venerdì 4 luglio 2014

Tabularasa e Cereso, analisi comune sul gioco d’azzardo patologico a Reggio

Si è svolta a Sambatello la seconda serata della kermesse dedicata per il 2014 al tema della paura. Sul palco, per discutere delle problematiche legate alle dipendenze, rappresentanti del mondo sociale,  istituzionale e religioso 

Da sinistra De Stefano, Squillaci, Morosini e Minniti
La dipendenza da gioco d’azzardo è stato il tema centrale del secondo appuntamento di Tabularasa. La manifestazione, organizzata da Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, coinvolgerà fino a fine luglio la città in dibattiti e momenti artistico-culturali.
Ieri sera nel piazzale della Chiesa centrale di Sambatello, si è svolto il dibattito organizzato in collaborazione con il Centro reggino di solidarietà. 
“Legare realtà positive come Tabularasa e il Cereso – ha affermato Giusva Branca - genera quelle sinergie capaci di far crescere l’intera comunità. Quando siamo presenti, quando riusciamo ad unirci siamo meno soli e abbiamo meno paura”.
Dopo i saluti di don Carlo Cuccomarino e di don Pietro Catalano, rispettivamente parroco di Sambatello e presidente del Cereso, la parola è passata a Caterina De Stefano, direttore del dipartimento delle Dipendenze dell’Asp di Reggio Calabria.
“La dipendenza da gioco – ha affermato De Stefano -  è a tutti gli effetti una patologia e come tale va curata. Nella nostra struttura circa quattro anni fa abbiamo iniziato a lavorare a livello sperimentale registrando la reale necessità di interventi specifici sul territorio.  Il grave problema che esiste ancora oggi è il vuoto normativo in merito a questa malattia. Bisogna definire in maniera chiara i luoghi di cura e bisogna elevare l’attenzione pubblica sul problema. Aprire centri di slot machine accanto alle scuole, per fare un esempio,  è un incentivo a giocare, la stessa cittadinanza deve intervenire per bloccare questo modus operandi. Così facendo - ha proseguito - si previene il problema e con il tempo si riesce ad arginare il fenomeno”.
Studi condotti dall’Asp e dal Cereso  dimostrano che i dati in tutta la provincia reggina sono allarmanti. Il 76% dei giovani praticano il gioco d’azzardo, donne e anziani non sono affatto estranei alla malattia per un totale di 4 milioni di euro dispersi fra scommesse e tagliandi di gioco istantaneo. 
È necessario l’impegno di tutti per curare questa piaga sociale, agire nei luoghi e nelle situazioni dove il disagiato ha bisogno d’aiuto. “Oggi – ha dichiarato l’arcivescovo metropolita della diocesi di Reggio Calabria–Bova Giuseppe Fiorini Morosini – la Chiesa non può stare solo nei luoghi di culto e in oratorio, deve aprirsi, deve andare incontro alla gente. Non possiamo pensare più al cristianesimo del passato, a quello di massa poiché quel tipo di evangelizzazione non esiste più. La Chiesa, come sottolineato anche da Papa Francesco, è apertura verso l’esterno. Invito da sempre le parrocchie a organizzarsi, a trasformarsi in antenne dei bisogni reali dei cittadini. Esorto i sacerdoti e tutti gli uomini e le donne di Chiesa a operare sul territorio per diffondere una profonda e radicata fede cristiana”.
Il dibattito, moderato da Federico Minniti, è proseguito con l’intervento del portavoce del
Il piazzale della Chiesa di Sambatello gremito
forum del Terzo Settore Luciano Squillaci che ha evidenziato come lo Stato italiano sia poco coerente. “Da un lato – ha affermato Squillaci – dichiara la dipendenza da  gioco d’azzardo una malattia, ma dall’altro non crea un pacchetto normativo teso a curarla e nel contempo posiziona su tutto il Paese macchine da gioco e simili, untori di questa epidemia. Non solo,  la maggioranza dei ricavati economici di questa pratica  - ha continuato - confluisce nelle casse della criminalità organizzata. Il gioco d’azzardo è una piaga sociale, chi è coinvolto direttamente o fa parte di un nucleo familiare in cui è presente un giocatore patologico vive in una gabbia inviolabile. Rivolgiamo lo sguardo a tali problematiche, non rimaniamo indifferenti al dolore degli altri perché lo riteniamo estraneo da noi, uniti possiamo sconfiggere questa e tante altre battaglie”. 
Fondamentale, in questo senso, è contrastare le illusorie speranze che le macchine da gioco nutrono. “I problemi della nostra città – ha aggiunto monsignor Fiorini Morosini -  devono essere affrontati in maniera limpida. Chi ci amministrerà in futuro non dovrà incantarci con false speranze, dovrà chiaramente dire da dove partiamo e cosa ci propone per far crescere la comunità. I più penalizzati sono i giovani, non possiamo permettere assolutamente che questi ultimi perdano la speranza in un futuro migliore”. 
“Dobbiamo essere tutti responsabili del problema, aiutarci insieme” concluso Caterina De Stefano, mentre Luciano Squillaci ha affermato: “Dobbiamo ammettere che la tenuta sociale di questa città è fallimentare. Dobbiamo smettere di sentirci sudditi, noi siamo cittadini e come tali rendiamoci conto di quello che accade intorno a noi  e impegniamoci  per costruire una nuova città”.
La serata è stata intervallata dalla musica live di Mimmo Martino e Mario Lo Cascio. 

a.c./Labecom 
Reggio Calabria, 4 luglio 2014 

Nessun commento:

Posta un commento