda su questo. La globalizzazione ha creato situazioni di isolamento affettivo in cui è sempre più difficile “aprirsi a rapporti nuovi che - secondo il professore - consentono di liberarci dai pregiudizi, bagaglio dell’uomo comune. Le persone più differenziate, gli artisti, sono libere da preconcetti. Per essere creativi è necessario, quindi, costituirsi nei rapporti con la vita e con sé stessi in una dimensione nostra e degli altri. È il comunicare”. La società, però, ci chiede di formarci dei pregiudizi e quindi di instupidirci. “Gli artisti sono geni, ma spesso vengono percepiti come folli proprio per la loro capacità di aprirsi agli altri senza preconcetti – ha chiosato il professore - La loro intelligenza non è pratica. Però, ciò che ci rende umanamente uomini è proprio l’aprirsi alla conoscenza e agli altri in modo da generare rapporti di rispetto”. Per Costa è difficile liberarsi dai pregiudizi. “Persino in dibattiti come questo ce ne sono – ha detto provocatoriamente – Noi qui sul palco sotto i riflettori e il pubblico nell’ombra”. Il pregiudizio, pertanto, è qualcosa che incameriamo fin da piccoli con l’educazione dei genitori e della scuola. “Il pregiudizio – ha commentato Monorchio – ha a che fare con l’attitudine a rispettare lo ius. La programmazione è legata al pregiudizio, la speranza alla nostra capacità di liberarcene”. Ricorrente il tema della sofferenza come principio di superamento. “Per capire cos’è la libertà bisogna passarsela male – ha detto Monorchio citando Hölderlin – Entrare nel pericolo per imparare dall’esperienza”. Secondo Romeo non sogniamo più, addirittura l’immaginazione è venuta a mancare “Per immaginare c’è bisogno di qualcosa che manca. È lo scarto tra io e l’ideale dell’io.” Dovremmo emanciparci dall’idea pregiudizievole per cui niente ha un valore e che “ci porta ad un nuovo oscurantismo”. “La vita è il presente - ha concluso la professoressa Costa - ma nessuno vive così. Anche nella storia della psicologia ci sono stati grandi pregiudizi. Ad esempio, Freud parlava di invidia del pene. Anche per questo bisognerebbe rivalutare la filosofia, perché ci aiuta a riflettere”.


r.p./Labecom 

venerdì 17 luglio 2015

TABULARASA 2015: LA CORRUZIONE SI MANGIA TUTTO

Come la corruzione condiziona il Paese. Questo l’argomento che ha animato l’incontro svoltosi a piazza Italia, nell’ambito della kermesse ‘Tabularasa’ (allestita dall’associazione Urba/Strill.it),  tra Federico Cafiero De Raho procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Gerli  comandante delle Unità speciali della Guardia di Finanza e Federico Bergaminelli presidente dell’Istituto italiano anticorruzione. “La corruzione è più grave del peccato - ha detto Gerli - e non può essere perdonata”, usando le parole del Papa per aiutare a comprendere la portata del fenomeno. “I dati non sono sempre esatti - ha chiosato - a livello europeo si stimano in circa 120 miliardi i movimenti di denaro, ma il calcolo non tiene conto della diversificazione tra i paesi e il problema coinvolge molti aspetti. In Italia è pari ad almeno due manovre economiche”. 
“La corruzione inquina la società - ha proseguito De Raho  - affonda le sue radici nella mancanza di educazione civica”. Si manifesta una concezione dei rapporti col potere avulsa dal diritto che evoca quella tra sovrano e mendicante. “Ciò disgrega il rapporto di fiducia tra cittadino e Pubblica amministrazione - ha spiegato  - sancito dai principi della nostra costituzione. Perciò tutto diventa difficile o impossibile, la società si sfalda diffondendosi l’idea per cui rispettare il diritto altrui significa essere calpestati”.
Secondo Bergaminelli aggravare la repressione non è più sufficiente. “La prevenzione – ha evidenziato-  è fondamentale, poiché il fenomeno si è evoluto. La corruzione non riguarda più soltanto il singolo beneficio diretto del corruttore. È diffusa e abbraccia adesso l’intera funzione pubblica”. Esistono veri e propri consorzi in grado di mettere a busta paga chi amministra la cosa pubblica, con la creazione di fondi neri e gruppi di studio diretti alla falsificazione dei bilanci “è necessario – ha rimarcato -  il reato di falso. Vi è anche corruzione delle regole il fenomeno è talmente radicato da influenzare le scelte del legislatore per avere delle leggi ad hoc.” 
Pertanto, l’approccio culturale al problema diventa fondamentale. “Dovremmo – ha concluso Bergaminelli - incentivare la segnalazione dell’illecito, tutelarla come è stato fatto per il pentitismo mafioso. Combattere l’idea che chi denuncia sia uno spione che va vessato. Quando, invece, negli altri paesi sono previsti sistemi premiali”. Per Gerli la corruzione non evoca più un mero accordo tra singoli, ma tra intere categorie. “Un esempio della vischiosità col sistema proviene dalle indagini su Mafia Capitale - ha detto  - la corruzione invade tutti quei settori economici in cui vi sono investimenti pubblici. Non soltanto appalti, ma anche forniture. Perciò l’Anac ha istituito uffici specializzati”. “Le associazioni mafiose - ha ripreso De Raho  - sono quelle più organizzate in tal senso, riuscendo a manovrare con meccanismi raffinati e difficili da individuare le gare d’appalto, preparando finanche le buste”. La ‘ndrangheta determina le imprese vincitrici escludendo le altre con l’accondiscendenza, per timore o interesse, di chi dovrebbe controllare. “Bisognerebbe istituire una banca dati a livello nazionale - ha proposto poi  De Raho - che consenta di individuare queste imprese”. “Purtroppo - ha chiosato Bergaminelli - il nostro Stato si è svegliato tardi. Gli organismi internazionali ci hanno sempre chiesto di intervenire, ma è anche la mentalità che deve cambiare. Manca tra i dipendenti la voglia di aggiornarsi e si è fatto poco per motivarli”. Il ritardo, del resto, è uno dei paradigmi del fenomeno corruttivo “i consorzi proliferano grazie alla capacità di dilatare i tempi e lievitare i costi” ha detto riferendosi ad Expo 2015. La corruzione sottrae risorse, allontana gli investitori onesti, svilisce la legalità e danneggia le generazioni future. 
Infine, secondo De Raho la legislazione attuale è in costante adeguamento, ma è necessario il contributo del cittadino, prima vittima della corruzione. Giudicando la situazione della città il procuratore ha spiegato che “segnali molto positivi vengono dalle Istituzioni, che lavorano in sinergia per un obiettivo comune. C’è voglia di ripresa – ha concluso - Reggio è forte. Si libererà.”

r.p./Labecom 
Reggio Calabria, 17 luglio 2015

giovedì 16 luglio 2015

LE RAGIONI DELLE REGIONI SECONDO “TABULARASA”

Mortelliti - Buccini - De Blasio - Branca 
Ottava serata del contest firmato “Urba/Strill” dedicata all’ente territoriale più discusso in questo momento. Sul palco di piazza Italia Goffredo Buccini e Daniela De Blasio

A cosa servono le Regioni? La loro autonomia legislativa e amministrativa ha davvero favorito la crescita sociale ed economica dei territori? E, ancora, dopo 45 ani di esperienza regionalistica qual è il bilancio sui fronti della lotta alla malaburocrazia, del contenimento della spesa pubblica e del miglioramento dei servizi resi ai cittadini? Sono stati questi alcuni degli interrogativi intorno ai quali si è sviluppato il dibattito dell’ottava serata di “Tabularasa 2015. Il gusto” dal titolo “Le ragioni delle Regioni”. Sul palco del contest firmato “Urba/Strill” insieme agli organizzatori Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, sono intervenuti Goffredo Buccini, inviato speciale del Corriere della Sera e scrittore (“Governatori. Così le Regioni hanno devastato l’Italia” è la sua ultima fatica letteraria) e Daniela De Blasio, presidente della Portanova Spa, società in house del Consiglio regionale della Calabria.“Lo scenario con cui abbiamo a che fare – ha spiegato Buccini – parla di venti staterelli, venti sistemi sanitari diversi, venti idee di turismo diverse che è un’autentica follia per un paese come l’Italia. In altre parole un vero caos amministrativo, acuito dalla sciagurata riforma federalista del 2001 che ha attribuito alle regioni dei poteri e delle funzioni spropositati. Il caso rimborsopoli è solo l’emblema di un sistema disastrato che non funziona. E più in generale sembra di vivere in un’epoca in cui è letteralmente scomparso il senso della vergogna come categoria dello spirito”.
Il regionalismo ha inoltre accentuato lo scollamento tra cittadini e istituzioni che, secondo De Blasio “spesso appaiono come entità autoreferenziali al pari di una classe politica che non è mai riuscita ad amministrare in modo adeguato i singoli territori. Senza dimenticare i danni prodotti dall’inerzia di certa burocrazia la cui incidenza, in negativo, è identica a quella delle ruberie legate allo scandalo dei rimborsi”.E poi esiste anche un vulnus legato al rapporto tra il cittadino e il voto risolvibile, a detta di Buccini, “attraverso una scelta più ponderata rispetto al ventaglio di opportunità che abbiamo di fronte”.Ma le storture del regionalismo affondano le loro radici nelle sue stesse origini storiche, “basti pensare – ha osservato Buccini – che per ventidue anni, dal ’48 al ’70, le regioni sono rimaste in cantina per non sconvolgere gli equilibri politici fra Dc e Pci. E poi sono state varate in modo assolutamente caotico e confuso quando ormai i ministeri avevano già accentrato molte funzioni. E infine la mazzata del periodo che va dal ’97 al 2001 con l’obbrobrio federalista che di fatto ha creato venti piccoli Ras con facoltà di decidere su qualsiasi cosa per conto loro”. Da qui l’analisi ha abbracciato il contesto politico nel suo complesso, nel quale emerge secondo Buccini “l’esigenza di recuperare la normalità delle procedure ordinarie in un Paese che ormai vive tutto in chiave puramente emergenziale”. Anche per questo, ha ribadito De Blasio, “la politica ha assoluto bisogno di competenza in tutti i settori della vita pubblica”. E poi non guasterebbe, ha osservato Buccini “fare un deciso passo indietro rispetto al regionalismo dissennato che è stato innescato qualche anno fa, superando il becero provincialismo dei territori e recuperando il gusto di essere italiani”.

l.d./Labecom

Reggio Calabria, 16 luglio 2015

martedì 14 luglio 2015

AL VIA SPEAKINGDOORS, PER RENDERE REGGIO CALABRIA UNA GALLERIA URBANA

L’evento artistico  si inserisce all’interno del programma di “Tabularasa 2015” con la collaborazione dell’amministrazione comunale e delle imprese che operano nel settore grafico 

È stata presentata a Palazzo San Giorgio l’iniziativa, ideata da Raffaele Mortelliti e inserita all’interno delle attività della sesta edizione di “Tabularasa”, volta a ripristinare il decoro urbano. L’intento è quello di far diventare gradualmente Reggio Calabria una vera è propria galleria urbana. Il primo step registra l’affissione di opere d’arte digitali negli spazi di proprietà del Comune, liberi o occupati abusivamente.
“Le pareti verticali della città - ha spiegato Mortelliti – avranno nuova vita grazie ai cartelloni che riprodurranno le opera dell’artista Adeckno. Si tratta di 108 soggetti che fanno parte della catena “Speakingdoors” (porte parlanti) che in maniera semplice, con colori accesi, rappresentano la varietà della società. Le creazioni digitali andranno a ristabilire dignità in alcune zone della città individuate dall’amministrazione”. Non vedremo più, quindi, la dicitura “affissione abusiva” fra le vie della città ma cartelloni tinteggiati e “estroversi”. “La seconda parte del progetto che abbiamo messo in campo - ha continuano Mortelliti - prevede con l’aiuto dei privati, senza nessun costo per l’Ente e dopo accordi in merito, la sistemazione delle facciate di alcuni palazzi. Ultimo gradino è quello di creare dei veri e propri spazi espositivi nelle aree più degradate del territorio, così da donargli nuova vita”. 
A realizzare i manifesti saranno le aziende cittadine Creative Artworks e Progetto 5, mentre il Comune si occuperà solo dell’affissione e dell’individuazione delle aree  predisposte. “E’ un progetto – ha affermato il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà – che coniuga diversi aspetti. Il ripristino della legalità, innanzitutto, poiché i manifesti digitali andranno ad essere collocati laddove non c’è un rispetto della norma dell’esposizione pubblicitaria, associandosi ad un percorso volto al recupero del decoro urbano. Vogliamo rendere la nostra città una vera e propria galleria urbana. Un percorso del recupero del bello che inizia oggi ma che continuerà con il coinvolgimento delle realtà artistiche e creative locali. Individueremo successivamente una zona specifica nella quale creeremo dei murales, dei veri e propri percorsi d’arte. Così facendo rigenereremo il distretto stesso, trasformandolo in un centro di attrazione turistica. Lo scopo finale è quello di dare la possibilità agli artisti di esprimersi e nel contempo recuperare le zone degradate della città”.
Le opere d’arte saranno a disposizione dell’ente che le utilizzerà in tutto il territorio comunale laddove ce ne sarà la necessità. “Con questo progetto – ha affermato l’assessore comunale al Decoro urbano, Antonino Zimbalatti – continuiamo la nostra azione di ripristino del decoro. Stiamo lavorando per recuperare tutte le aree verdi della nostra città, per ripulire le zone maggiormente umiliate dall’incuria e passo dopo passo stiamo tornando, anche a livello urbano, alla normalità. Siamo consapevoli che ancora molto c’è da fare ma “Speakingdoors” rientra a pieno titolo nella nostra concezione di bello e di restituzione della dignità ai luoghi. Grazie anche all’apporto dei Vigili urbani stiamo controllando tutte le aree, soprattutto le periferie, per far capire alla cittadinanza  - ha concluso l’assessore - che l’amministrazione è vicina alla gente”.

a.c./Labecom 
Reggio Calabria, 14 luglio 2015 

lunedì 13 luglio 2015

‘Tabularasa’: l’essenza dello sport tra ricordi e sogni

Un momento della serata 
Continua la kermesse allestita dall’associazione Urba/Strill.it. In piazza Italia, per il sesto appuntamento in programma, la discussione si è incentrata sul basket e sui suoi riflessi sociali 

Una connotazione quasi letteraria e romantica anche se il tema centrale ha riguardato lo sport. Questa la peculiarità di ‘Quel Basket che non c’è più’, nuovo appuntamento del contest culturale ‘Tabularasa’. A discuterne con Giusva Branca e Raffaele Mortelliti  (organizzatori della kermesse) lo scrittore e docente Fabio Cuzzola e il giornalista, scrittore e telecronista sportivo Flavio Tranquillo. Un confronto a quattro voci sviluppato sui colori della nostalgia, con un occhio, inevitabilmente, al presente e lo sguardo proiettato al futuro. Lo sport come metafora di vita, specchio dei mutamenti sociali, capace di caratterizzare spazi e luoghi, di creare passione e ricordi.  Un mix di aneddoti professionali e racconti personali hanno trascinato la discussione. Nelle parole dei protagonisti la platea ha rivissuto l’importanza rivestita dalla Viola Reggio Calabria negli anni 80 “durante la guerra di mafia – ha detto Cuzzola – le partite al Botteghelle ci salvarono, ci permisero di non vedere quello che accadeva per strada”. Sottolineato il ruolo che lo stesso team neroarancio, così radicato sul territorio, ricopre e può ricoprire verso le nuove generazioni. Ecco poi i trent’ anni di pallacanestro vissuti da Tranquillo ai massimi livelli: dalle partite di Lega, passando dalla Nazionale, fino alle telecronache di Nba e le differenze, provate in proprio, tra il nostro paese e gli Usa dove, ha evidenziato il giornalista sull’onda del ricordo di Giordani e Peterson, “si è scoperto – ha dichiarato -  che l’epica e lo sport possono convivere e non solo nella solennizzazione del racconto ma nell’idea di una narrazione che diventa di tutti, nella convinzione che se qualcosa diviene patrimonio comune è un bene”. Non poteva mancare il ricercare, all’interno del viaggio compiuto, cosa sia cambiato con l’avvento dei new media e dei social network nei confronti dell’attuale diffusione della pallacanestro, così come la diversità tra radio e telecronaca “solo con la voce – ha rimarcato Tranquillo ricordando la ‘tendenza’ Buffa – non hai scelta: in tv, grazie alle immagini e basandoci anche sui tempi che la partita può imporre, puoi imbastire quasi una ‘chiacchierata’ con lo spettatore”. E proprio in una finale di Eurolega nacque la frase “Altro tiro, altro giro, altro regalo”, divenuto qualche mese fa il titolo del libro di Flavio Tranquillo: un connubio di passione e lavoro, un turbine di sensazioni ed amore che parte dal basket e s’inoltra nella vita.  “Non un basket migliore dell’altro – ha chiosato Tranquillo in riferimento al tema della serata – ma un basket che sta cambiando”, e che lui ha contribuito e contribuisce a colorare di sfumature ed emozioni. In conclusione il live del gruppo Other Voices: dalla provincia di Reggio una band dal respiro internazionale che ha presentato l’ultimo lavoro, l’album “A Way Back”, registrato tra Liverpool e Taurianova, col mastering di Kevin Paul, famoso per i lavori con i Depeche Mode.

g.c./Labecom 
Reggio Calabria, 13 luglio 2015 

domenica 12 luglio 2015

‘Tabularasa’, il ritmo di Tango Extremo travolge ed emoziona il pubblico

Gli olandesi Tanya Schaap e Sandor Kem con i calabresi Virginio Aiello e Ivano Biscardi si esibiscono a Reggio Calabria. In una gremita piazza Italia, il poliedrico concerto di tango, jazz e genere classico, è stato impreziosito anche da due composizioni originali. 

Piazza Italia a Reggio Calabria si trasforma in una balera sotto le stelle grazie al ritmo travolgente di Tango Extremo. Per la prima volta a Reggio Calabria, nell’ambito della kermesse ‘Tabularasa’ promossa da Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, i musicisti olandesi con la passione del tango argentino si sono esibiti  incantando il pubblico reggino. Sul palcoscenico ad accompagnare Tanya Schaap al violino e Sandro Kem al contrabbasso, due componenti del gruppo cosentino Sertango Ivano Biscardi e Virginio Aiello, rispettivamente alla fisarmonica e al piano. Un incontro particolarmente fortunato tra l’Olanda e la Calabria sotto il segno di un genere musicale affascinante che, come ogni forma d’arte, è capace di un linguaggio universale. La sua poliedricità è il frutto della contaminazione di modalità espressive che spaziano dalla musica alla poetica e al ballo, e di un mix eloquente di generi diversi quali il jazz intriso di improvvisazione e il classico nobile eredità della cultura occidentale. Sulle celebri note di “Libertango” di Astor Piazzolla inizia il viaggio musicale proposto al pubblico reggino particolarmente entusiasta. Il polistrumentista e compositore argentino per eccellenza è stato omaggiato anche con una originale interpretazione della “Milonga del Angel”. Onore alla grande e intramontabile tradizione argentina con “Romance de Barrio” di Anibal Troilo,  “Milonga de mis amores” di Pedro Laurenz e con la “Nocturna” di Julian Plaza. Non sono mancate le indimenticabili melodie del panorama europeo con la “Chanson des vieux amants” del compositore e cantautore belga di lingua francese Jacques Brel e “La foule” della cantautrice francese Edith Piaf. Spazio anche al vivace e scoppiettante ritmo brasiliano con “Escorregando” di Ernesto Nazareth e alle sonorità uruguaiane de “La Cumparsita”, celebre partitura del musicista Gerardo Matos Rodriguez. Un repertorio di assoluto pregio impreziosito da due brani originali:  “Zarathustra” composto dal fisarmonicista cosentino Ivano Biscardi e “El silencio”, vibranti note composte dalla madre di Tanya Schaap, la pianista Hilga Mulder. “E’ sempre molto emozionate eseguire ‘El Silencio’, il brano scritto da mia madre, è per me un momento davvero speciale. Ero già stata in Calabria – ha raccontato la violinista Tanya Schaap – in particolare a Jacurso, in provincia di Catanzaro, due anni fa e torno volentieri qui come in Italia. In questo paese c’è una grande cultura del tango e ritrovo alcune atmosfere di Buenos Aires dove ci sono moltissimi italiani. Questo è il nostro ultimo concerto per ora in Italia. Con Ben van den Dungen (sassofono), Rob van Kreeveld (piano), Hans van der Maas (fisarmonica) e Alessio Bruno (contrabbasso) adesso ci dedicheremo ad un progetto di tango cubano e allo spettacolo ispirato al capolavoro classico ‘Matthäus-Passion’ di Johann Sebastian Bach, rivisitato sempre in versione tango. Da settembre  - ha concluso Tanya Schaap - saremo in tour in Cina e a Febbraio in Siberia e Russia”.
“E’ stata una bellissima esperienza e anche il pubblico di Reggio – ha commentato Vincenzo Aiello –  ha dato una risposta straordinaria. Con Tanya e Sandor si è creata subito un’alchimia fortissima, in armonia con il nostro modo di interpretare e suonare il tango. Con me al piano e all’organo hammond, strumento non comune  per eseguire musiche di tango, con Ivano Biscardi alla fisarmonica, Bruno Aloise alla chitarra e Corrado Aloise alla batteria, anche l’ensemble cosentina Sertango è in tour con un disco appena uscito che contiene rivisitazioni di brani celebri e anche nostre composizioni. Tra queste ‘Zarathustra’ eseguita stasera e che Tango Extremo ha apprezzato al punto da volerla inserire nel suo repertorio. Siamo molto soddisfatti e speriamo in collaborazioni future”. Dopo la tappa a Cosenza della sera prima, l’esordio a Reggio Calabria è stato per Tango Extramo l’ultimo appuntamento di questo nuovo giro in Italia. In attesa del prossimo tour nello Stivale che certamente non tarderà ad arrivare.

a.f./Labecom
Reggio Calabria 12 luglio 2015 

‘Il miracolo’ e ‘Anime nere’ suggellano la conclusione del laboratorio di filmmaking allestito da ‘Reggio Cinema’ e promosso dalla FEdS

Un caleidoscopio di visioni. È proprio questo il frutto del laboratorio di filmmakig svoltosi a Reggio Calabria che ha registrato la sua suggestiva conclusione ieri sulle scalinate del teatro cittadino ‘Francesco Cilea’. Prima della visione pubblica del cortometraggio realizzato nell'ambito del progetto promosso dalla Fondazione Ente delle Spettacolo e organizzato dall'associazione culturale ‘Reggio Cinema’, si è svolta alla Pinacoteca civica la conferenza stampa di chiusura. Fra i presenti gli attori Fabrizio Ferracane e Alessandra Costanzo. Il primo protagonista del film pluripremiato girato interamente in Calabria ‘Anime nere’ la seconda protagonista, insieme a Costantino Comito e Americo Melchionda, del cortometraggio dei giovani registi dal titolo ‘Il miracolo’. “Tornare in questa terra – ha dichiarato Ferracane -  è come ritrovare un amore. Il calore e il supporto concreto degli abitanti di Africo e Bianco hanno contribuito al successo del film. Dare la possibilità a queste giovani promesse di lavorare in questi luoghi magnifici fa onore agli organizzatori e a chi li supporta”. “Ringrazio i partecipanti – ha affermato Alessandra Costanzo -  per l'atteggiamento che hanno avuto durante i giorni di lavorazione. Il sano rapporto di equilibrio fra di loro e fra noi attori e insegnanti è stato eccellente. Dallo stare insieme nascono i migliori artisti e i migliori cittadini. Lavorate – ha detto l’attrice ai dieci aspiranti registi – affinché il ‘cinema’ venga in questi territori, non andate via, fate in modo di costruire la vostra professione qui”. “La risposta ricevuta dalla città- ha detto il regista Fabio Mollo che ha coordinato il laboratorio - e dai filmmakers è stata entusiasmante. Realizzare in toto un corto in due settimane ovvero scriverlo, girarlo e montarlo era sulla carta impresa ardua. Loro lavorando in team hanno realizzato un vero e proprio ‘miracolo’. La compartecipazione è stata totale. Ognuno ha scritto una determinata scena, la stessa è stata girata da un altro aspirante regista e successivamente è stata montata da un altro ancora. L’obbiettivo era avere diversi punti di vista della stessa parte del film. È stato un esperimento meraviglioso che speriamo sia l'inizio di un percorso culturale produttivo. Noi non vogliamo limitarci a promuovere la cultura, la vogliamo costruire con il contributo di tutti”. 
Mollo ha poi ringraziato il Comune di Reggio Calabria per la collaborazione data e la Fondazione Ente dello Spettacolo per aver fortemente voluto creare il laboratorio, dopo quelli di Torino e Palermo,  nella nostra città. “La FEdS – ha sottolineato il direttore della Fondazione Antonio Urrata - soprattutto negli ultimi anni punta sui giovani e contribuisce a sostenere le loro idee. Il cortometraggio realizzato a Reggio sarà proposto alla 72esima Mostra d’arte cinematografica di Venezia e speriamo non sia l'unica cosa che porteremo con noi in Veneto ci sono in cantiere vari programmi e noi siamo qui per sostenerli. La FEdS vuole andare a cercare i talenti in loco e farli maturare e crescere direttamente nei territori”. “Esperimento riuscito -  ha dichiarato il presidente di ‘Reggio Cinema’ Carlo De Gori – l’ associazione è formata da un gruppo di giovani calabresi che hanno deciso di tornare qui, con il loro bagaglio d’esperienze arricchito nel tempo, per costruire un percorso di crescita culturale. Vogliamo cercare di creare un bacino di professionalità e competenze che possa servire a tutti coloro i quali vogliono fare cultura a Reggio Calabria. Siamo entusiasti, propositivi e vogliosi di fare qualcosa di bello e utile. Noi ci siamo speriamo nel supporto di tutti”. In serata poi è stato proiettato, davanti le scalinate del ‘Cilea’ il cortometraggio realizzato da Alain Parroni, Honglei Bao, Domenico Modafferi, Fabrizio Benvenuto, Luca Cenname, Serena Aragona, Alberto Mangiapane, Michele Leonardi, Mario Vitale e Mariagiovanna Postorino. I dieci aspiranti registi, provenienti da tutt’Itlaia, hanno ricevuto un’ovazione da parte del numeroso pubblico presente e l’attestato di partecipazione al laboratorio. Successivamente un breve talk, condotto dai curatori di ‘Tabularasa’ Raffaele Mortelliti e Giusva Branca, ha introdotto invece il film ‘Anime nere’. “Nella pellicola – ha dichiarato lo straordinario interprete Fabrizio Ferracane  - ammirerete i luoghi fantastici della vostra terra. In questo film i suoni e i sapori della Calabria prendono corpo. Al Sud c’è tanta voglia di fare speriamo che ‘Anime nere’ abbia aperto la via”. 

a.c./Labecom 
Reggio Calabria, 12 luglio 2015  

sabato 11 luglio 2015

BELVEDERE MARITTIMO, AL VIA L’EDIZIONE 2015 DEL FESTIVAL DELL’ARTE PIROTECNICA NOTE DI FUOCO

Tutto pronto per la nuova edizione di “Note di Fuoco”, il Festival dell’Arte Pirotecnica che dal 2007 illumina ogni estate con la magia dei suoi giochi di fuoco. Anche quest’anno appuntamento dal 29 luglio al 2 agosto a Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, per una kermesse di eccellenza che ospiterà i più grandi maestri pirotecnici italiani. Sarà un evento magico e ricco di colori, ma anche di musica, arte e cultura. Organizzato dall’Associazione CreativaMente, “Note di Fuoco” presenta quest’anno un programma ricco di eventi culturali che soddisferanno i gusti di tutti coloro che ogni anno scelgono la magia degli spettacoli pirotecnici sul lungomare di Belvedere Marittimo.
Le zattere galleggianti sulle quali sono montati i giochi di fuoco sono posizionate a 400 metri dall’area di fruizione, per garantire la sicurezza degli spettatori e assicurare una vista mozzafiato anche da luoghi più lontani. Gli spettacoli pirotecnici verranno accompagnati da “Live Experience”, con uno strumentista che suonerà dal vivo a ritmo dei fuochi.
Tanti altri eventi accompagneranno la kermesse simbolo di eccellenza nel Mediterraneo. Tra il 29 e il 30 agosto, la serata sarà animata da stand, concerti, danza e artisti di strada. La giornata del 31 luglio si aprirà invece con lo sport e il divertimento, con la lezione pomeridiana di yoga sulla spiaggia e il saggio serale, alle 21.30, della scuola di ballo “Dance World” di Maria Antonietta Scoglio.
L’1 agosto sarà invece dedicato alla moda, con la sfilata di “Dimensione Moda”, e il 2 agosto serata tutta musicale con la street band Takabum. Tutte le sere a mezzanotte è previsto il famoso spettacolo piromusicale, per chiudere con effetti speciali le giornate del festival.
L’edizione 2015 di “Note di Fuoco” è realizzata con la partnership dell’agenzia di comunicazione LaBeCom. L’intero evento verrà supportato dal media partner “Network Pubblicità”, che seguirà l’evento con le sue piattaforme radio-televisive: Telespazio Tv, Calabria Tv, Radio Jukebox, Radio Italianissima e Radio Ricordi.

b.m./Labecom
Belvedere Marittimo, 11 luglio 2015