lunedì 3 marzo 2014

Fondi UE, il consigliere regionale Naccari Carlizzi e l'economista Marino contestano Perotti: "Grave l'idea di sottrarli al Sud"


L’esponente  del Partito Democratico e il docente di politica economica dell'Università Mediterranea rispondono al professore della Bocconi che, su Il Sole 24 Ore, aveva ipotizzato di sacrificare i finanziamenti europei a favore di una riduzione del cuneo fiscale: "Proposta antimeridionale".

La proposta drastica del Prof. Perotti sui fondi strutturali, pubblicata sul Sole24ore del 27 febbraio, desta parecchie perplessità nonostante l’autorevolezza dell’autore. Non si può, in primo luogo, non notare una sottile venatura antimeridionale che permea tutto l’intervento. Sembrerebbe di capire che in alcune regioni, in particolare la Campania, ma il riferimento è ovviamente implicitamente esteso alle altre, gli interventi finanziati dai fondi strutturali altro non siano che un esempio di malaffare che permette a un sottobosco di migliaia di persone di campare sfruttando queste risorse.  Questa visione è una caricatura e pertanto non è assolutamente giustificata. Fenomeni di cattivo utilizzo dei Fondi Strutturali sicuramente non mancano in Italia, ma questo non è purtroppo solo un fatto che riguarda le Regioni del Sud. Basta leggere l’ultimo documento sulle frodi della Commissione Europea per vedere che la truffa comunitaria, non è, come qualcuno può ingenuamente credere, un vizio italico, constatando che l’Italia, quanto a numero di frodi, è in buona compagnia con la Spagna, la Grecia e (udite, udite!) con la Germania. Per ammontare di complessivo di frodi il primato in Europa, poi, appartiene al Belgio.
Il Prof. Perotti, ed è questa la proposta drastica, sostiene che sarebbe meglio rinunciare ai fondi strutturali e impiegare le risorse per ridurre il  cuneo fiscale. Anche in questo caso non si può non dissentire da questa opinione. Non perché non sia di importanza capitale ridurre il cuneo fiscale, ma perché le finalità dei fondi strutturali sono diverse e perché alla fine le risorse per la riduzione del cuneo fiscale si possono reperire da altre parti.
L’Italia oggi, come giustamente detto dal prof. Perotti, è un sovventore netto, ossia versa all’Unione Europea più di quanto riceve. Per più di un ventennio però l’Italia è stata un beneficiario netto, ha cioè ricevuto più di quanto ha versato. Questo cambiamento di posizione è si dovuto al fatto che l’allargamento ad Est ha ridotto i trasferimenti verso l’Italia, ma è anche dovuto al fatto che alcune regioni che prima erano classificate in ritardo di sviluppo, a seguito degli interventi finanziati con i fondi strutturali, hanno migliorato considerevolmente la loro posizione uscendo dalla situazione di ritardo di sviluppo. E’ il caso dell’Abruzzo, del Molise, della Basilicata e della Sardegna che sono uscite dall’Obiettivo Convergenza, dimostrando che almeno nel 50% dei casi i programmi finanziati con i Fondi Strutturali hanno avuto degli effetti tangibili.
Certo sul versante dell’efficienza della spesa, soprattutto nelle quattro regioni rimaste nell’obiettivo Convergenza, (Calabria, Campania, Sicilia e Puglia) molto si può e si deve fare. Un fondamentale intervento è sicuramente quello di rendere le Autorità di Gestione, che sono le strutture che dovrebbero vigilare sulla corretta attuazione dei programmi, degli organismi veramente indipendenti, togliendo alla politica locale il potere di nomina dei componenti e rafforzandone i poteri di vigilanza. 
Il problema non è tanto quello di ricercare “magari un trattamento di favore per le cinque regioni” ma di affrontare il problema del sottoutilizzo di un terzo del Paese nell’interesse della competitività della nostra economia e dell’unità economica della Repubblica. In questo senso, l’attenzione andrebbe rivolta invece a ridurre la sistematica derubricazione delle spese in conto capitale in spesa corrente e, come opportunamente sottolinea Alessandro Laterza, affrontando la questione del patto di stabilità nazionale che impedisce di raggiungere adeguati target di spesa comunitaria alle regioni del sud.
L’obiettivo dei Fondi Strutturali non è poi quello di supporto alle politiche nazionali, bensì quello di correggere i differenziali di sviluppo e i differenziali infrastrutturali fra le regioni, differenziali che in Italia sono molto forti. Usarli per abbattere il cuneo fiscale equivarrebbe ad un intervento contro natura che li allontana da quella che è la loro mission principale e che si risolverebbe in una politica di direzione esattamente opposta alla convergenza. Senza questi fondi, infatti, i divari di sviluppo regionale e i divari infrastrutturali, in una fase di recessione profonda come quella che stiamo attraversando, non potrebbero che ampliarsi, acuendo quella Questione Meridionale su cui tanto si è scritto negli ultimi decenni.
Ciò non significa che la riduzione del cuneo fiscale non sia importante, anzi è sicuramente uno degli obiettivi che deve porsi il Governo Renzi. Ma il finanziamento di questa misura presuppone un successo di quella nuova politica propugnata dal presidente Renzi e in un’effettività della Spending Review. 
Ricordiamo che in Italia l’economia sommersa e l’evasione fiscale vale, secondo stime realistiche, circa 300 miliardi di euro e che Equitalia ha un tesoretto potenziale di 550 miliardi di euro di riscossioni da esigere. Trovare 5 o 10 miliardi di euro per finanziare la riduzione del cuneo fiscale agendo sulla lotta all’evasione o modernizzando e rendendo efficiente il sistema di riscossione potrebbe essere molto più semplice ed efficace.  Si potrebbe riflettere a favore delle imprese anche del problema legalità, giustizia e sicurezza nel Mezzogiorno non garantite adeguatamente come beni pubblici dallo Stato, ma questa è un’altra storia.

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