lunedì 14 aprile 2014

Due diligence e piano di ristrutturazione della Sogas. Le richieste di Confindustria Reggio Calabria sulla società di gestione dell’aeroporto dello Stretto

L'Italia e la Calabria stanno attraversando una fase storica molto delicata. Inizia soltanto adesso a intravedersi la fine di una crisi tra le più gravi dal Dopoguerra a oggi. In questo momento, anche e soprattutto in un territorio depresso come quello della nostra regione, è necessario mettere in atto, a tutti i livelli istituzionali e amministrativi, misure che segnino una netta discontinuità col passato.
La Sogas, tra le società a capitale pubblico esistenti nel nostro territorio, rappresenta l’emblema del totale fallimento di un modello di gestione che noi Industriali della provincia di Reggio Calabria non siamo più disposti ad accettare. Una società che, in trent’anni, è stata saccheggiata dalla politica – tutta – e fatta oggetto di spregiudicate forme di malversazione. 
Confindustria Reggio Calabria giudica negativamente il perdurare della drammatica situazione economico-finanziaria della società, che impone un'analisi approfondita e l'assunzione di decisioni nette e dolorose. 
La Sogas troppo a lungo è stata considerata un serbatoio cui attingere per il soddisfacimento di interessi clientelari, mentre i componenti del consiglio di amministrazione sono stati sistematicamente selezionati in ragione dell’unico requisito della fedeltà politica. 
Su queste basi, non sorprende affatto che oggi la Sogas versi in condizioni così gravi. Una società che non è mai stata gestita secondo logiche di mercato era inevitabilmente destinata a rimanere schiacciata sotto il peso dei debiti e della concorrenza di scali amministrati secondo modalità manageriali e con competenza. 
Questo spiega perché l’aeroporto di Lamezia Terme nell’arco di quindici anni ha più che triplicato il numero di passeggeri, arrivati a oltre 2 milioni e 180mila nel 2013, mentre a Reggio non va oltre il dato dei 500mila passeggeri annui.
Bisogna avere l’onestà di riconoscere che questo scalo, così com’è, rappresenta solo un costo per la collettività, drena enormi risorse pubbliche e fornisce ai cittadini un servizio non degno di una città metropolitana.
Da oltre un anno e mezzo sosteniamo che l’unica strada possibile sia la privatizzazione. Ma l’azienda, oggi, non può trovare nessun acquirente interessato a rilevarla.
Innanzitutto, osserviamo che il mancato tempestivo adempimento delle obbligazioni da parte degli enti che fanno parte della società, in primis la Regione Calabria e la Provincia regionale di Messina, hanno causato un’esposizione finanziaria che, protratta nel tempo, rischia di diventare strutturale. Ciò determina, tra le conseguenze più gravi, un pesante squilibrio economico e l’impossibilità di una programmazione industriale fondata su una concessione di lungo periodo da parte dell’Enac, indispensabile per qualsiasi ipotesi di sviluppo del business aeroportuale. In queste condizioni, intravediamo concretamente il rischio che la Sogas si trasformi in un’altra Atam.
Oggi qualsiasi ipotesi di privatizzazione non può che partire da un’analisi accurata dei bilanci e da un radicale e necessariamente doloroso piano di ristrutturazione e razionalizzazione dei costi.
Solo l’avvio di una “due diligence” e, sulla base di quest’ultima, la redazione di un serio piano industriale potranno consentire di ipotizzare nel tempo la privatizzazione della società, con l’ingresso di nuovi capitali e di soci che siano specializzati nella gestione di aeroporti.
Al tempo stesso, questi sono i presupposti per poter attirare l'attenzione dell’imprenditoria reggina interessata ad avere un aeroporto che funzioni e a partecipare a una società che sia amministrata da un management competente e affidabile.
Gli Industriali di Reggio Calabria, che assolvono quotidianamente un ruolo di responsabile classe dirigente della città metropolitana, in campo economico e socio-politico, sono pronti a essere protagonisti anche di questa sfida. Chiediamo agli attuali vertici della Sogas e agli enti pubblici che li esprimono di dire con chiarezza se esiste un interesse vero, non di facciata, alla privatizzazione della società e di spiegare quali serie iniziative intendano intraprendere per far sì che il tessuto produttivo della città sia messo nelle condizioni di partecipare a un’amministrazione sana del “Tito Minniti”.

Ufficio Stampa Confindustria Reggio Calabria
g.l./Labecom
Reggio Calabria, 14 aprile 2014

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