sabato 27 settembre 2014

La Rete delle grandi macchine a spalla patrimonio Unesco a Guadalajara in Messico

A vent’anni dall’adozione del documento di Nara sull’Autenticità, la comunità internazionale di esperti UNESCO si interroga  sui  concetti chiave di quel testo e sulla loro relazione con la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale.  I temi che verranno affrontati dal gruppo di studiosi da tutto il mondo riuniti in questi giorni a Guadalajara in Messico, sono relativi  ai concetti di rappresentatività e autenticità nel patrimonio culturale, e della sua diversità nei processi di conservazione di beni patrimoniali. Sotto la lente anche il ruolo dei “portatori”, intesi sia come stakeholders che come comunità che porta fisicamente alcune tra le macchine a spalla riconosciute patrimonio UNESCO, dai voladores ai portatori delle Macchine italiane. 
A rappresentare l’Italia e la Rete delle grandi Macchine a spalla Patrimonio UNESCO - di cui fa parte la Varia di Palmi insieme ai Gigli di Nola, ai Candelieri di Sassari e alla Macchina di Santa Rosa di Viterbo – nell’incontro organizzato dal Conaculta degli Stati Uniti Messicani  e dall’Istituto di Antropologia e Storia del Messico, Patrizia Nardi, ideatrice della Rete e responsabile tecnico-scientifico del progetto.
“E’ un privilegio – afferma Nardi - poter partecipare per la terza volta a questo importate simposio, che mette a confronto le competenze internazionali sul patrimonio intangibile e sul patrimonio culturale riconosciuto dall’UNESCO. Negli anni scorsi avevamo approfondito ambiti molto interessanti, dal concetto di catalogazione e inventariazione  a quello di “comunità”come parte fondante dei percorsi di candidatura, al tema del rapporto tra il brand UNESCO e i potenziali percorsi di sviluppo sostenibile. Le determinazioni del Tavolo erano state trasmesse al Segretariato generale UNESCO a Parigi e tra le raccomandazioni del 2012 furono inserite alcune mie riflessioni, molto apprezzate dai colleghi, circa la necessità di prendere in considerazione l’esigenza delle comunità di presentare proposte di candidatura di rete in un contesto di glocalizzazione sempre più pregnante. Le stesse raccomandazioni – spiega la coordinatrice della Rete - sono state fatte proprie a Baku dal Comitato intergovernativo UNESCO, che ha indicato la nostra proposta come modello e fonte d’ispirazione agli Stati parte. In tal senso il documento di Nara è attualissimo perché parte dal ruolo essenziale del patrimonio culturale nei processi sociali ancor prima che economici e la sua grande capacità di mettere in luce la varietà e la poliedricità della memoria collettiva”.
La Calabria dopo il riconoscimento della Varia sembra aver conosciuto una nuova primavera che sembra andare in direzione UNESCO. “La Varia  - prosegue Nardi - è stato il primo riconoscimento che la Calabria abbia avuto: in uno Stato, quello italiano, che detiene il maggior numero di elementi riconosciuti al mondo  assegnati, mi pare un bel traguardo. Alcune situazioni mi lasciano però perplessa. Il rischio è che un percorso alternativo di consapevolezza e di valorizzazione del patrimonio culturale calabrese, quale potrebbe derivare dall’applicazione e dalla pratica dei metodi e delle politiche unescane all’immensa e straordinaria ricchezza culturale della nostra regione, andrebbe ad infrangersi contro le mille strumentalizzazioni, soprattutto di natura politica. In questo momento – conclude Nardi – stiamo lavorando su una bellissima proposta, “Le Passioni di Cristo in Europa” , performances e riti della Settima Santa per intenderci, che riunisce 150 delegazioni italiane ed europee, anche calabresi. Ed infine il progetto sulle Minoranze linguistiche calabresi, che al momento è nella fase di acquisizione dei servizi alla candidatura sulla base di un POAT Mibac-Regione Calabria. Ma c’è ancora molto da fare”.

Labecom
Reggio Calabria 27 settembre 2014

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