sabato 19 luglio 2014

Tabularasa, il cammino della Calabria verso la libertà dal pregiudizio

Tanti ospiti per un confronto a più voci in vista del primo Calabria pride in programma nel pomeriggio di oggi a Reggio. La serata si è conclusa con il concerto di Teresa Mascianà & I Donatori di Organo.

Riflessioni ed esperienze di chi ha sfidato il pregiudizio con il coraggio delle proprie azioni, non rifugiandosi nel vittimismo di essere calabrese e omosessuale. Visioni e speranze di chi invoca una Calabria in cui si possa essere liberi e felici di essere come si è. La disamina del pregiudizio ed anche dell’orgoglio, della libertà e della diversità,  alle nostre latitudini e oltre, è stata al centro del nuovo appuntamento di Tabularasa alla torre Nervi. Sollecitati dalla moderatrice Paola Bottero, sono intervenuti i giornalisti Alessandro Russo, Adele Cambria e Giovanna Casadio; Nicola Fiorita,  docente di Diritto ecclesiastico all’Università della Calabria, Vanni Piccolo, attivista lgbt, Porpora Marcasciano, presidente del movimento italiano Transessuale, Lucio Dattola e Lavinia Durantini del coordinamento Arcigay Calabria. Ad aprire e chiudere il dibattito intitolato “La Calabria oltre il pregiudizio”, in vista del primo Calabria Pride che si svolgerà nel pomeriggio di oggi a Reggio, le parole di Ippolita Luzzo, blogger e insegnante, e le note del leader dei Mattanza, Mimmo Martino. 
Nel segno dell’affermazione dei diritti individuali e della ribellione corale contro gli stereotipi, al fianco di chiunque sia discriminato ed emarginato, il Calabria Pride farà camminare insieme genitori e figli, eterosessuali ed omosessuali, persone con opinioni e religioni differenti, con pensieri politici diversi. Esso potrà costituire quella “evidente verità capace di abbattere il pregiudizio più radicato e l’indifferenza, che Gramsci definiva come il peso morto della storia”, sottolinea il giornalista Russo. 
Una sfida che riguarda tutti perchè la sfera di autonomia di ciascuno non è illimitata. “Dove finisce e inizia quella altrui, finisce e inizia la nostra libertà. Se anche solo un cittadino non è libero, tutta la società non lo è”, sottolinea il professore Fiorita.
 “Finalmente stiamo scrivendo una pagina importante di storia, non solo calabrese, che metterà la parole fine alla solitudine, alla clandestinità, alla paura di essere riconosciuti che da sempre mortifica la nostra gioia e la nostra libertà di essere”, spiega l’attivista Piccolo. Per Giovanna Casadio, “il pregiudizio è una sommatoria di mancanze che invoca la virtù del coraggio per essere superato”. Ecco perché “il gay pride è un atto politico e culturale necessario per affermare la nostra identità, ribellarci ai soprusi, continuare a scrivere la storia iniziata con la rivolta di Stonewall a New York nel 1969”, sottolinea Porpora Marcasciano.
E’ la giornalista Adele Cambria a richiamare Pier Paolo Pasolini e Jane Austen per poi porre un accento sulla pagina intensa e memorabile della testimonianza di amore scritta “ dalle madri che solidarizzano con i figli omosessuali come in una sorta di mother pride, raccontando quanto è bello essere diversi in mezzo ai diversi e in una terra splendida come la Calabria”.
“Il pride calabrese non è solo lotta al pregiudizio – sottolinea Lucio Dattola, presidente dell'Arcigay “I due mari” di Reggio – ma è strumento di cambiamento. La libertà che affermiamo ci interroga, non ci accomoda, come spesso fa il pregiudizio”. Lanciato, dunque, un appello a ciascun cittadino affinchè contribuisca alla costruzione di una società fondata sul rispetto dell’altro.  Il pregiudizio in sé nasconde assenza di conoscenza, “delega ad altri il proprio pensiero”, evidenzia la moderatrice Paola Bottero. La cultura, dunque, è lo strumento vincente  per comprendere che non si possono classificare le persone né tanto meno l’amore. ‘Chi decide quale amore valga di meno?’, si chiede Lavinia Durantini, presidente di Eos arcigay Cosenza sottolineando come “il seme del pregiudizio germoglia laddove si decide di sapere già tutto e si smette di conoscere”.  In chiusura del dibattito è Ippolita Luzzo a citare Paolo Borsellino, nel ventiduesimo anniversario della strage di via D’Amelio: “Chi ha paura muore ogni giorno e chi non ha paura muore una volta sola”. Dulcis in fundo Mimmo Martino racconta la sua fierezza di interprete di questa terra. “Sono contento quando mi dicono: 'Mi fai sentire orgoglioso di essere calabrese’.
Tabularasa Kids, con i laboratori ludico-creativi dell’associazione Lelefante, ha aperto la serata. In chiusura, nell’ambito della rassegna Carnefresca, l’energico concerto della songwriter rock’n’roll reggina Teresa Mascianà e dei I Donatori di Organo.

a.f./Labecom
Reggio Calabria 19 luglio 2014 

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